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Politica
Renzi? E' solo un pokerista, politico in lotta con l'irrilevanza

Renzi fa sul serio o bluffa? Vuol far cadere veramente il governo o cerca soltanto visibilità? E se cadrà il governo, chi ne trarrà vantaggio, chi rischierà di essere cancellato dal panorama politico? Se vi aspettate risposte sarete delusi. Non tanto perché io non disponga di informazioni privilegiate, quanto perché la risposta a quelle domande non l’ha nessuno. E il perché è presto detto.

Il futuro umano è inconoscibile. Qualunque astronomo saprà dirvi quante eclissi di luna ci saranno nel 2120, ma nessuno, quale che sia la sua qualifica, può dirvi se il matrimonio di quei due sposi che avete visto uscire dalla chiesa, passando in macchina, durerà o non durerà. Già per questa parte il tentativo di divinazione è vano. E nel caso specifico c’è una ragione in più, per non azzardare previsioni. Gli attori non sono chierichetti o buoni amici che parlano col cuore in mano: sono giocatori di poker che cercano di fregare l’avversario. E quale giocatore di poker confesserebbe mai di quali carte dispone? 

Persino i pochi dati che possediamo non sono affidabili. A quanto dicono tutti, i rapporti personali fra Matteo Renzi e Giuseppe Conte sono pessimi. E non ho difficoltà a crederlo. Renzi è un corsaro, coraggioso per giunta, mentre Conte è un democristiano, al massimo furbo. Il primo si sente legittimato da una prestigiosa carriera politica, il secondo è un abusivo della politica, e del governo. Si potrebbe continuare, ma sarebbe inutile, perché i rapporti tra i due non dipendono dalla considerazione che ognuno ha dell’altro. Se gli convenisse baciarsi rumorosamente in pubblico, quei due lo farebbero immediatamente. Ma appunto, che cosa gli conviene fare?

Né può illuderci il fatto che Conte abbia ritirato l’inaccettabile progetto della mega struttura extraparlamentare per pianificare l’uso dei famosi 209 miliardi. Imponendogli la marcia indietro, Renzi ha fatto opera meritoria, ma se la sua intenzione era comunque quella di eliminarlo, presto troverà un altro pretesto. Come dicevano i lombardi ai tempi di Giuseppe Verdi: “Noi non vogliamo che l’Austria diventi più buona, vogliamo che se ne vada”. Insomma è ben possibile che tra un “Buone Feste” e l’altro, il fuoco covi sotto la cenere.

Guardando all’essenziale, di Conte sappiamo che ha un unico scopo: rimanere il più a lungo possibile presidente del Consiglio. Magari fino al momento in cui il governo affonda, e con esso l’Italia: purché la riva sia abbastanza vicina perché lui possa raggiungerla a nuoto. Mentre per quanto riguarda Renzi sarebbe già un miracolo se, sulle sue intenzioni, avesse le idee chiare lui stesso. Non bastasse, la situazione si evolve di giorno in giorno, e ciò che era vero a metà novembre potrebbe non essere vero a metà dicembre o a metà gennaio.

Renzi cammina sulla corda. Se non fa nulla, si rende partecipe dei pochi meriti, e soprattutto dei molti demeriti dell’attuale esecutivo. E al prossimo giro di boa potrebbe trovarsi in mutande. E già oggi deve tormentarlo parecchio che il suo partitino non si sia potuto schiodare dal 3%. Soprattutto considerando che intenzioni di voto simili ha il solitario ed elettoralmente poco credibile Carlo Calenda e la residuale Emma Bonino. Se farà cadere il governo, avrà certo l’applauso dell’opposizione, ma il panorama sarà peggio che incerto. In caso di elezioni, verranno a mancare o quasi i Cinque Stelle, e bisognerà vedere dove andranno i loro voti. Sempre che non ingrossino le file dell’astensione. E il Pd sarà premiato o punito? La Lega si confermerà, magari ingrandendosi, o si sgonfierà? E soprattutto, che ne sarà di Italia Viva?

Renzi avrà chiarissimo che qualunque cosa decida (anche l’immobilità) potrebbe rivelarsi un irreparabile errore. Dunque è inutile dargli addosso. Se i commentatori non sanno che cosa gli convenga fare, può benissimo non saperlo neanche lui. Per non parlare delle variabili obiettive esterne, sulle quali possiamo influire ben poco, in primo luogo la pandemia e l’economia. E non so quale sia la più pericolosa, fra le due. 

L’Italia somiglia ad una signora seduta in una sala d’aspetto in cui non può che sfogliare settimanali polverosi o studiare i quadri da quattro soldi attaccati alla parete di fronte. E soprattutto annoiarsi. Ma annoiarsi, se non fosse lì per aspettare il risultato del referto: tumore benigno o cancro? A volte la calma piatta si chiama “occhio del ciclone”. L’impotenza nella quiete, aspettando che si scateni il finimondo.

Una cosa va detta. La lunga lettera che Renzi ha inviato a Conte è del tutto condivisibile. Anche nello stile, semplice, corretto e chiaro. Purtroppo Renzi è Renzi e nulla ci assicura che creda in ciò che ha scritto o che sia disposto al minimo rischio personale, per sostenere quelle idee. La lettera depone a favore della sua intelligenza, ma a favore del suo carattere e del suo amore per la nazione, è difficile trovare testimoni. 

giannipardo1@gmail.com

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