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Politica
Pd, Bonaccini: "Alternativi a Meloni su scuola, sanità, lavoro e ambiente"

Pd, intervista di Affari a Bonaccini: "Degli slogan di una certa sinistra, ideologica e massimalista, io non me ne faccio nulla"

 

Con l'approvazione del manifesto dei valori (PUOI LEGGERLO QUI) il congresso del Pd entra finalmente nel vivo. A quattro mesi di distanza dal tracollo delle ultime elezioni politiche, il punto più basso nella storia del partito, prima gli iscritti e poi i simpatizzanti sceglieranno il successore di Enrico Letta. E saranno molte le cose che dovrà cambiare per dare un senso all'espressione “nuovo Partito Democratico” nella quale si incarnano le speranze del popolo di centrosinistra. Affaritaliani.it ne ha parlato con Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna e favorito in tutti i sondaggi per la corsa alla segreteria.


Il Pd attraversa una fase molto difficile, dopo le numerose sconfitte elettorali, il crollo degli iscritti e quello nei sondaggi: su cosa punta lei per rilanciarlo?

“Serve un profondo rinnovamento nelle persone e nel modo in cui ci rivolgiamo al Paese: dobbiamo uscire e tornare tra le persone, nei luoghi dove lavorano e si incontrano. Dobbiamo cambiare il gruppo dirigente, diventare un partito nel quale c’è spazio per tanti e non decidono in pochi, coinvolgendo e dando spazio alla base, iscritti ed elettori, e ai tanti sindaci e amministratori abituati nei territori a dare risposte concrete ogni giorno ai cittadini: donne e uomini che non a caso le elezioni nei Comuni in questi anni le hanno vinte mentre a livello nazionale si perdevano. Infine, una identità e un messaggio chiaro con cui possiamo essere identificati: il Pd sarà il partito che difende la scuola e la sanità pubblica, che promuoverà una legge di iniziativa popolare per l’introduzione del salario minimo legale e mette la transizione ecologica come priorità per il futuro del Paese e i nostri figli”.

Finora il dibattito congressuale è stato molto polarizzato sui nomi, ma si è parlato poco di proposte: come immagina il nuovo Pd? Qual è la principale differenza tra la sua proposta e quelle degli altri candidati?

“Sui miei profili social ogni giorno sto pubblicando una serie di proposte concrete su singoli temi. Vedo un rischio, infatti: ricadere nella malattia degli slogan, che portano applausi nei convegni e in televisione, ma nessun cambiamento reale. Di quella sinistra, ideologica e massimalista, io non me ne faccio nulla. Ecco perché sul lavoro, per esempio, oltre al salario minimo legale, serve una battaglia per adeguare gli stipendi all’inflazione, esattamente il contrario di quello che ha fatto il Governo, preferendo abbassare le tasse ai redditi più alti con la flat tax. Inoltre, ho intenzione di proporre un Reddito di Formazione equo durante i percorsi di apprendimento e una riforma del Reddito di Cittadinanza che va mantenuto come strumento di contrasto alla povertà, ma che manca completamente della parte di ricerca dell’occupazione. A fianco del lavoro, il sostegno a chi fa impresa in modo sano e serio, perché senza impresa non c’è produzione di reddito: aiutiamo chi investe in ricerca e innovazione, chi assume a tempo indeterminato, chi si impegna per la sostenibilità ambientale".

Imagoeconomica 1860013I candidati alla segreteria Pd, da sinistra: Bonaccini, De Micheli, Cuperlo e Schlein
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da tempo tiene banco la questione delle alleanze: vede un Pd più vicino al Terzo Polo o al M5S?

“Il Pd deve recuperare una vocazione maggioritaria, cercando voti sia a sinistra che al centro. Le alleanze sono indispensabili per vincere, ma per farle bene bisogna partire dai programmi e serve un Pd più grande e robusto. Vedo Conte e Calenda più preoccupati a fare opposizione a noi, invece che al Governo. Un comportamento in contraddizione con il mandato che gli hanno affidato i loro elettori: ma sanno benissimo che dovranno per forza confrontarsi col Pd, a meno che non vogliano continuare a perdere e a chiedere solo un voto di testimonianza. Facendo governare la destra per i prossimi 20 anni”.

Come valuta le chance del centrosinistra in Lombardia con Majorino e nel Lazio con D'Amato?

“In una situazione di oggettiva difficoltà, il Pd ha messo in campo due figure autorevoli e competenti, che stanno dando il massimo. Sono le uniche che possono provare a giocarsela con la destra”.

Qual è il suo giudizio sul governo Meloni e quale tipo di opposizione prospetta per il Pd?

“Ho la sensazione che la luna di miele sia già finita e comincino a emergere contraddizioni tra la Meloni da campagna elettorale, che prometteva la luna, e quella al Governo, che è costretta a fare i conti con la realtà. Basta guardare al costo della benzina: avevano promesso di togliere le accise e invece le hanno aumentate. Anche le risorse messe per l’energia basteranno solo tre mesi, mentre quelle per la sanità sono totalmente insufficienti”. 

Il centrodestra punta con decisioni sulle autonomie regionali, lei cosa ne pensa, nella sua duplice veste di leader del centrosinistra e di presidente dell'Emilia-Romagna?

“Il progetto di autonomia presentato dal ministro Calderoli è irricevibile perché spacca l’Italia, favorisce chi ha di più e penalizza chi ha meno. Su questo troverà problemi anche in casa, perché fatico ad immaginare Meloni e Berlusconi andare allo scontro col Mezzogiorno. E le stesse regioni del Sud, non solo quelle guidate dal centrosinistra, chiedono un approccio completamente diverso. Io chiedo che si riparta dall’accordo trovato a suo tempo tra tutte le regioni e il ministro Boccia: c’è un’autonomia giusta, che non toglie a nessuno ma punta a semplificare le regole, ad accelerare i tempi degli investimenti, a portare le decisioni più vicino ai cittadini. È l’impostazione dell’Emilia-Romagna, che infatti non ha mai chiesto un euro in più”.

Lei si è presentato come candidato trasversale alle correnti, ma di fatto la maggior parte dei leader del Pd ha scelto di sostenerla: come si concilia questo con l'esigenza di rinnovamento espressa anche da un congresso di tipo “costituente”?

“Ho detto esplicitamente che non voglio l’appoggio di alcuna corrente e che cambierò completamente il gruppo dirigente. Se la mia candidatura è trasversale, lo è perché ho chiesto a tutti di lasciare le casematte di questi anni e di costruire una proposta nuova. E al mio fianco chiamerò sindaci e amministratori, così come chi ha fatto la gavetta sul territorio. Il Pd amministra la gran parte dei comuni italiani, un vivaio molto ricco da cui attingere”.

 

ciaoPrimarie PD
 
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