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Politica
Israele, estremisti arabi versano olio e benzina per causare incidenti mortali

Israele, gli estremisti arabi versano grasso sul manto stradale per far finire fuori strada le auto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'ultima invenzione dell’estremismo islamico a trazione arabo-palestinese: l'intifada del grasso, versare olio motore e benzina sulle strade per causare incidenti mortali.  

Per 3 notti di seguito nelle cittadine di Husan e Beitan Illit (59.000 abitanti), in Israele, hanno versato grasso e petrolio su alcune strade a lunga percorrenza e sulle autostrade provocando incidenti gravi o il blocco del traffico.

La visione delle telecamere che controllano i percorsi mostrano le auto arrivare ad una ordinaria velocità e una volta impattato il manto stradale uscire fuori strada o andare a sbattere contro gli altri veicoli. La situazione diventa drammatica quando a essere vittima del manto è un autobus o un mezzo pesante. Rallentare può aiutare ma fino a un certo punto. Ci sono anche auto che cercano di invertire la direzione ma la pericolosità dell’asfalto dà poco margine di manovra.

Ogni volta appare difficile individuare i responsabili. Dalle nostre informazioni in loco e dalle fonti in nostro possesso abbiamo appreso che la pratica sarebbe iniziata intorno al 2010, provocando anche incidenti mortali. Una forma di espressione, per quanto iper violenta, rimasta però sotto traccia. Non fa comodo a nessuno, neanche alle istituzioni israeliane che comunicherebbero un limitato controllo del territorio, accendere un faro su eventi così pericolosi per i cittadini più inermi. Gli stessi media israeliani, in massima parte a trazione di sinistra, sorvolano.

L’opinione pubblica israeliana si divide tra chi sostiene non siano veri attentati terroristici e chi invece li attribuisce con chiarezza alla matrice araba radicale. In un territorio fortemente militarizzato come è quello di Israele, dove la guerriglia e la guerra restano fenomeni diffusi ma controllati dalle varie autorità militari in campo, è difficile senza coperture mettere in piedi azioni criminali del genere o anche solo muoversi.

La pratica viene considerata dagli apparati israeliani come l’ennesima forma di lotta estrema che ricalca l’originaria Intifada, il classico lancio delle pietre che in Occidente è stato annoverato quale forma di resistenza alle forze armate israeliane. Ma attenzione Intifada vuol dire proprio “rivolta dei sassi” e da decenni con l’incancrenirsi dello scontro ogni cittadino di origine ebraica, non solo i militari o le istituzioni, è diventato un obiettivo degli estremisti arabi. E’ un fatto risaputo. I cavalcavia e le strade israeliane soffrono quotidianamente del fenomeno del lancio di pietre, come estensione dell’Intifada, che colpiscono le automobili. Pratica che ha poi valicato i confini di Israele, diffondendosi nei territori occidentali ma apparendo come azioni criminali dalla difficile comprensibilità.

Negli ultimi 50 anni la progressiva delegittimazione e perdita di potere, fino alla sparizione sul campo, delle forze politiche palestinesi laiche ha lasciato campo aperto a forme di lotta sempre più estreme e a trazione religiosa. La protesta violenta e l’estremizzazione ideologica e religiosa ostacolano ogni possibile processo di pace tra le parti. Per fare la pace occorre sempre essere in due. Anche un'organizzazione politica e paramilitare palestinese estrema come Hamas sta vivendo da anni una profonda crisi di proseliti, viste le forme più estreme di lotta immessa sul campo dai nuovi gruppi radicali.

Naturalmente gli sviluppi del conflitto non dipendono soltanto dai palestinesi ma Gerusalemme è una tale polveriera da diventata un laboratorio delle sperimentazioni terroristiche più inaspettate che spesso si riversano altrove, apparendo incomprensibili agli esperti e ai sociologi che non conoscono la guerra mediorientale.

 

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