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Politica
Elezioni, sondaggi vietati. Chi è ottimista e chi pessimista: i sentiment

Elezioni, sondaggi vietati. Corsa al voto del 25 settembre


La pubblicazione dei sondaggi sulle elezioni politiche del prossimo 25 settembre è severamente vietata dalla legge, ma le forze politiche in campo continuano a sondare il terreno e a cercare di capire che umore tira tra i gli elettori a meno di due settimane dall'apertura delle urne.

Nel Movimento 5 Stelle continua a prevale l'ottimismo sulla possibilità di un recupero, soprattutto al Sud, rispetto ai valori di prima della crisi del governo Draghi e dello scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nell'entourage di Giuseppe Conte sono convinti che il posizionamento come partiti di sinistra, l'unico grande, e ambientalista stia pagando e possa continuare a pagare fino al 25 settembre. Restando nel campo del Centrosinistra si registra una certa preoccupazione nel Partito Democratico per la difficoltà della rimonta su Giorgia Meloni evocata quotidianamente da Enrico Letta e anche per la tonicità apparente dei 5 Stelle soprattutto al Sud. Il timore del Pd è anche quello di un risultato poco soddisfacente degli alleati, da Impegno Civico a Più Europa fino alla bicicletta Sinistra Italiana-Verdi.

Nel Centrodestra resta il grande ottimismo in Fratelli d'Italia sia per il possibile successo della coalizione sia per il fatto di essere nettamente il primo partito della coalizione e, quindi, portare in caso di vittoria Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. L'impressione in casa FdI è quella di superare la Lega anche in diverse zone del Nord Italia, e non solo al Centro-Sud. Matteo Salvini non si ferma un secondo e continua a girare l'Italia da Nord a Sud nella speranza della rimonta su FdI. Tra i leghisti c'è chi si dice abbastanza pessimista ("paghiamo la partecipazione al governo Draghi") e chi esprime ottimismo vedendo le piazze salviniane spesso piene ("Ci saranno sorprese il 26"). Cauto ottimismo in Forza Italia per poter giocare un ruolo di primo piano nell'eventuale, futuro, esecutivo di Centrodestra.

Nel terzo polo di Calenda e Renzi l'obiettivo, non facile da raggiungere, resta quello della doppia cifra ma soprattutto quello di impedire la vittoria del Centrodestra per poter far nascere un nuovo governo di larghe intese possibilmente guidato ancora da Mario Draghi. Cauto ottimismo sulla possibilità di raggiungere il 3% da parte di Italexit e Italia Sovrana e Popolare, un po' meno in Unione popolare.

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