Meloni, ex studentessa modello con ottimi voti anche in storia, non dovendo essere interrogata in storia contemporanea, non l’ha studiata e crede solo alle lamentazioni di Zelensky
Peccato che Antonio Pennacchi ci abbia lasciato un anno e mezzo fa.
L’uomo ebbe la fantasia e l’ardire di parlare di fascio-comunismo, di descrivere il deludente peregrinare tra i diversi partiti, (d’estrema destra ed estrema sinistra). Diede a Cesare quello che era ed è di Cesare, avendone vissuta in parte l’atmosfera, direttamente nell’infanzia, soprattutto per i racconti dei suoi: la grande impresa fascista della bonifica dell’Agro Pontino, in cui il merito di Mussolini fu quello di far stanziare somme adeguate a un progetto messo a punto da tecnici che ne visionarono tanti di vecchi, risalenti addirittura fino a Leonardo Da Vinci.
E che dire delle ricadute degli scritti del fascio-comunista, tipo “Mio fratello è figlio unico“? Segnalargli queste ricadute sarebbe il regalo più azzeccato da fare ad Harry duca di Sussex che è diventato così esperto in figli unici con fratelli, da comunicare a suo fratello William, notissimo figlio unico, che anche lui, padre di due maschi e una femmina, avrà in George il figlio unico. E poi fargli notare che se pensa che con la diarchia si risolverebbe il suo problema esistenziale, sbaglia di grosso. Basta informarsi su come vanno le cose a San Marino e ad Andorra. E poi, anche nelle diarchie, i terzi arrivati, se teste calde come lui, farebbero casini, dicendo che i due fratelli maggiori, sono “figli unici”.
Ricordando l’attacco di uno scatenato Pennacchi al rassegnato incassatore Salvini, sul problema dell’immigrazione, di fronte all’attuale situazione degli uffici postali, tanto per dirne una, con personale esausto di fronte al numero crescente di immigrati che inviano alle famiglie tutto o parte del loro reddito di cittadinanza (La Verità) forse sarebbe meno aggressivo. Forse. Ma dai sistematici abbandoni delle posizioni estremiste, descritte da esperienze un po’ inventate e molte vissute, credo che direbbe che non bisogna essere geni della politica e grandi studiosi di storia, per capire che la bionda piaciona non s’accorge che sta dando un suo contributo a spingerci ogni giorno di più verso la Terza Guerra Mondiale. E il vuoto Amadeus, che non si sa perché sia diventato il factotum di Sanremo? Né lui, né Vespa hanno trovato disdicevole il comportamento di Zelensky che ha sollecitato un suo invito nella serata finale del Festival di Sanremo. E’ evidente che i sorrisi e gl’inviti della piaciona hanno fatto sembrare al matto ucraino del tutto normale l’accostamento delle frivolezze e allegrie sanremesi con la sempre più tragica situazione di un uomo che sta facendo distruggere il paese che dice d’amare tanto. Per fortuna l’ovazione che era sicuro di ricevere, quasi sicuramente sarà rovinata da chi, evidentemente, non condivide sorrisi e inviti della biondina. Ma cosa avrebbe potuto fare il nostro governo? Siamo realisti! Condivido il suggerimento del Prof Orsini: dire a Zelensky “Ti do queste altre armi o questi altri soldi, se accetterai di trovare uno spiraglio per iniziare a discutere, accettando, per esempio, di riconoscere la presenza e i diritti di cittadini ucraini che si sentono russi, altro che ammazzarli!”
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E che dire della Giorgia, che ora ride sempre, gongola, non tocca terra, ha fatto approvare il 4° invio di armi, andrà dal noto saggio pacifista, già invitato a ricambiare, venendo in Italia? Evidentemente, ex studentessa modello con ottimi voti anche in storia, non dovendo essere interrogata in storia contemporanea, non l’ha studiata e crede solo alle lamentazioni di Zelensky. Altrimenti saprebbe che la guerra in atto è una conseguenza della solita intromissione degli USA nei focolai più adatti per far degenerare le ostilità in guerre. E le ostilità sempre più gravi erano in progressione in Ucraina dal 2014, con referendum ed elezioni politiche dichiarate nulle da chi non voleva riconoscere i diritti degli ucraini che si sentivano e si sentono russi.
Ma, a prescindere dalle posizioni diverse che possiamo avere noi italiani sull’intrigata storia di quel popolo martoriato, non ci vuole un genio per mettere in relazione le nostre crescenti difficoltà economiche con le ritorsioni russe e con lo spreco di soldi per una guerra che non dovrebbe coinvolgerci minimamente né militarmente, né economicamente, anche in base all’art.11 della nostra Costituzione che vieta il ricorso alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
È ovvio che l’esageratamente applaudito dai claqueur, lo Sgarrante della Costituzione, allungherebbe l’art.11 con vari “tranne…” “Sì, però…”…
In realtà dovremmo uscire dalla Nato, per non essere i cagnolini del “guerrafondaio” e impostore Biden. Chi ricorda che, per vincere la concorrenza, autorizzò la messa in vendita dei “vaccini” Pfizer, un anno e mezzo prima della fine della sperimentazione, provocando le dimissioni di Direttore e Vice dell’istituto dove era in atto lo studio sull’efficacia e sugli effetti collaterali? Basterebbe questo episodio per mostrare il cinismo delinquenziale di un uomo che, per far vendere un prodotto americano su scala mondiale, se ne buggera dell’eventuale pericolosità.
Chi passò dall’essere “l’Uomo della Provvidenza“, avendo, tra i tanti onori, quello d’aver intitolato un canale (Canale Mussolini, romanzo di Pennacchi) nell’opera d’importanza storica, la bonifica dell’Agro Pontino, finì crivellato di colpi a Piazzale Loreto, impiccato per i piedi, insieme all’incolpevole amante, come maiali.
Putin, il cui volto porta i segni della tragedia che sta vivendo, ha detto recentemente “Abbiamo sconfitto Napoleone e Hitler, vinceremo anche questa volta”. La Meloni, inebriata dal successo che sta vivendo, dovrebbe tener presente la ferocia di un popolo costretto a fare una guerra, tra l’altro non sentita o a subire una crisi tipo quella anni 20 dl secolo scorso e che ci sono segni evidenti di una paurosa crisi economica: basta osservare i grandi magazzini, ad esempio i reparti generi alimentari e frutta. Dopo le chiusure dei piccoli, ora toccherà a loro.

