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Politica
La Lega è più viva che mai: più moderata, meno di lotta e più di governo

Il risultato della Lega è uno degli aspetti più interessanti da analizzare in queste regionali, vinte trionfalmente dal centrodestra

I sondaggi che giravano negli ultimi giorni di campagna elettorale, segretissimi per tutti, ma non per gli addetti ai lavori, avevano letteralmente terrorizzato i vertici della Lega. In Lazio, ma soprattutto in Lombardia, si prospettavano cifre davvero preoccupanti.

Parlavano di raddoppio dei consensi da parte del partito Meloni anche nella roccaforte leghista della Lombardia. La vera questione di questa tornata elettorale (considerando che al di là delle scaramanzie di rito sul risultato finale vi erano davvero pochissimi dubbi) sembrava ruotare intorno a quello che sarebbe stato il risultato dei tre partiti che formano la coalizione di governo.

La cosa paradossale per certi versi era quella che in questo particolare momento storico un eccessivo trionfo del partito della premier, a scapito di Forza Italia, ma soprattutto della Lega, avrebbe potuto creare un problema proprio al leader del partito vincitore.

Invece contro tutti i pronostici della vigilia, che come si sa in politica come nella vita, sono fatti per essere smentiti, la Lega di Salvini ha comunque tenuto, non solo in Lombardia, ma anche nello stesso Lazio, dove mai, nella sua storia, ha raccolto grandi consensi.

L’unica consolazione della sinistra, ormai rassegnata in cuor proprio, come già alle politiche ad una quasi certa sconfitta, quella appunto che il voto potesse comunque creare qualche grattacapo al governo, è stata clamorosamente disattesa.

Il governo esce dal voto quanto mai rafforzato, grazie proprio al buon risultato della Lega, e anche alla tenuta della stessa Forza Italia. Il partito di Salvini ha saputo nuovamente cambiare pelle, abbandonando i toni troppo aggressivi e battaglieri del "capitano" creato ad arte dal guru del tempo Morisi (parecchio inviso all’interno del partito già ai tempi dei trionfi del 2018, 2019), per diventare un partito più moderato, più compatto (alla faccia di illazioni e previsioni di scissioni ormai alle porte) più identitario, e più concreto, smettendo di correre dietro alle sirene e alla illusione di incarnare quel partito nazional popolare, che nonè mai stato e che forse mai sarà.

Ed è proprio nel momento più difficile e delicato che è uscita la solidità, la forza e l’organizzazione di un partito, che è comunque l’unico riuscito a sopravvivere allo tsunami politico provocato da tangentopoli. Il percorso per tornare a dama, come in un gioco dell’oca, è stato lungo e tortuoso, ma è servito ai vertici leghisti per capire quale deve essere la via maestra da seguire da qui ai prossimi cinque anni, poi si vedrà.

Gli errori fatti dal segretario e dai vertici leghisti, in questi ultimi anni, sono stati incamerati, elaborati, analizzati e sono serviti per cambiare tutti insieme, (perché la compattezza e l'unità della Lega non sembrano mai essere stati davvero in discussione, al di là della narrazione di certa stampa).

Quello che è cambiato non è stata tanto la linea politica o la visione, ma l’atteggiamento e la postura politica, che sono diventati più moderati, meno polemici e conflittuali e quindi più in linea con un partito che deve governare e che deve essere credibile agli occhi dei propri elettori e della pubblica opinione. Ed è proprio da qui che ha preso corpo una prima risurrezione della Lega, che forse troppi prematuramente davano ormai per spacciata.

Dopo un risultato certo non entusiasmante alle ultime politiche, il partito, in queste elezioni amministrative, può ripartire per cominciare a raccogliere i primi frutti di quello che può essere visto come una sorta di catarsi, dopo un lungo periodo di travaglio interiore che lo aveva portato sull’orlo del precipizio. Ed è anche per questo che il risultato della Lega è forse uno degli aspetti più interessanti da analizzare in questa poco entusiasmante e un pò troppo scontata tornata elettorale, vinta trionfalmente dal centrodestra.

Perché proprio il dato del voto della Lega era quello che maggiormente destava preoccupazione nel governo e speranza in quel che resta delle opposizioni. La tenuta della Lega, un partito più moderato, meno di lotta e più di governo, più attento alla propria identità e alle sue radici, forse anche meno ideologico, più concreto e pragmatico e che lascia ormai poco spazio ai neonati refoli di ribellione interni (chissà ora che fine mai faranno i famosi comitati del nord di Bossi&Company) rappresenta la principale novità di queste elezioni regionali, che sono passate certamente in secondo piano rispetto a ben altri argomenti, e che forse anche per questo hanno registrato un tasso di astensione record.

Dalla Lombardia certamente la Lega porterà avanti la sua battaglia per l’autonomia differenziata, la madre di tutte le battaglie storiche della Lega, la cui prima approvazione, concessa non a caso a pochi giorni dalle elezioni dall’esecutivo Meloni, ha sicuramente contribuito a consolidare quella crescita di un partito che sembra aver rialzato, da qualche mese la testa, dopo mesi di grandissima sofferenza. E questo, al di là di come la si pensi, è un’ottima notizia per il governo, ma anche per tutto il paese, che mai come in questo momento, ha bisogno di stabilità, concretezza e solidità.

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