Le carte vincenti della leader di FdI
Il piccolo anatroccolo, l’underdog che nessuno si aspettava può diventare un grande cigno bianco capace di giocare una partita di grande rilievo sullo scenario politico economico internazionale? In parole povere può Giorgia Meloni diventare la nuova Angela Merkel? Forse è azzardato il paragone.
Forse è un delitto di lesa maestà. Forse si e forse no, anche perché la memoria di molti è corta e nessun politico, a parte i membri della famiglia Kennedy, è nato giù predestinato, una specie di unto dal Signore. Un esempio sopra tutti è Silvio Berlusconi. La sua discesa in campo fu accompagnatori da cori unanimi nazionali ed internazionali che lo bollavano (quando i commenti erano benevoli) come un dilettante allo sbaraglio. E poi invece, nel tempo, l’uomo è stato sulla scena politica nazionale e internazionale, con alti e bassi, ma sempre da protagonista. E pur da magnate della stampa quante copertine contro ha dovuto leggere.
C’è da dire che il momento storico attuale potrebbe essere aperto all’arrivo di una nuova Merkel. Le poche donne influenti sul parterre mondiale sembrano, pur avendo tutte le carte a posto, non avere il “qualcosa in più”, il “quid” per essere veri leader. Stiamo parlando del potente capo della BCE, Christine Lagarde, di Ursula Von Der Leyen, numero uno della Commissione Europea o della super tecnica Janet Yellen, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti.
Detto questo un rapido pensiero in questa direzione corre vedendo la nostra premier al tavolo del G7, quello dei grandi della terra a discutere di joint venture nel settore dei semiconduttori, di collaborazioni industriali, di aerei caccia di sesta generazione, di guerra in Ucraina.
Il momento politico ed economico sembra essere favorevole ad una crescita in tal senso del nostro premier. Certo non si parla di un clone della potente ex premier tedesca ma di una donna in grado di agire da protagonista con forza e dignità sul parterre internazionale.
Sulla scena attualmente non c’è un’altra donna che è stata capace, in così poco tempo di Governo, a guadagnarsi sul campo mondiale i galloni di buon comandante.
Subito dopo la vittoria di FDI i commenti della stampa europea e mondiale non le erano stati certo favorevoli. Il New York Times esprimeva tutti i dubbi sulla sua capacità di essere sufficientemente filoeuropea, il Washington Post derubricava il successo affermando che l’ Italia era solo un buon laboratorio politico, Wall Street Journal e Financial Times non nascondevano perplessità sulle qualità di gestione dell’economia italiana, lo spagnolo El Pais si chiedeva quanto sarebbe durata, il tedesco Der Spiegel la bollava come masterclass in machiavellismo. Senza parlare dei francesi che impantanati in equilibrio politico instabile e con la destra alle porte non hanno perso tempo nell’attaccarla a 360 gradi e ancora adesso cercano di colpirla.
Orbene dopo un po’ di mesi di Governo molti di questi giornali ed opinionisti hanno cambiato idea e hanno regalato pezzi a favore della giovane leader italiana.
Con una lunga esperienza in politica, grande determinazione, riconosciuta coerenza e una non trascurabile capacità di non farsi mettere i piedi addosso da nessuno GM ha sorpreso un po’ tutti.
*BRPAGE*
Tutte qualità che sono emerse in maniera esponenziale quando il fiuto politico e la capacità di muoversi non avevano solo l’orizzonte dell’opposizione nazionale ma del Governo del Paese in un contesto mondiale indiscutibilmente difficile.
Senza dimenticare una qualità insolita a molti politici, in primis quelli italiani, la capacità cioè di parlare fluentemente diverse lingue. E questo ha sorpreso i leader stranieri ed è servito anche a fare una certa differenza.
“L’Europa deve riprendere il controllo delle proprie industrie strategiche» è il messaggio forte che la leader italiana ha portato in Giappone perché il gap rispetto alla Cina è ormai troppo grande , quasi più grande di quello che si aveva con il gas russo. Un messaggio che, aldilà del risultato a cui si arriverà durante i lavori, esprima una forza decisionale e una visione strategica non comune.
Dal punto di vista della guerra l’appoggio senza se e senza ma all’ Ucraina fin dal primo momento, pur avendo contro gli inconcludenti pacifisti nazionali, ha rimarcato la capacità di decidere e soprattutto di mantenere una rotta. Altro che machiavellismo.
E un altro sasso nello stagno che Meloni getterà, nella riunione giapponese, sarà quello di difendere i Paesi in via di sviluppo dall’Asia al Sudamerica perché «O li aiutiamo noi o lasciamo campo aperto a Cina e Russia».
E che dire dell’approccio avuto nei ripetuti attacchi francesi, alle prese con una destra interna sempre più forte? Il gioco è stato scoperto, le parole di non voler lezioni da nessuno, tantomeno da quelli che respingono i migranti senza, sono state chiare e alla fine il Presidente Macron ha voluto riallacciare i rapporti con la orgogliosa premier.
Il Più italiano sta crescendo (più di altre nazioni europee), l’economia del paese è ora valutata stabile da molti organismi internazionali, l’Europa ci vede come partner solidi ma non servili, l’America come solidi alleati. Sembra essere un periodo favorevole pur nella estrema complessità tra inflazione alta, tassi in crescita, ricerca di lavoro, cambiamenti climatici. Un insieme di eventi che avrebbero potuto far saltare il banco di una giovane donna alla guida in un paese complesso. Il banco non è saltato e anzi l’Italia è vista sempre meglio e una buona parte di merito è della premier che la guida. Tanta è ancora la strada per diventare una nuova Merkel ma sicuramente la direzione intrapresa è quella giusta.

