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Politica
Pd e alleanze regionali: Verdi-SI guardano a Conte, Letta a rischio isolamento
Nicola Fratoianni e Enrico Letta

Lazio: D’Amato in corsa, ma Verdi-SI guardano a Conte

Il post-elezioni si sta rivelando davvero traumatico per Enrico Letta. Chi pensava che il 25 settembre il Pd avesse toccato il fondo, con una debacle storica nelle urne, si è dovuto ricredere. La trattativa per le regionali in Lazio e Lombardia sta contribuendo a isolare ulteriormente i Dem, che vedono ridotte al lumicino le speranze di un accordo con il M5S e rischiano di perdere per strada anche il loro principale alleato, l’Alleanza Verdi-Sinistra Italiana. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si propongono come “mediatori” tra Pd e M5S, ma se la rianimazione del campo largo non dovesse riuscire, potrebbero scegliere di stare con Conte: "Nulla è scontato. Vedremo se troveremo le ragioni per stare insieme. Alle politiche c'è stata un'alleanza elettorale con il Pd ma, come abbiamo detto più volte, c'erano diversi punti su cui non eravamo d'accordo, dalla guerra al governo Draghi. Ora passate le politiche, quella fase si è chiusa e si riparte da zero. Punto e a capo", dice il leader di Sinistra Italiana. Angelo Bonelli non nasconde la sua adesione alle “condizioni” avanzate da Giuseppe Conte per recuperare la relazione con il Pd, a partire dal no al termovalorizzatore: "Chi dice che serve contro i rifiuti, dice una bugia", spiega il co-portavoce dei Verdi. Dopo l’annuncio di Nicola Zingaretti, che si dimetterà domani, per il Lazio è in rampa di lancio l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, che conta anche sull’appoggio del Terzo Polo, ma resta il nodo-primarie, con Daniele Leodori e Marta Bonafoni pronti a prendervi parte. 

Lombardia: il Pd fa appello a Pisapia, che nicchia

Ancora più complessa è la situazione della Lombardia, dove il Pd attende una risposta da un Giuliano Pisapia che sembra molto dubbioso: “Noi stiamo lavorando con la coalizione. Ora vedremo come si sviluppa la situazione e poi decideremo se fare le primarie o meno", dice Vinicio Peluffo, segretario del Pd Lombardia. “La coalizione è quella delle politiche: Pd con Più Europa, Verdi e Sinistra oltre ad alcune liste civiche lombarde. Se ci sarà un nome unificante - e quello di Pisapia potrebbe esserlo - le primarie non saranno necessarie". Qui, almeno per ora, non ci sono segnali di disagio nel rapporto con l’Alleanza Verdi-Sinistra, ma i veri problemi vengono da quella parte del Pd che continua a perorare il sostegno a Letizia Moratti: “Che dire, siamo un partito plurale...", commenta Peluffo, pur osservando che “è singolare che ci si divida proprio oggi che il centrodestra annuncia la ricandidatura di Fontana. In questi anni abbiamo fatto tutti insieme, da Azione ai 5 Stelle, un'opposizione dura al governo Fontana e un anno fa tutti insieme facevamo ostruzionismo alla Moratti...". 

Bettini e D’Alema danno inizio al congresso del PD

Non è certo semplice per il Pd chiudere il quadro delle alleanze, in una situazione nella quale il segretario è dimissionario e viene attaccato sia dall’esterno (Conte ha spiegato di non voler trattare con questa dirigenza) sia dall’interno (l’intervista di Marcucci ad affaritaliani.it è fin troppo eloquente). Gli inviti a “liberare il Nazareno” sono decisamente ingenerosi nei confronti di un segretario che ha sbagliato molto, ma sempre dopo decisioni concertate con le varie correnti, i cui leader le hanno poi sconfessate.

Resta però il nodo irrisolto dell’identità del Pd, che potrebbe ridefinirsi solo anticipando il congresso. Pensare di farlo a marzo, ovvero dopo le regionali, è pura follia, come abbiamo più volte scritto. Infatti, l’attesa sta per finire. Nei fatti, il fischio d’inizio della partita sarà venerdì 11 novembre, alla presentazione del nuovo libro di Goffredo Bettini “A sinistra. Da capo” (edito da Paper First, l'editore librario de Il Fatto Quotidiano). Piuttosto indicativa la composizione del panel. Il “thailandese” sarà affiancato da Giuseppe Conte, Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio e organizzatore manifestazione di Roma per la pace, dalla quale Letta è stato cacciato a male parole) e i Dem più inclini all’accordo con il M5S: Massimo D’Alema e Andrea Orlando. Perso per strada Zingaretti, passato dal contismo estremo alla clamorosa rottura in Regione, ora Bettini conta su altre alleanze. Per quale scopo? Probabilmente sarà più chiaro dopo il dibattito, condotto dalle direttrici Agnese Pini (gruppo Monrif) e Norma Rangeri (Il Manifesto), ma nella nuova rotta “a sinistra” delineata da Bettini e D’Alema certamente è previsto un filo rosso con Conte. Restano da stabilire cose non banali, in politica, a partire dai rapporti di forza. E questo Pd, sempre più disorientato tra Lazio e Lombardia, nonché tra competitor a destra e a sinistra, rischia davvero di venire seriamente ridimensionato. 
 

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