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Politica
Draghi, il Recovery e il “jolly” della sua autorevolezza
 Comunicazioni del Presidente del Consiglio Draghi sul Recovery plan Lapresse

A proposito del Recovery Plan presentato da Draghi non sono i dettagli delle cifre a fare la differenza, perché la migliore garanzia della sua potenzialità è Mr Draghi stesso. Lasciamo ai quotidiani tifosi raccontare quello che torna comodo ai propri beniamini, qualcuno dirà che nulla è cambiato dopo Conte, qualcun altro che è cambiato tutto. La verità, come spesso succede, sta nel mezzo, ma in questa fase quel che conta non è la contabilità dettagliata delle cifre ma colui che le presenta. Formalmente il peso istituzionale di Conte era lo stesso di Draghi, ma è l’autorevolezza che Draghi può mettere in campo il fattore differenziante.

Le cifre nei Recovery di Conte e Draghi non differiscono di molto, i grandi capitoli di spesa erano e sono noti. E' cambiata, invece, l'enfasi data al contesto necessario a far fruttare ogni euro dei 190 miliardi disponibili da Bruxelles. Stiamo parlando delle riforme (giustizia, pubblica amministrazione, concorrenza, semplificazioni, ecc.) che nel Recovery targato Draghi occupano decine di pagine rispetto alla misera paginetta di Conte. Draghi conosce bene i gap dell'Italia rispetto ai maggiori paesi europei, come ha ricordato lui stesso il Pil italiano fra il 1999 e il 2019 è cresciuto del 7,9% rispetto al 30% della Germania e al 40% della Spagna; dato ancora più impietoso se rapportato alle ore lavorate, rapporto che, sempre fra il 1999 e il 2019, in Italia è cresciuto del 4,2% mentre in Francia di oltre il 20%. Quindi è evidente che per colmare il gap l’Italia necessità di riforme, altrimenti le risorse, ancora una volta, si disperderanno senza determinare una vera svolta in grado di rendere il nostro un paese competitivo e attrattivo. Anche per questo nell'approccio Draghi c'è un focus importante sulla governance che sarà il fattore abilitante del successo.

Siamo di fronte ad un'ultima chiamata, non la possiamo mancare. Draghi fino ad ora ha parlato poco, ha lasciato fare sui dossier già avviati (con qualche delusione, come nel caso Alitalia), ha cercato a fatica di smarcarsi dal gossip della politica stretta (concentra sui peanuts del coprifuoco alle 22 o alle 23), ha cercato di non entrare in conflitto palese con le bandiere degli azionisti della maggioranza di Governo, ma ora è sceso in campo tracciando la strada che vincola le classi politiche future. Ricordiamo che il Recovery, con ben 122 miliardi che arriveranno sotto forma di prestiti (quindi a debito per il beneficiario) sui 190 totali, si inserisce nel contesto degli scostamenti di bilancio incrementali che abbiamo registrato da inizio pandemia, pertanto, se non vogliamo morire schiacciati dai debiti dobbiamo aumentare fortemente la crescita per rendere sostenibile il debito stesso. E la crescita strutturale, non estemporanea e con nuovi posti di lavoro, senza riforme non arriva, si veda il declino italiano degli ultimi decenni.

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    mario draghirecovery
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