“Siamo bravissimi. Da zero siamo arrivati all’8% alle ultime politiche”. Appunto: un fallimento
Ieri sera Carletto Calenda stava ospite da Vespa per i 5 minuti simil –biagiani che accompagnano ormai ogni sera l’ambito spazio post TG1. Il tema era: varie ed eventuali.
Il look di quello che hanno chiamato il Churchill dei Parioli stranamente sobrio e pulito. I tatuaggiacci da brigata Wagner sapientemente nascosti, la barba rifatta all’uopo, i capelli mesciati e nessuna traccia di ridicole corone imperiali dorate, niente irritazioni brufolose sottocutanee, sembrava quasi una persona normale, forse anche dimagrito e perfettino. Solo che poi ha parlato. E quando Calenda parla la Natura si ribella.
Sorgono improvvisi e potenti venti di maestrale e lo studio è stato inondato da un vento freddo. La Natura si prepara, come può, a resistere al Calenda – pensiero che ne scuote i precordi più intimi e la rovescia impudicamente tutta in un mare di stelle. Inizia con una auto – esaltazione in realtà ingenuotta: dice: “io sono il leader del Terzo Polo perché Renzi ha fatto un passo indietro”. E si mette di profilo in attesa dell’effetto sorpresa che non c’è. E ci credo che Renzi ha fatto un passo indietro perché mica è scemo e al massacro lo manda da solo, un po’ come fece la volpe Tabacci con l’ingenuo Di Maio non mettendogli il nome nel simbolo.
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Vespa, si eccita di fronte all’Imperatore senza corona, smuove i turbinati e chiede: “e quando, quando?” Calenda sciacqua l’occhione alla Alberto Sordi, lo squadra e dice: “presto, presto…. a giugno”. Si riferisce all’unificazione ufficiale di Azione e Italia Viva nel Terzo Pol(l)o. E poi arriva lei, l’Alta Politica, a cui il nipote pinocchietto di Comencini pensa di dare del tu. E parte il primo ballon d’essai: “la Schlein e la Meloni sono uguali”, sentenzia Calenda che si atteggia vezzoso alle pose confermative del Duce, come da documentari Luce. Vespa, annaspa, incespica e volteggia mentre la Natura nuovamente reagisce con un vento freddo telauladiano niente male.

La vignetta del saggio Yogananda per Affaritaliani.it
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“Come sono uguali?”. Si domanda il casalingo (per par condicio) di Voghera mentre rassetta la cucina e la moglie fuma un sigaro sul divano. “Ma sì”, -insiste l’Imperatore Commodo- “Dicono le stesse cose, so’ du aspetti della stessa medaja”. Forse voleva dire “medaglione”, data l’ora e la fame.
Di nuovo la folata di gelido vento reatino pervade via Teulada e si inerpica nel mitico Studio 5. Nulla è più lontano delle due femmine alfa attuali dominatrici dell’Italia ma per Commodo sono uguali. Vabbè. Vespa, sorride bronzeo di circostanza e annaspa sperando che quei 5 minuti lunghissimi finiscano e maledice quando l’ha invitato. Ma Commodo insiste: “siamo bravissimi. Da zero siamo arrivati all’8% alle ultime politiche”. Appunto: un fallimento. Lui stesso aveva detto che sotto il 10 andava a vendere la porchetta ad Ariccia, ma ora non ne fa menzione.
E poi ancora il Commodo dei Parioli si fa serio e scruta il futuro: “per fortuna ci saremo noi che siamo aperti alle cose buone di tutti. Se c’è una cosa intelligente di sinistra la sosteniamo se è di destra pure”. Insomma, una rivisitazione dell’antico detto romano: Franza o Spagna basta che se magna. Declinazione popolare di Terzo Polo appunto. I cinque minuti sono fortunatamente trascorsi. Vespa annaspa e gioisce mentre Calenda fa occhioni e non schioda dalla telecamera e l’impalla vanamente gomitato dallo spossato abruzzese.
