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Caso Russia, Ciriani: “Copasir a FdI per legge, non per gentile concessione”

Il senatore FdI parla con Affari e lancia un appello ai partiti: “Si trovi una soluzione. Bizzarro che il Comitato sia fermo mentre in Italia si aggirano spie”

Caso Russia, Ciriani: “Copasir a FdI per legge, non per gentile concessione”
luca ciriani
Il senatore FdI parla con Affari e lancia un appello ai partiti: “Si trovi una soluzione. Bizzarro che il Comitato sia fermo mentre in Italia si aggirano spie”

Alta tensione tra Italia e Russia. Il nuovo spy-gate, dopo lo scambio di informazioni e la vendita di documenti della Nato da parte di un militare della Marina Walter Biot a un ufficiale russo, riporta al centro dell’attenzione lo stallo del Copasir, fermo da oltre due mesi. Con la Lega che, pur essendo ormai forza di maggioranza, non molla la presidenza. E con Fratelli d’Italia che, da unico partito di opposizione, ne rivendica la guida.

Affaritaliani.it ne ha parlato proprio con il presidente dei senatori di FdI, Luca Ciriani. Intervistato dal nostro giornale, il senatore ha subito messo in chiaro: “Lo stallo non discende certo da una questione di poltrone. E’ la legge che ne blocca l’attività perché il legislatore ha previsto che la guida di questo comitato così importante per la tutela della sicurezza italiana fosse assegnato alla minoranza”.

Ma Ciriani affida ad Affari anche un appello che lancia a tutte le forze politiche: “Questa vicenda di spionaggio dovrebbe imporre a tutti una riflessione e indurre a cercare una rapida via d’uscita. Mentre in Italia si aggirano spie, trovo davvero bizzarro che il Copasir non possa riunirsi. A maggior ragione, gli ultimi fatti dimostrano come il Comitato sia strategico e, quindi, quanto sia importante che con responsabilità e serietà possa riprendere la propria attività. Al solo scopo di mettere in sicurezza il nostro Paese. Ecco perché dico a chi può sciogliere questo nodo, ai presidenti delle Camere ma pure a tutte le forze politiche, di agire in fretta”.

Presidente, partiamo proprio dalla cronaca, un nuovo episodio da Guerra Fredda. L’Italia è diventata una preda facile dello spionaggio internazionale?
Siamo molto preoccupati. Non a caso abbiamo chiesto ai ministri competenti, in particolare al ministro degli Esteri e a quello della Difesa, di venire a riferire sia alla Camera che al Senato. Vogliamo capire, infatti, se dietro questi episodi ci sia un attacco da parte di potenze straniere agli interessi italiani. Che sono interessi di carattere non solo militare ma anche industriale.

Lei che idea si è fatto?
Dico solo che alcuni attacchi sono evidenti. Non a caso con il ricorso al Golden power cerchiamo di mettere al riparo gli interessi italiani. Ma altri sono meno trasparenti e su questi è assolutamente necessario alzare il livello di attenzione. Noi dobbiamo avere un solo interesse e cioè che la nostra intelligence i nostri servizi, ma anche l’intero sistema Paese siano nelle condizioni di poter competere, mettendoci al riparo da chi agisce in maniera scorretta e sotterranea.

Intanto, però, il Copasir è bloccato da mesi. E ai dossier ancora sul tavolo ora si aggiunge pure la vicenda dello scambio di informazioni sensibili tra un ufficiale della Marina militare italiana e il suo omologo russo.
Mettiamo subito in chiaro che lo stallo non è assolutamente nato da un problema di poltrone. Almeno, per quanto riguarda Fratelli d’Italia. Se fossimo stati alla ricerca di posti, infatti, avremmo partecipato al governo di unità nazionale, come tra l’altro ci era stato chiesto. E avremmo avuto ministri, sottosegretari e presidenze di commissione. E’ la legge infatti che blocca il lavoro del comitato.
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Si spieghi.
E’ molto semplice: la legge prevede che il Copasir venga assegnato all’opposizione. E’ stata concepita così dal legislatore proprio in virtù del principio del check and balance, di quei pesi e contrappesi che è giusto ristabilire. E’ giusto che l’attività di questo governo si collochi in una normale dialettica maggioranza-opposizione. Ecco perché rivolgo un appello a chi può sciogliere questo nodo affinché lo faccia in fretta.

A chi si rivolge?
Ai presidenti delle Camere, ma anche a tutti i partiti. Se il legislatore ha previsto che il Copasir sia assegnato all’opposizione c’è un motivo serio. Non è certo perché la minoranza ne faccia un uso politico. E’ una questione di garanzia degli interessi di tutti. In sintesi: non spetta a Fratelli d’Italia per gentile concessione.

Il suo partito ha scritto già ai presidenti di Camera e Senato. Meloni ha incontrato anche Enrico Letta. Avete ricevuto una sponda dal Pd?
Non ero presente all’incontro. Quello che posso dedurre è che dal segretario del Pd sia emersa disponibilità a ragionare. E già questo è un buon segnale. L’incontro in sé, poi, è importante perché prova come Fratelli d’Italia sia una forza di minoranza che però vuole continuare a discutere anche con chi governa. A dimostrazione che si può stare all’opposizione, dando un contributo positivo alla vita del Paese. Non serve essere al governo per farlo.

Tornando al Copasir. La Lega si fa scudo con il precedente di D’Alema che rimase alla guida del Comitato pur facendo parte di una maggioranza di governo. Lei che ne pensa?
E’ un precedente che non regge. C’era un governo tecnico e ci fu un accordo politico su D’Alema. Tra l’altro, la legislatura stava finendo. Qui le condizioni sono completamente diverse. Come abbiamo spiegato ai presidenti delle Camere. E come hanno evidenziato illustri costituzionalisti che all’unanimità si sono espressi sulla correttezza della nostra posizione. Ancora non ho sentito nessun esperto dire il contrario.

I rapporti tra Italia e Mosca si fanno tesi. Ha fatto bene Di Maio a notificare l’espulsione dei due funzionari russi coinvolti nello spy-gate?
Di fronte a casi eclatanti è un atto quasi automatico. Comunque sia, credo che di Maio abbia fatto bene. E’ una dimostrazione di difesa della sovranità italiana. 

Rimaniamo nel campo delle relazioni con paesi esteri e parliamo dei viaggi di Matteo Renzi. Il leader di Iv è nel board di una fondazione araba ma è anche un senatore della Repubblica. Il Senato tace su questo?
La questione è complicata. Se Renzi va a vedere un gran premio, non mi interessa. A patto che non abbia violato norme su quarantene e tamponi. Ad essere delicato e inopportuno è il fatto che faccia finta di non comprendere perché diventi interlocutore di un leader di un paese straniero. Mi spiego.

Prego.
Se ciò accade è solo perché Renzi è stato presidente del Consiglio, è attualmente capo di una forza politica che esprime ministri nel governo ed è un senatore. Tutte queste cose insieme dovrebbero indurlo a non farsi portavoce – per soldi o per convinzione – di istanze che nulla hanno a che fare con gli interessi del Paese. Lo può fare un cittadino privato che non ha più incarichi, ma non lui. Ci sono una serie di controindicazioni, contraddizioni e inopportunità evidenti a tutti, compreso lo stesso Renzi. Che è intelligente. Ma siccome a sua presunzione è superiore alla sua intelligenza non si ferma.

Il Senato, però, non ha mosso un dito. Della serie: chi tace acconsente?
Il Senato non può censurarlo, la censura è tutta politica. Secondo me devono intervenire i suoi colleghi di maggioranza. E spiegare anche come fanno a coesistere la linea politica del governo e quella parallela che Renzi adotta come senatore e leader del suo partito.