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Politica
Governo Meloni: una manovra di bilancio all'insegna della prudenza

Giorgia Meloni adotta uno stile cauto e "giorgettiano", nonostante la forza datale da un mandato elettorale quasi plebiscitario

 

Che per il governo la manovra di bilancio fosse il primo vero scoglio da superare era cosa arcinota. Primo perché per la prima volta un governo entrava in carica a poco più di un mese dalla chiusura dell’anno e dalla formazione della legge più importante. Secondo perché la situazione economica e congiunturale è tra le più difficili e complicate degli ultimi 60 anni. Ed infine perchè tutti gli occhi di investitori e cancellerie europee stavano aspettando al varco proprio sui conti il nuovo governo di centrodestra. I proclami in campagna elettorale da parte della sinistra paventavano il dissesto finanziario se il centrodestra avesse vinto le elezioni.

Le principali agenzie di rating avevano lanciato avvertimenti preoccupanti, così come l’Europa sempre attentissima ai vincoli di bilancio, al contrario di altre questioni di identica rilevanza. Ecco allora che per la Meloni e il suo governo l'appuntamento era di quelli segnati col circoletto rosso sul calendario. Non è un caso se il nome più caldo nelle convulse ore della formazione del governo era stato proprio quello del futuro inquilino di Via XX Settembre. Alla fine, dopo avere invano inseguito il membro del comitato esecutivo della Bce Fabio Panetta, la scelta era caduta sul leghista Giancarlo Giorgetti, il quale certo non era certo apparso entusiasta di questo gravoso compito.

Le promesse in campagna elettorale erano state come sempre tante e coraggiose, ma si sa spesso poi queste si scontrano con conti pubblici che certo non permettono grossi voli pindarici. Occorre come spesso accade trovare la quadra e il giusto compromesso, che si sa quando si parla di soldi è sempre difficile da trovare. Ma le grandi promesse e i sogni della campagna elettorale si sono scontrati con la dura realtà dei numeri e con il coriaceo pragmatismo della premier, che è evidentemente consapevole e convinta che il suo impegno potrà e dovrà durare cinque anni e che quindi non c’è fretta per portare avanti istanze care a lei come a tutto il centrodestra.

Nel weekend si racconta che ha passato molte ore a Palazzo Chigi, in contatto diretto con Giorgetti al ministero dell’economia, che sembra trovarsi perfettamente in sintonia con la premier su questo punto. Ecco allora che alcune misure ritenute pilastri fondanti in campagna elettorale, come il taglio del cuneo fiscale, o le pensioni o l'azzeramento dell'iva su alcuni beni di prima necessità, o la tanto agognata (soprattutto dalla Lega) e sponsorizzata flat tax, devono per forza di cosa essere rimandate o fortemente ridimensionate. La prova della legge di bilancio è troppo importante per la credibilità di questo governo per fallire al primo colpo.

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