Caso Colombia, Nicola Fratoianni (Si): “Difficile immaginare la permanenza dei vertici di Leonardo e Fincantieri se venisse accertata la trattativa parallela. Il Governo? Non ne uscirebbe bene. Ci sarebbe quanto meno un problema di omissione di controllo”
Vuole vederci chiaro e si aspetta risposte altrettanto nette. Per questo motivo, il deputato Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, ha depositato un’interrogazione parlamentare ai ministri della Difesa e dell’Economia, Lorenzo Guerini e Daniele Franco. Perché, dice ad Affaritaliani, “in una fase così delicata dello scenario internazionale non possono esserci ombre sull’operato delle industrie italiane delle armi e della difesa e né ambiguità sulle competenze e sui ruoli interni ed esterni all’azienda”.
La questione ruota attorno alla notizia diffusa da diversi media di una trattativa per la compravendita, poi non realizzata, di aerei e navi da guerra tra le aziende italiane Leonardo e Fincantieri e il governo della Colombia, nella quale, riporta l’interrogazione, “avrebbero avuto un ruolo da intermediario, insieme ad altri, lo studio legale americano Robert Allen Law, nonché Massimo D’Alema”. Nel testo si legge inoltre che “sia Fincantieri che Leonardo hanno dichiarato di non aver affidato alcun incarico di brokeraggio alle persone coinvolte in questa vicenda”. Intanto, come scrive oggi Repubblica, è stato avviato un audit interno in Leonardo, la società che aveva in piedi una trattativa ufficiale di vendita. L’inchiesta punta a fare chiarezza sulla trattativa parallela. Il caso, riporta sempre il quotidiano di Largo Fochetti, si sta rivelando un terremoto per i vertici delle due aziende di Stato italiane, Leonardo e Fincantieri (da un lato c’è l’amministratore delegato, Alessandro Profumo e dall’altro il manager della società delle navi, Giuseppe Giordo).
Ma la vicenda, come detto, adesso si sposta anche in Parlamento. “Vogliamo sapere – spiega Fratoianni – quali iniziative intenda assumere il Governo nei confronti delle aziende Leonardo e Fincantieri al fine di appurare se le stesse stessero realmente conducendo trattative con il governo colombiano per la vendita di assetti da guerra, se avessero informato e richiesto assistenza ai livelli istituzionali competenti. Ma anche quale sia l’effettivo ruolo dei mediatori italiani in questa vicenda e se tra gli interlocutori colombiani figurassero davvero personaggi come Edgar Ignacio Fierro Flores, noto come ‘Don Antonio’”.
Una trattativa a doppio binario: se fosse così, i vertici di Leonardo e Fincantieri dovrebbero saltare?
Mi pare che sia difficile immaginare la permanenza di vertici che prendono parte a una trattativa parallela e che non passa dai canali ufficiali, quelli prescritti dalla legge. Sarebbe un fatto grave. Io chiedo che sia fatta chiarezza. Perché è questo il punto più rilevante della vicenda. Tutto il resto è questione di contorno.
In tal caso, il Governo comunque non ne uscirebbe bene. E’ così?
No. Perché qui il problema ha un doppio aspetto. Uno riguarda i vertici di due grandi aziende a nomina pubblica ed è una questione che attiene ai comportamenti. Il secondo riguarderebbe il Governo. Se fossero i confermati fatti che per ora emergono dalle ricostruzioni giornalistiche – ed è la ragione perché da parlamentare chiedo spiegazioni -, ci sarebbe quanto meno un problema di omissione di controllo o di inefficacia di controllo. Il mio obiettivo non è esprimere giudizi, ma appunto segnalare una questione.
Parliamo del ruolo di D’Alema. Che idea si è fatto in proposito?
Il suo ruolo non appare chiaro. Un privato cittadino che svolge una mediazione su una questione per altro così delicata richiederebbe qualche elemento di spiegazione ulteriore. Ciò vale per chiunque svolga funzioni di questo tipo. Se poi a svolgerle sono figure che hanno ricoperto nel Paese ruoli di primissimo piano, naturalmente, la trasparenza è ancora più importante. Lungi da me, lo ripeto, voler esprimere giudizi. Mi interessa che si faccia luce sulla vicenda. Punto. Anche perché non stiamo parlando della vendita di qualche prodotto tipico del nostro agroalimentare, ma di quella di sistemi d’arma e di armi per un valore rilevantissimo.
*BRPAGE*
Sempre a proposito di armi, oggi ha votato contro il decreto Ucraina. Insieme a lei altri 24 deputati. Di cosa è sintomatico questo voto?
Di un Parlamento che oggi è segnato da una maggioranza trasversale che non ha precedenti nella storia della Repubblica e che, al netto della vicenda pandemica, mantiene questa trasversalità anche su altre questioni. Ma c’è un altro aspetto che traggo dal voto di oggi.
Quale?
Osservo che nel Parlamento della Repubblica c’è una maggioranza amplissima che, dal mio punto di vista, sta compiendo un errore drammatico. Oggi ho provato a dirlo in Aula, spiegando il mio voto contrario. Qui non si tratta di bollare chiunque abbia fatto scelte diverse dalle mie come un guerrafondaio cattivo – anche perché penso che per molti non sia stata una scelta facile -, non è questo il punto.
E qual è?
Quello che non vede la maggioranza del Parlamento è che di questo passo, a fronte di un protagonismo sul piano militare, anche nel linguaggio, rischia di scomparire il ruolo politico dell’Europa e, dunque, pure del nostro Paese. Io non ho visto una proposta dell’Ue per la pace. Ciò che dovrebbe preoccuparci è la sua fragilità. L’Europa, infatti, dovrebbe fare tutt’altro rispetto a quello che fa, dovrebbe essere un soggetto attivo, in grado di avanzare una proposta negoziale.
Anche ieri è stato tra i pochi che in Aula ha votato contro l’ordine del giorno sull’aumento delle spese militari fino al 2 per cento del Pil. Per il Pd non si tratta di riarmo ma di un passo verso la difesa comune. Che ne pensa di questa tesi?
E’ una tesi poco convincente. Quello che è successo ieri è molto grave: è stato approvato un ordine del giorno ed è stato uno dei pochissimi casi, nella memoria dei miei ultimi dieci anni di vita parlamentare, di un incremento di spesa a cui il Governo ha dato parere favorevole senza neanche le classiche locuzioni “valutare l’opportunità di” o “nell’ambito del quadro della finanza pubblica”. Quanto alla difesa europea, invece, la discussione è largamente arretrata anche perché un dibattito di questo tipo implicherebbe che ce ne sia almeno un altro sulla politica estera dell’Europa.
Morale della favola?
Il Parlamento ieri ha impegnato il Governo a un aumento di spesa pazzesco, oltre 10 miliardi di euro in più all’anno, allineando l’obiettivo di esborso sul Pil alle richieste che da anni vengono avanzate ai Paesi europei dalla Nato e in particolare dagli Stati Uniti dentro la Nato. Tutto ciò in un contesto come il nostro che ha tutt’altre priorità, dalla sanità alla scuola, passando per gli interventi in grado di mitigare l’impatto degli aumenti dell’energia sulle bollette. Io dico solo una cosa.
Prego.
Se qualcuno crede che oggi sia cruciale investire tante risorse sulla difesa temo che pensi a un mondo nel quale lo strumento militare e dunque la guerra tornino ad essere fattore quasi ordinario, se non di risoluzione, almeno di gestione delle crisi e delle controversie. Per me tutto questo è profondamente sbagliato.

