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Congresso Pd, il risiko premia Bonaccini. Regionali e voto disgiunto - INSIDE

Congresso Pd: lo scontro sull'ipotesi di rinvio

 

Bonaccini dice no, De Micheli dice si, Cuperlo dice forse, Schlein non dice nulla. Chiunque di loro vinca la corsa alla segreteria del Pd dovrà in primo luogo occuparsi di rimettere insieme le vari anime di un partito che definire “balcanizzato” è poco. Come se non bastassero gli schieramenti congressuali, ora nel Pd si litiga pure sull'ipotesi di spostare la data della consultazione popolare dal 19 al 26 febbraio, così da evitare la pericolosa sovrapposizione con le regionali nel Lazio e in Lombardia.

La cosa curiosa è che, mentre le posizioni dei candidati sono piuttosto chiare, quelle dei loro sostenitori sono completamente mescolate, per cui c'è chi, come Chiara Gribaudo, sta con Elly Schlein, ma conviene con Stefano Bonaccini sul fatto che, a questo punto, la data vada mantenuta. E l'elenco potrebbe continuare a lungo, ma nelle prossime ore arriverà la decisione ufficiale di Enrico Letta, che pare fermamente deciso a confermare il 19 febbraio, anche perchè la macchinosa operazione del congressuale si è messa in moto tre mesi fa. Cambiare in corsa sarebbe da un lato un'ammissione di debolezza e dall'altro richiederebbe un'elasticità di manovra che oggi il Pd non ha, appunto perché ancora sotto choc dopo il tracollo del 25 settembre e con i singoli dirigenti impegnati a progettare il futuro.

Congresso Pd: Bonaccini in testa, Schlein col jolly Majorino

Andiamo quindi al succo della vicenda, ovvero al “risiko” che sta delineando un quadro sempre più favorevole a Bonaccini. Da tempo il presidente dell'Emilia Romagna sta consolidando il consenso da parte di diverse correnti del partito e, secondo molti, a breve incasserà anche l'appoggio del capogruppo al Parlamento europeo Brando Benifei, che tuttavia ancora non si è espresso ufficialmente. Si fa quindi più complicata la sfida innovatrice di Schlein, nonostante appoggi illustri come quelli di Franceschini e Boccia. Quest'ultimo, oltretutto, è entrato in rotta di collisione con una parte del Pd campano, che in una lettera inviata a Letta chiede la sua destituzione dal ruolo di commissario regionale. Il motivo? La sua adesione alla mozione-Schlein che, secondo i firmatari, “lo pone al di fuori del perimetro di terzietà e di neutralità connaturato alla sua funzione di garante”. Ma chi sono gli anti-Boccia? Due ex parlamentari e sei consiglieri regionali, tra cui il capogruppo Mario Casillo e Franco Picarone, molto vicino a Vincenzo De Luca. E' un altro indizio del fatto che anche l'influente governatore sceglierà Bonaccini? Lo vedremo presto.

E' storicamente vicino alla Schlein un altro elemento di spicco come Pierfrancesco Majorino, che però non può occuparsi del congresso perché impegnato nell'epocale sfida delle regionali lombarde. Qualora centrasse l'obiettivo, potrebbe cambiare le sorti non solo congressuali, ma del Pd nel suo complesso. L'europarlamentare attacca duramente il Presidente Attilio Fontana, dopo la sentenza del Tribunale di Milano che ha escluso una truffa sui tamponi a danno di Aria (l'agenzia per gli acquisti della Regione) e, anzi, ha duramente criticato l'amministrazione lombarda. Se persino la vicepresidente uscente Letizia Moratti la considera una conferma del fatto che “Aria è inadeguata”, Majorino invita Fontana a “valutare seriamente se se la sente di affrontare la campagna elettorale. Non può di nuovo essere a capo della Regione”. Tuttavia, Fontana mantiene ancora un 5% di vantaggio nei sondaggi su Majorino e in casa Dem si pensa a un cambio di tattica. Sia nel Lazio (che appare ormai perso), sia in Lombardia (sfida aperta), appare evidente che per battere la destra bisognerebbe sommare i voti di centrosinistra e del terzo incomodo, che a Roma è Conte e a Milano è il duo Renzi/Calenda. Fallita l'operazione sul piano politico, si prova a convincere gli elettori sul voto disgiunto: la diffusione capillare dei sondaggi che fanno intravedere una speranza di vittoria potrebbe indurre gli elettori del Terzo Polo a votare la propria lista, ma nel contempo Majorino e non Moratti come presidente. Operazione più difficile nel Lazio, anche perché i grillini sono più identitari e il gap è maggiore, ma che potrebbe aumentare le possibilità di riaprire una partita difficilissima.

 

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