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Politica
FdI: "No a Ursula von der Leyen". Parla Fidanza, l'uomo di Meloni in Ue
Carlo Fidanza e Giorgia Meloni

"Non vedo le condizioni per un voto a favore di Ursula, né di ECR né dei 24 eurodeputati di FdI"

 

Mentre Ursula Von der Leyen continua la sua caccia ai voti necessari per la sua riconferma, i Laburisti britannici colgono una storica vittoria e Viktor Orbán vola a Mosca a incontrare Vladimir Putin, i Conservatori europei di ECR hanno appena concluso una tre giorni di studio a Brucoli (SR) e, alla scadenza di ieri sera per la costituzione dei Gruppi parlamentari europei, si confermano al terzo posto dietro a Popolari e Socialisti. Un passaggio che Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles, sintetizza così intervistato da Affaritaliani.it: “Una conferma importante, che ci da ulteriore stimolo a proseguire la strada del rafforzamento dei conservatori”.

Con i polacchi del PiS, ma senza Orban che lunedì darà vita al nuovo gruppo dei Patrioti, che potrebbe anche superarvi nei numeri. Un problema in più per FdI? “Assolutamente no. Con Orbán abbiamo tante cose su cui la pensiamo allo stesso modo ma anche sensibilità diverse su alcuni temi, a partire dall’Ucraina. Non avrebbe avuto senso forzare. Quanto al PiS, alla fine la politica ha le sue regole ed era giusto rimanessero in ECR”.

Come incidono questi movimenti sul vostro atteggiamento verso Von der Leyen? “Ci sono due aspetti diversi. Giorgia Meloni negozierà il miglior ruolo possibile per il Commissario italiano. A livello di sostegno parlamentare, continuo a dire che al momento non vedo le condizioni per un voto a favore di Ursula, né di ECR né dei 24 eurodeputati di FdI. Non c’è una trattativa aperta, non c’è un documento programmatico, non è ancora chiaro cosa vorrà fare con i Verdi…”.

Potreste astenervi? “Dovendo raggiungere la maggioranza assoluta dei 720 eurodeputati, l’astensione equivale a un voto contro e non avrebbe particolare senso. Qualunque cosa sceglieremo di fare sarà alla luce del sole”. E le posizioni differenziate all’interno della maggioranza di governo, con Tajani schierato a favore di VdL e Salvini duramente contrario, non rischiano di indebolire la trattativa? “No, sono posizioni note e previste”.

Il giorno dopo le elezioni britanniche, con la sconfitta di Sunak, Meloni perde un alleato? “Il rapporto tra i due è stato davvero ottimo in questi anni. Purtroppo era una sconfitta più che annunciata, causata dagli errori e dalle difficoltà di questi anni. Il dato che emerge è che i Labour vincono ma senza aumentare i loro voti e che i Tories perdono voti verso l’astensione e verso la destra di Farage. Una lezione di cui tenere conto”.






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