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Politica

Lo scontro elettorale in vista delle elezioni di domenica 31 maggio in sette Regioni e 512 Comuni è stato caratterizzato per quanto riguarda la comunicazione dei politici da un'ossessione mediatica, molto confusa e per questo paradossalmente debole. Come se tanto alla fine nulla conti. Il che è la prova della scarsa fiducia dei politici nell'intelligenza degli italiani. Ma del resto ciascun popolo si merita i politici che ha.
Chi governa deve rispondere a due domande: 1 - che cosa ho fatto; 2 - che cosa dovrò ancora fare. Chi è all'opposizione: che cosa io avrei fatto e che cosa farei.

I limiti di programmi e programmazione degli schieramenti politici sono amplificati dai limiti nella fattispecie forse maggiori delle relative strutture di comunicazione. Che dovrebbero avere capacità di chiarezza, persuasione nel senso positivo del termine, sintesi, visione.
 Vista la condiscendenza dei programmi televisivi e dei talk show a ospitare politici, era difficile chiedere alla pletora di comunicatori e uffici stampa: prepariamo regione per regione dei cartelli che spieghino in tre/cinque punti quanto è stato fatto in tema di lavoro, trasporti, sanità e via dicendo.
Lo stesso per i vari Alfano, Berlusconi, Fitto, Grillo, Meloni, Renzi, Salvini.

Le elezioni di domenica sarebbero un test per il Governo.  Chi è in grado di elencare in modo chiaro che cosa ha fatto l'attuale maggioranza circa politica estera, giustizia, lavoro, pubblica amministrazione, riforme istituzionali? Dall'altra parte chi è in grado di elencare quanto fatto dalla maggioranza a suo tempo e per anni guidata da Silvio Berlusconi e con tutti i partiti che la sostenevano?
Nell'epoca della comunicazione, del marketing della politica, della programmazione neuro linguistica, ci si dimentica che energia, positività e ottimismo fini a se stessi sono un imbroglio se non supportati da contenuti. Un corso non basta per fare scaturire competenza, cultura, intelligenza, professionalità.
La politica dovrebbe essere la forma più alta dell'esistenza (e proprio per questo è evidente che il titolo di onorevole andrebbe abolito). Se è vero che il potere per sufficiente parte è fine a se stesso, gli italiani meriterebbero maggiori chiarezza, competenze, eccellenza, trasparenza da parte dei politici. Il sospetto è che gli italiani voteranno ancora una volta abbandonati a se stessi.


Ernesto Vergani
 

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