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Politica
Lorenzo Pavolini rievoca il nonno. Alessandro, gerarca fascista. Ma...
Lorenzo Pavolini

L’articolo rovescia un mare di chiacchiere romanzate sull’attonito lettore che legge e si annoia, sembra di trovarsi alla rappresentazione di quegli spettacoli di “teatro off” o alternativo che infestavano l’avanguardia trasteverina degli anni ’70.

Non si capisce dove voglia andare a parare, però è sempre presente un topos narrativo: “io sono il nipote di Alessandro Pavolini e voi, immagino, di no”.

Che Lorenzo Pavolini sia di sinistra o voglia apparire tale, lo dimostra anche che è vicedirettore della rivista Nuovi Argomenti diretta appunto dall’arcirossa Dacia Maraini.

La carriera di Pavolini Jr. sembra in realtà simile a quelli che con il “fascismo ci campano” anche se poi fanno parte del sempre affollato milieu radical chic. Ad esempio Antonio Scurati che con “M. Il figlio del secolo” ci ha fatto la carriera e i soldi. E non per niente anche Lorenzo Pavolini ha collaborato con Massimo Populizio alla drammaturgia del libro di Scurati, che diverrà serie televisiva.

Populizio, ricordiamolo, ha interpretato Mussolini nel film “Sono Tornato”, diretto da Luca Maniero.

L’idea che ci si fa è quella che anche Pavolini Jr. in fondo “sfrutti” suo nonno per lavorare.

Pavolini Nipote ha una mail ma non risponde mai a nessuno, perché questo fa “sintomatico mistero” come cantava Battiato e –come diceva Nanni Moretti: “Mi si nota più se vengo o non vengo?”.

L’articolo termina in maniera banale con la solita foto degli appesi a testa in giù a Piazzale Loreto a Milano.

Si tratta dei corpi di: “un tale Gelormini, Benito Mussolini, Claretta Petacci, Alessandro Pavolini e Achille Starace”.

Colpisce il fastidio dell’intellettuale nipote del gerarca per il “tale” Gelormini.

Voglio informare Pavolini Jr. che il corpo - con grande probabilità - era quello di Giuseppe Gelormini, comandante regionale della Guardia Repubblicana, non certo un “tale”.

Concludo con una riflessione. Nuovi Argomenti è il baluardo di una certa sinistra radical chic, quella degli intellettuali ricchi che vivono nella Ztl ed è edita da Mondadori che è di Silvio Berlusconi.

Una pubblicazione che si crogiola in complessi e narcisistici esercizi ombellicocentrici. Da ultimo ha fatto infuriare i lettori per aver ritardato più volte un fantomatico Premio Letterario senza avvertire.

Non sembra che la rivista sia un business anzi…ma allora perché il Cavaliere non lascia questa roba alla sinistra? Siamo certi che Carlo De Benedetti, sebbene di manina corta, sarebbe ben lieto di accollarsela e così gli intellettuali, o supposti tali, smetterebbero di essere mantenuti da un editore di destra di cui, peraltro, sparlano sempre.

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