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Politica
Dl semplificazioni: Draghi si piega e Cingolani prende un altro schiaffo

Una notte di pressioni da Anci e dal Pd su Palazzo Chigi e sul Mef. E un ulteriore schiaffo al Mite e al suo titolare, Roberto Cingolani, sul Dl Semplificazioni, in particolare su una norma che riguardava il riciclo dei rifiuti prodotti dalle attività economiche 

Dopo la guerriglia dei giorni scorsi sul provvedimento nelle Commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera, è arrivato infatti un emendamento con paternità trasversale, da M5S a Fdi, da Italia Viva alla Lega, che ribadiva l'importanza del mercato nel recupero degli scarti, in linea con i principi delle direttive europee sull'economia circolare.

La modifica all’articolo 34 del Dl 77 avrebbe consentito, letteralmente, di considerare “i rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata” derivanti dall’attività prevalente delle imprese “urbani solo a fini statistici e nell’ambito di applicazione degli obiettivi di preparazione per il riutilizzo e per il riciclaggio nonché delle relative norme di calcolo”. In altre parole, limitare la definizione di “rifiuti urbani” a scopi statistici (per gli obiettivi di riciclo) significava favorire il mercato delle materie prime secondarie e scardinare il monopolio delle municipalizzate. Non a caso, la legge vigente è stata segnalata dall'Antitrust come discriminatoria nei confronti dei gestori privati.

Un emendamento, insomma, contro i piccoli monopoli di campanile, che aveva ricevuto, come accennato, il via libera di Cingolani, ma che a un certo punto, nottetempo, è stato stralciato dalla Commissione Bilancio di Montecitorio a seguito delle forti pressioni esercitate dall’asse Comuni-Partito democratico su Chigi e sul Mef, come racconta ad Affaritaliani una fonte vicina al dossier. Tanto forti che hanno piegato persino il premier Mario Draghi, mentre il veto finale è giunto addirittura dalla Ragioneria dello Stato, nonostante l’emendamento non comportasse oneri. Alla faccia, peraltro, dei sacri principi della libera concorrenza su cui la stessa Ue ci attende al varco per elargire la pioggia di miliardi del Recovery plan.

La delusione delle aziende di settore è cocente. Unirima, l’associazione che riunisce le imprese del riciclo della carta, ci è andata giù pesante. Il direttore generale, Francesco Sicilia, ha denunciato: “Lo stralcio dell’emendamento al Decreto Semplificazioni, volto a ribadire i principi della direttiva europea sull’economia circolare, sancisce la rinuncia definitiva dell’Italia a restare in una cornice europea dell’economia circolare” ed è “un durissimo colpo a migliaia di imprese che in Italia rappresentano il vero cuore” del comparto.

Per Cingolani, invece, è un altro smacco dopo l’imboscata targata M5S-Pd che aveva fatto passare la norma, con parere contrario del governo, secondo cui il Parlamento può mettere bocca circa l’elenco delle maxi-opere strategiche beneficiate dagli iter semplificati di approvazione e realizzazione. Successivamente, il Mite e l’esecutivo erano andati di nuovo sotto di fronte a un’altra modifica, stavolta della Lega, che costringe il dicastero della Transizione ecologica a mediare con le Regioni interessante in merito agli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico. Non a caso, il super-ministro tecnico ha dovuto smentire le ipotesi di dimissioni, tuttavia ha sibilato: “Se non sarò utile me ne andrò: è ovvio”.

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