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G7, Meloni giganteggia e rivendica i "risultati storici" ottenuti. Il commento
Giorgia Meloni

G7, Meloni giganteggia e rivendica i "risultati storici" ottenuti. Il commento

Era la più attesa chiaramente, non solo perché si presentava all’evento di Borgo Egnazia in qualità di padrona di casa, essendo l’Italia presidente di turno al G7, ma anche perché, dopo lo tsunami delle elezioni europee, è la leader che guida il governo forse più solido dell’intero continente. Ma proprio questo fatto avrebbe potuto essere paradossalmente un fattore di rischio, perché accresceva ancora di più la responsabilità e l’attesa della Presidente del Consiglio con gli occhi del mondo puntati addosso. Certo in questi mesi il premier con il suo attivismo in politica estera ha grandemente aumentato il suo standing e la sua autorevolezza a livello internazionale, ma il G7 poteva essere considerato come il vero banco di prova, una sorta di esame di maturità. Beh alla fine si può tranquillamente dire che l’esame è stato superato a pieni voti. La premier ha rivendicato  “risultati storici” per un G7 che certo non è passato quasi inosservato, come altri in passato.

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Ora se i risultati possano essere effettivamente definiti storici o meno, lo si potrà vedere nei prossimi mesi, ma certamente non si può negare che siano stati raggiunti risultati concreti, a dispetto delle attese delle vigilia e di quanti hanno cercato di rendere dura la vita alla padrona di casa. Come nel caso eclatante del presidente francese Macron, che ha provato a fare inserire nel documento finale il tema dell’aborto, sperando di mettere in difficolta proprio la Meloni. D’altra parte che i due non si siano mai troppo amati, non è certo solo una ricostruzione giornalistica. Una rapporto conflittuale, fin dall'inizio che nasce non solo da una profonda diversità di vedute e idee su molti punti, ma anche da una evidente distanza dal punto di vista caratteriale, che certo non aiuta. Se poi aggiungiamo il fatto che la capacità di Meloni in questi mesi di politica estera, ha certamente sovrastato la già assai appannata figura del presidente transalpino, ecco che il risultato è quello a cui si è assistito, in questi giorni a Borgo Egnazia. Il gelo con cui la Meloni, infatti, ha accolto il presidente francese alla cena di gala con il presidente Mattarella al Castello di Svevo a Brindisi, ne è stata una plastica ed eloquente dimostrazione pubblica. Ma anche i tentativi di un sempre più mesto e traballante e Macron, si sono scontrati con la fermezza della Meloni che, dopo aver apertamente accusato il francese di voler fare campagna elettorale al G7, ha ottenuto che il tema non fosse presente nel documento finale. Ma anche sul piano Mattei per l'Africa messo al centro dell’attenzione dei grandi, la Meloni può dire di avere ottenuto importanti risultati. Il G7 ha infatti avallato questo progetto che va nella direzione di sviluppare un continente che è il futuro dei prossimi decenni.

Biden ha poi elogiato la premier per il suo fiero sostegno all’Ucraina, e nel bilaterale hanno ribadito la necessità di aumentare gli sforzi per una pace in Medio Oriente, riconoscendo il ruolo centrale del nostro paese anche su questo fronte. Lo sblocco dei 50 miliardi per gli ucraini è forse il risultato più concreto ed importante raggiunto dal vertice. Ma come non ricordare poi la prima storica volta di un papa ad un consesso dei grandi del G7. Si tratta di un altro importante riconoscimento da parte del pontefice verso la presidente del consiglio, verso la quale ha sempre mostrato un atteggiamento assai benevolo ( non solo per l’attenzione ai temi cari alla chiesa su aborto e famiglia tradizionale), al suo ruolo e alla sua credibilità agli occhi del mondo. Ma è su altro tema immigrazione, altro tema molto sentita dalla premier cosi come da tutti i grandi della terra, ottiene dai grandi della Terra l’impegno a rafforzare l’impegno per il contrasto a quella irregolare. I sette infatti accolgono la proposta italiana e lanciano “la coalizione del G7 per prevenire e contrastare il traffico di migranti". Era un test importante e il rischio che, come spesso accade in questi consessi, si arrivasse al solito compromesso al ribasso senza che fossero toccati i tanti punti sul tavolo, era assai alto. Grande merito della premier è stata invece quella di approfittare della indubbia debolezza di quasi tutti i presenti all'evento, per differenti motivi, per imporre sostanzialmente la sua agenda.

E questo non potrà che non darle ulteriore forza nella complicatissima trattativa che si aprirà nei prossimi giorni per scegliere le cariche dei prossimi presidenti di commissione e consiglio europeo. Moltissimi giornali internazionali, prima del vertice, indicavano lei come la vera King maker della prossima commissione europea, e ancora più dopo questo vertice appare chiaro come se non Kingmaker certamente avrà un ruolo comunque centrale, soprattutto se le decisioni verranno prese dopo le elezioni francesi e il risultato delle legislative dovesse confermare quello delle europee. Difficile capire ora come evolverà la situazione e quale strada seguirà la Meloni, che sa di avere la grande occasione di poter essere quanto mai determinante nella direzione da dare alla nuova politica europea. Appoggiare la Von der Leyen appare allo stato attuale l’opzione più comoda e scontata, ma non è affatto escluso che possa sparigliare le carte, proponendo lei un nuovo nome che possa superare le tante diffidenze, anche all’interno dello stesso gruppo dei popolari europei, che aleggiano sulla riconferma della attuale presidente della commissione.

La data da circoletto rosso, è quella del 27 e 28 giugno prossimo, quando a Bruxelles ci sarà il primo Consiglio Europeo, che avrebbe dovuto appunto decidere sulle nomine, anche se adesso l’incognita del voto francese, potrebbe far slittare il tutto di qualche settimana. Intanto la Meloni si gode un altro successo internazionale, alla faccia di chi preconizzava per lei e per il nostro paese un isolazionismo internazionale e un peggioramento delle relazioni con i principali leader mondiali. Come spesso è accaduto in questi 18 mesi di governo, la ragazza della Garbatella ancora una volta, utilizzando una metafora sportiva, ha clamorosamente smentito i pronostici della vigilia.






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