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Politica
Caso Palamara. La lunga mano dei magistrati sulla Riforma che vuole Bonafede

Gaetano Pecorella, avvocato di fama che ha attraversato la recente storia italiana, ex presidente dell'Unione delle Camere Penali Italiane, ex presidente della commissione giustizia alla Camera e della commissione parlamentare d'Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite, una lunga carriera da parlamentare ma soprattutto come avvocato difensore, dal Movimento studentesco a Silvio Berlusconi. 

Riforma della giustizia e della magistratura. Cosa pensa del progetto del ministro Bonafede?

“E’ da bocciare al 100%”

 

Non c'è neanche più la distinzione tra pm e giudici ma una sovrapposizione dei due ruoli con maggiore potere al Csm e inevitabilmente alle correnti in magistratura...

“La mia idea è che questa riforma sia stata preparata da vari magistrati che stanno al ministero con lui. Mi sembra si siano fatti una proposta a loro immagine e somiglianza, a loro uso specifico, come hanno sempre fatto. Ma o c'è un ministro competente che conosce la materia e non è incerto e debole e che sa resistere come al tempo fece Martelli, che poi ci cadde anche lui perché fece leggi che aiutarono i magistrati a inquisirlo, oppure il risultato è questo che vediamo. L'idea dovrebbe essere che il ministro dica ‘il ministro sono io e non i miei funzionari’. Qui invece è evidentissimo che ci troviamo di fronte ad una legge preparata a tavolino dai funzionari”.

 

Anche a fronte delle rivelazioni del caso Palamara quali sono le questioni che vede?

“Il primo problema è l’obbligatorietà dell'azione penale. Noi abbiamo delle anomalie particolarissime nel nostro sistema giudiziario. La prima è che l’azione penale è obbligatoria ma di fatto non lo è. Diventa così schermo dietro il quale si può nascondere qualsiasi scelta dicendo ‘ma io dovevo esercitare l'azione penale e l'ho esercitata’. L’altra anomalia è che abbiamo proprio un problema di sistema, di organizzazione. Da un lato c'è una politica di governo che tende per esempio a privilegiare la tutela di certi beni e certi interessi, di governo e del Parlamento. Dall'altra parte c'è una politica della magistratura che fa le scelte che vuole, su quali siano i beni prioritari da tutelare. C’è un problema di raccordo tra politica e magistratura ma questo ci dovrebbe essere, come in tutti i Paesi. Certamente la politica della magistratura non deve farla un organo centrale dei magistrati perché a questo punto diventa ancora più un organo politico che, non eletto da nessuno, fa politica nel Paese. In questo modo sarebbe il Csm a scegliere la politica giudiziaria e quindi a condizionare tutti i magistrati, privandoli anche della libertà di scelta”.

 

Sta parlando di un bilanciamento del potere dei magistrati?

“Ci vuole perché altrimenti abbiamo due poteri che si possono, come è successo, scontrare. Nel senso che un potere va in una direzione e l’altro in un altra. O il Parlamento ha il potere di stabilire come si governa un Paese, quali sono i beni primari, come devono essere fatti gli investimenti su questi beni primari oppure diciamo che facciamo il diritto libero, con i magistrati che scelgono loro su quali reati procedere, quali sono i reati che esistono, ovviamente sto parlando per paradossi ma è così. Deve esistere un’organizzazione generale che indichi che attività svolge la magistratura. Certo non lo deve decidere il Csm perché a questo punto il Csm finirebbe per poter scegliere i magistrati vicini a chi comanda nel Csm, distinguere così i buoni da quelli cattivi, quelli che possono andare avanti dagli altri”.

 

Che ci dice sugli scambi di favori tra poteri dentro la magistratura che poi vanno a condizionare le scelte nei processi e i ruoli?

“Appunto... questo è il problema di un sistema per cui la magistratura viene accentrata come potere nel Csm. Se il Csm accentra in sé tutti i poteri in qualche misura ha la possibilità di incidere su tutti i magistrati che agiscono sul territorio”.

 

Più si concentra il potere e più è discrezionale e pericoloso? Nella riforma Bonafede è previsto che il Csm possa esercitare la supervisione e il controllo sugli uffici delle procure, sulle inchieste territoriali, andando a incidere sui criteri di assegnazione dei procedimenti giudiziari e sulle priorità nella trattazione degli affari...

“E’ da bocciare al 100%. Manca un bilanciamento. A questo punto il Csm, soprattutto se prevale il sistema attuale, fa sì che comandino le correnti. In questo modo la corrente che vince diventa padrona della magistratura. Ed è una follia. Però è una lucida follia studiata da chi ne trarrebbe un vantaggio. Sono gli stessi magistrati che domani torneranno in magistratura. Secondo la riforma i magistrati che vanno a lavorare al ministero possono poi tornare in magistratura? Da quello che ho capito si...”

 

Con la riforma Bonafede dopo 2 anni possono tornare a svolgere ruoli di vertice nella magistratura...

“Questo è un fatto gravissimo perché la politica, quella vera la fa il segretario, la segreteria, la burocrazia. Sono stato in parlamento 17 anni e le posso assicurare che il singolo parlamentare non fa la politica. Dal punto di vista del potere bisogna sapere che il potere si concentra nei ministeri, non nelle aule del Parlamento”.

 

Ci ha parlato di raccordo tra politica e magistratura. Ma in questo caso non c'è il pericolo opposto? Che sia la politica, mettiamo il Parlamento o l'esecutivo, a decidere le attività?

“Non dovrà farlo l'esecutivo. In questo caso dovrebbero esserci delle linee di indirizzo che  il Parlamento dà per ogni anno giudiziario. Come oggi ci sono le linee di indirizzo date dai discorsi dei procuratori generali, i quali alla fin fine danno l’indirizzo non solo ai propri subordinati ma a tutta la magistratura, così dovrebbe fare il parlamento. L'idea è che ci debba essere comunque un raccordo, che può essere una legge annuale o ogni cinque anni che fa il Parlamento indicando quali sono i beni primari che vanno tutelati. Quindi quali devono essere gli investimenti in relazione a questi beni. Da questo può nascere un collegamento tra politica e magistratura. Si creerebbe così un sistema per cui la magistratura non fa quello che vuole al di fuori di qualsiasi tipo di responsabilità. Perché se lei vede, in Inghilterra il procuratore viene nominato dal re, negli Stati Uniti è un sistema elettivo, eccetera”.

 

E cosa pensa della proposta Salvini-Bongiorno, della Lega, di riforma della giustizia? (il progetto è leggibile qui)

“Riprende molti motivi delle tendenze liberali che mi convincono. Però andrebbe tutta trasformata da bando politico in testi di legge, per capire bene cosa si vuole fare. Direi che contiene una serie di punti fermi ribaditi dall'Unione delle Camere Penali: la divisione della magistratura, all'interno del Csm, tra pm e giudici; la differenziazione tra i componenti delle sezioni disciplinari e quelli che devono votare i posti direttivi. I difetti che vedo in questa proposta è che anche se molto gradevole indica poche soluzioni concrete, cioè su come procedere. Ad esempio la proposta di un'elezione in due tempi, l’estrazione a sorte e in una seconda fase le elezioni, anche quella non è adeguatamente precisa. Che vuol dire? Estrazione a sorte tra tutti i magistrati? Oppure estrazione a sorte dalle liste? Poi l’estrazione a sorte è un grandissimo rischio. È un po' come avere a sorte il medico da cui ci si fa curare. Sono più o meno proposte condivisibili sotto il profilo ideologico per quello a cui aspirano, diciamo così, ma non sono un testo di legge delega”.

 

Ci vogliono delle gambe tecniche?

“Ciascuno dei punti chiederebbe delle proposte di legge specifiche, una proposta di legge organica dove però vi siano tutti i passaggi necessari per stabilire il punto fondamentale. Quando è venuta fuori la proposta della composizione del Csm per estrazione a sorte vi furono tantissime critiche. Proprio basate sul fatto che è vero che questa soluzione può far venir meno il rapporto tra gli eletti e gli elettori anche se c'è la seconda fase di elezione. Però potremmo avere un Consiglio superiore della magistratura che è fatto da persone poco esperte o anche poco ‘raccomandabili’. Prenderli a caso in un certo numero mi pare proprio un grossissimo rischio. Probabilmente ci devono essere delle forme elettorali un po' diverse tipo la lista unica o strumenti simili. Ma è inevitabile che dove c'è il potere ci sono le contrapposizioni e quindi illudersi che ci sia un sistema in cui il Csm non sia dominato dalle correnti è un un po' un’illusione. Bisognerebbe trovare un meccanismo piuttosto per il controllo più stretto dei rapporti tra le correnti e gli eletti al fine di evitarli”.

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