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Politica
Recessione a inizio 2023. Ad aprile non ci saranno soldi per il caro-bollette
Giancarlo Giorgetti

L'Istat certifica la frenata del Pil nel 2023 (soprattutto nel primo semestre)


Doccia fredda. Gelata. Congelata. L'Istat ha comunicato che il Pil italiano è atteso crescere a ritmi ancora sostenuti nel 2022 (+3,9%) per poi rallentare significativamente nel 2023 (+0,4%). Ed è proprio la previsione per il prossimo anno a terrorizzare il ministero dell'Economia e delle Finanze e, di conseguenza, Palazzo Chigi. Fonti qualificate del Mef spiegano ad Affaritaliani.it che "il primo e il secondo trimestre" del 2023 "saranno particolarmente brutti" per poi avere una ripresa un rimbalzo anche a livello europeo e internazionale, nel secondo semestre del prossimo anno (ma su questo punto le incognite sono tantissime, legate principalmente alla situazione geopolitica e al conflitto tra Russia e Ucraina).

Più volte il titolare del dicastero di Via XX Settembre Giancarlo Giorgetti ha affermato di temere la recessione e, stando a quanto comunicato dall'Istat e alle fonti del Mef, a partire dall'ultimo quarter del 2022 e soprattutto per la prima metà dell'anno venturo il Pil sarà negativo e quindi recessione. Non solo, considerando l'elevata inflazione, saremo di fronte allo scenario economico peggiore di tutti ovvero la stagflazione. Le conseguenze per l'azione di governo saranno pesantissime. La Legge di Bilancio ora al vaglio delle Commissioni di Montecitorio prevede 21 miliardi contro il caro-energia e il caro-bollette, ma gran parte di questa somma (quasi tutta), si esaurisce il 31 marzo del prossimo anno. Ciò significa che dal primo aprile 2023 aziende e famiglie italiane saranno "scoperte".

Gli effetti della probabile, quasi certa, recessione nel primo quarter saranno un minore incasso per l'Erario, per le casse dello Stato. E, quindi, l'esecutivo avrà limitatissimi margini di manovra per poter rifinanziare gli interventi a favore di imprese e cittadini. E' vero che ad aprile sarà primavera e si andrà verso la fine dell'utilizzo del gas per il riscaldamento, ma lo scorso anno insegna che già a metà maggio in Italia avevamo 35-40 gradi con un boom senza precedenti di consumi energetici a causa dei climatizzatori.

Il terrore del Mef, dunque, secondo quanto spiegano fonti qualificate ad Affaritaliani.it, è che a fine inverno non ci siano soldi per poter continuare con gli aiuti contro la corsa dei prezzi e in particolare per fronteggiare il caro-energia. Non solo. In quel periodo la riforma del Patto di Stabilità europeo sarà nel vivo e quindi è assolutamente escluso che Roma possa decidere di varare un nuovo scostamento di bilancio (che sarebbe assolutamente necessario), pena una durissima reazione dell'Unione europea (proprio sulla riforma del Patto Ue) e un probabile balzo dello spread sui mercati internazionale. Non resta, dunque, che incrociare le dita e sperare che i prossimi trimestri non siano così negativi. Anche se, come detto, gli inside che arrivano direttamente dal Mef non fanno ben sperare. Soprattutto sul primo quarte del prossimo anno.

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Tags:
recessione pil negativo soldi finiti marzo





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