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Politica
Referendum, ok alle firme digitali ma si rischia di minare la democrazia

Cresce l’astensionismo, ma aumenta il potere della partecipazione digitale. Il declino delle democrazie coincide con l’espansione della tecnologia?

Sarà una rivoluzione, promettono gli addetti ai lavori.

Appena sarà in Gazzetta ufficiale, sarà garantita la piena digitalizzazione del processo di raccolta firme per indire quesiti referendari in Italia. Lo ha fatto sapere il ministero dell’Innovazione Tecnologica, guidato da Vittorio Colao, che ha comunicato la firma del decreto attuativo da parte del governo, dopo aver recepito sia le osservazioni del Garante della Privacy sia quelle del Ministero della Giustizia. E’ pronta la piattaforma per la raccolta in modalità elettronica delle sottoscrizioni.

Nell'aprile scorso il Garante per la privacy aveva bocciato la possibilità perché il Regolamento europeo prevedeva una maggior tutela delle garanzie di riservatezza dei sottoscrittori, di quella prevista in quel momento in Italia. Per come si volevano adottare nel Belpaese avrebbero rilevato le opinioni o la posizione politica dei sottoscrittori. Il 29 giugno Riccardo Magi di +Europa ha presentato un’interrogazione alla Camera, diretta proprio a Colao, chiedendo informazioni sulla piattaforma.

“Dopo due anni di nostra mobilitazione in ogni sede, finalmente è stato adottato il decreto per la sottoscrizione digitale di referendum e proposte di legge di iniziativa popolare”, ha commentato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Presidente di Eumans, il movimento di cittadini da lui fondato, “il prossimo passo, che chiederemo al nuovo Parlamento e Governo di compiere, è quello dell'utilizzo della piattaforma anche per la raccolta delle firme per la presentazione di liste e candidati alle elezioni. E' fondamentale poi che la piattaforma sia da subito messa a disposizione per Regioni e Comuni per la raccolta firme anche sulle iniziative popolari a livello locale. L'elevato tasso di astensionismo e la sfiducia crescente nelle istituzioni indicano l'urgenza di compiere un percorso verso un vero e proprio portale della democrazia, che metta le persone in grado di conoscere ed attivare con facilità i propri diritti politici e civili fondamentali”.

Il dado è tratto. Anche se in questo momento la piattaforma, sviluppata dalla società Sogei, è in fase di aggiornamento, necessario per l'adeguamento alle ultime modifiche intervenute sul decreto attuativo e al relativo manuale operativo.

Ma se la procedura digitale per la firma dei referendum abrogativi sarà un passo verso il futuro non è detto che coincida con una maggiore democrazia. Il tema è più complesso di quanto si pensi. Con le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale e i social media gestiti dalle multinazionali Big Tech si è sempre più rarefatta la partecipazione pubblica dei cittadini che indirizzano i propri interessi dalla vita reale al mondo virtuale. Questi ultimi sono sistemi che promettono trasparenza e di migliorare la quotidianità, ma hanno indiscutibilmente rafforzato i sistemi di controllo e di manipolazione delle persone con la profilazione degli utenti. I nuovi strumenti digitali offrono metodi molto più efficaci di quelli passati per generare o mantenere il potere e possono facilmente contribuire alle mire di sorveglianza di massa, all’indirizzo delle opinioni, dei gruppi e al monitoraggio delle opposizioni.

Un meccanismo, quello della democrazia digitale, che infatti non convince tutti. Rischia di creare sulla base di masse sempre più distanti dallo spazio pubblico e poco informate campagne umorali che possono minare i fondamenti della democrazia stessa. Anche perché la democrazia è il frutto di un meccanismo di bilanciamento tra poteri, tra diritti consolidati e nuovi che vanno maturati e vagliati.

La piattaforma digitale italiana sarà organizzata in due aree, una privata e una pubblica, alle quali si potrà accedere attraverso un portale. L’accesso verrà diviso in tre tipi di utenze: la prima sarà dedicata ai soggetti promotori dei referendum o delle leggi di iniziativa popolare, la seconda a chi vuole sottoscrivere le proposte e la terza al personale della Corte di Cassazione.

L’area privata permetterà ai promotori di gestire la proposta referendaria e di monitorare l’andamento della raccolta delle firme, verificando i dati inseriti, dando l’avvio immediato alla raccolta firme, potendo valutare il numero di firme raccolte e simili. Inoltre, le persone potranno accedere all’area privata, tramite la propria identità digitale e sottoscrivere una proposta referendaria o una legge di iniziativa popolare. L’area pubblica potrà essere utilizzata dai cittadini anche per consultare le proposte depositate, le relative informazioni, il numero di firme raccolte e il numero necessario per raggiungere il quorum.

Invece nell’area privata i soggetti preposti dalla Corte di Cassazione disporranno degli strumenti necessari per l’attivazione e il monitoraggio del processo di raccolta delle sottoscrizioni.

 

 

 

 

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