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Politica
Nordio, lo stop alla riforma sulla giustizia? L'eccesso di zelo verso Meloni

Giustizia, Nordio "realista": l'eccessivo zelo non piace alla Meloni, che lo frena sul "concorso esterno"

Carlo Nordio, ministro della Giustizia in quota Fratelli d’Italia, è un magistrato in pensione che ha avuto una lunga carriera. Considerato un magistrato conservatore in una magistratura che Berlusconi vedeva tutta o quasi rossa, ha scritto nel 2010 un libro con il più che sinistro Giuliano Pisapia:

“In attesa di giustizia. Dialogo sulle riforme possibili”. Ha svolto poi intensa attività pubblicistica per vari quotidiani tra cui Il Tempo, Il Messaggero e Il Gazzettino. Dal punto di vista strettamente giudiziario Nordio si è occupato molto delle Brigate rosse in Veneto. Durante l’inchiesta Mani pulite negli anni ’90 ha condotto le indagini a Venezia, facendo finire a processo due ministri: il democristiano Carlo Bernini e il socialista Gianni De Michelis. Tuttavia fu fiero avversario del pool di Milano a cui addebitava intenti politici. Sempre in quel periodo si occupò delle inchieste relative alle “cooperative rosse” e indagò su Achille Occhetto e Massimo D’Alema che però furono archiviati. Si occupò in seguito di appalti sul Mose di Venezia.

LEGGI ANCHE: Giustizia, Nordio va avanti ma da solo. Meloni ora tratta con Mattarella

Dal punto di vista politico Nordio nel 1967 aveva la tessera dei Partito Liberale Italiano (PLI). Nel 2022 il suo nome fu fatto dal centro – destra per divenire Presidente della Repubblica ma lo scaltro Mattarella bruciò tutti e fu democristianamente riconfermato. Divenuto ministro della Giustizia nel 2022 è anche Deputato avendo vinto nel seggio uninominale Veneto 1 in quota FdI.

La sua carica ministeriale è stata voluta esplicitamente da Giorgia Meloni e con lei quindi che Nordio si rapporta in merito al programma. Da quando è diventato ministro della repubblica Nordio deve avere purtroppo per lui dimenticato la fondamentale frase che il politico francese Talleyrand rivolgeva ai suoi impiegati al ministero degli Esteri: “surtout, pas trop de zèle” e cioè “soprattutto, non troppo zelo”. Ecco, questo è il punto. Nordio in questo tempo che è stato ministro di un dicastero delicatissimo per la coesione sociale di un intero popolo che spesso si lamenta della gestione della Giustizia, è stato indubbiamente troppo zelante proprio nel senso della frase prima ricordata.

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