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Politica
Elezioni, Meloni più forte in Europa. Il G7 il primo banco di prova

Elezioni, Meloni sempre più forte in Europa 

C’è un dato che potrebbe emergere come indicativo di queste elezioni, che hanno certamente premiato il governo e la sua leader: Giorgia Meloni si conferma come forse la più autorevole leader di questa Europa, che deve riflettere sulla avanzata (in certi casi un trionfo, come in Francia) dei partiti di destra. Il suo risultato è ben al di sopra di quella asticella del 26%, indicato come soddisfacente alla vigilia, rimane largamente primo partito italiano, tenendo a debita distanza il Pd e soprattutto non cannibalizzando eccessivamente i suoi alleati. Il suo governo quindi rimane stabile e forte, e la sua leadership non può che essere rafforzato, visto la debacle di Macron e Scholz, che dovrebbero rappresentare quel famose asso franco tedesco, da sempre guida forte dell’Europa. Tutti e due, invece, escono malissimo dalle elezioni nei rispettivi paesi, e inevitabilmente sono ancora più indeboliti anche in Europa.

Il partito di Macron in Francia assiste ad un vero e proprio trionfo della rivale Le Pen che supera abbondantemente il 30%, doppiando il partito del presidente. Mentre in Germania la coalizione che

Viminale, altri 1.500 militari per la sicurezza del G7

Ulteriori 1.500 militari dell'operazione "Strade sicure" - in aggiunta aggiungersi ai 6.800 già operativi sul territorio nazionale - saranno impegnati fino al 18 giugno per garantire una cornice di massima sicurezza in occasione del vertice dei capi di Stato e di Governo del G7, in programma in Puglia dal 13 al 15 giugno. Lo ha deciso il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica presieduto al Viminale dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. La nuova aliquota verrà impiegata per il rafforzamento delle frontiere marittime, terrestri e aeroportuali dopo il ripristino, dal 5 giugno scorso, dei controlli nell'Area Schengen, e assicurerà anche, in collaborazione con le Forze dell'ordine, la vigilanza di siti e obiettivi sensibili nelle province di Bari e Brindisi.

sorregge un sempre più impalpabile cancelliere (il paragone con la Merkel è davvero imbarazzante) supera di poco il 31% dei consensi, con il partito del cancelliere che viene superato anche dall'estrema destra di Afd. Ma anche in Spagna pur tenendo, il partito socialista di Sanchez non brilla, perdendo qualche deputato rispetto al 2019. Il G7 alle porte a Borgo Egnazia non farà altro che evidenziare e rafforzare un protagonismo sempre maggiore della nostra premier, mai come ora al centro del potere europeo, altro che isolamento e cataclismi in politica estera, come vaticinato da qualcuno, in caso di vittoria del centrodestra alle politiche del 2022. L’asse franco tedesco che ha dominato per decenni questa Europa, sta ormai cedendo il passo e lo fa inevitabilmente a favore della premier italiana, che non potrà che rafforzare anche il ruolo del nostro paese, da sempre ritenuto come inaffidabile e poco credibile. Forse non tutti saranno d’accordo, ma anche in questo senso le promesse elettorali della leader di Fratelli d’Italia, di voler rafforzare il ruolo italiano in campo internazionale, sembrano ampiamente rispettate.

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Macron e Scholz sono i veri sconfitti di questa competizione, e Giorgia Meloni ne è di conseguenza la grande vincitrice, così come in Italia un anno e otto mesi fa, ora in Europa conferma la sua forza e può presentarsi al prossimo consiglio europeo tra quindici giorni in una indubbia posizione di forza, proprio nei confronti di Francia e Germania. Come ha ricordato la stessa Meloni nella notte elettorale al quartier generale del Parco dei Principi, “ il nostro è l’unico governo che esce rafforzato dal voto”. Molti giornali esteri nelle scorse settimane avevano preconizzato per la Meloni il ruolo di King maker della prossima commissione europea, e mai questa previsione, alla luce dei risultati usciti dalle urne, appare azzeccata o quantomeno assai verosimile che possa realizzarsi. E anche il tentativo di Macron di mettere in discussione questo ruolo centrale, proponendo Draghi alla guida della commissione, appare ormai poter naufragare così come la sua credibilità.

Certamente non sarà facile per la Meloni potere auspicare una maggioranza simile a quella italiana anche al parlamento europeo. Anche perché come ha giustamente fatto notare il copresidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini, "In Parlamento europeo le maggioranze sono liquide. Lo spostamento verso destra degli equilibri penso sia più facile formare maggioranze verso il centrodestra. La maggioranza Ursula non è mai esistita, è una leggenda metropolitana. Non è facile da far comprendere questa liquidità, ma è così.” Si vedrà forse è ancora troppo presto per parlare di maggioranze a Bruxelles, ma quello che appare certo è che, con questo voto, tutti anche in Europa dovranno fare i conti con Giorgia Meloni.

La delegazione di Fratelli d’Italia sarà probabilmente una delle più numerose, come forza politica singola, dell’intero emiciclo ( sopravanzata probabilmente solo dalla la Cdu tedesca e da Rn della Le Pen) e anche questo non potrà che giocare un ruolo importante e forse determinante, in occasione delle prossime sfide europee, che cominciano proprio dalle scelte di chi dovrà guidare per i prossimi cinque anni la commissione europea. Il voto europeo ci consegna una premier più forte in patria, ma soprattutto molto più forte in Europa, e questo al di là delle idee politiche, per il sistema paese non può che essere salutata come una gran bella notizia.






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