“La ruspa non la uso per i rom ma per il governo, che è più pericoloso. Prima mandiamo a casa Renzi, poi sgomberiamo i campi rom”. Al raduno di Pontida il leader della Lega Nord Matteo Salvini usa i tradizionali slogan ma continua nella sua strategia di partito nazionale trasformando il Carroccio da movimento federale a confederale e ridimensionado i poteri del fondatore Umberto Bossi.
Alla vigilia dell’appuntamento di Pontida, il Congresso della Lega Nord si è riunito in via straordinaria a Milano per approvare all’unanimità alcune modifiche allo Statutola, modifiche che prevedono che le 13 associazioni territoriali, che corrispondono alle segreterie “nazionali”, avranno d’ora in avanti autonomia giuridica, finanziaria, fiscale oltre che politica pur nei limiti dello Statuto federale e quindi della linea politica del movimento.
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Proprio in virtù della nuova fisionomia statutaria, per ragioni organizzative e per effetto anche di novità legislative, il congresso straordinario del Carroccio ha stabilito inoltre che entro 180 giorni si dovranno tenere congressi “nazionali” per il rinnovo delle segreterie regionali, a parte Friuli Venezia Giulia e Trentino che lo hanno già fatto.
Il nuovo Statuto prevede anche il ridimensionamento dei poteri disciplinari riservati al Presidente. In questo caso il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, peraltro confermato presidente a vita e anche presidente del Comitato di disciplina e garanzia, potrà reintegrare solo i leghisti fondatori eventualmente espulsi e non più tutti i militanti con almeno 20 anni di iscrizione, come avveniva fino ad ora.
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Organizzazione interna e territoriale a parte, ringalluzzito dai positivi riscontri delle recenti amministrative, il segretario generale della Lega Matteo Salvini si appresta a rispolverare toni di sfida che una volta risultavano credibili solo se incarnati da Umberto Bossi. Toni che sembravano destinati alla nostalgia dopo la caduta in disgrazia e del vecchio leader e del suo cerchio magico. Ma Salvini è riuscito a rimettere in corsa il Carroccio e a farne la forza trainante dell’opposizione a Renzi e al Pd dal centrodestra. Da questa posizione, Salvini ha confermato che “martedì” incontrerà Silvio Berlusconi per l’atteso confronto post elettorale. Qualcuno gli ha ricordato che secondo ricostruzioni di stampa l’ex Cav starebbe meditando un riavvicinamento con Renzi. “Non mi interessano le ricostruzioni – la secca replica di Salvini -, le idee della Lega sono chiare: chi ci sta su questi temi è alleato della Lega a prescindere dalle vecchie etichette, destra e sinistra”.
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“L’anno scorso eravamo qua per ricostruire e ripartire. Quest’anno siamo ripartiti e siamo qua per vincere. Abbiamo le idee e gli uomini giusti, vogliamo prendere un voto in più di Renzi e andare al governo a cambiare le cose”, ha continuato il segretario federale della Lega Nord. Ma per andare al governo non bisogna abbassare i toni? “Non dirò più vaffanculo”, ha risposto ai giornalisti.
A una domanda sulla Grecia, Salvini non si è perso l’occasione di ribadire un cavallo di battaglia della sua lunga marcia verso la leadership nel centrodestra: “Penso che o l’Europa cambia velocemente o salta. La Grecia è la dimostrazione del fallimento di questa Europa, covo di criminali, di questa moneta unica e di queste politiche finanziarie. Spero, per i greci, che non siano costretti a morire di fame”.
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Salvini non risparmia neppure Papa Francesco: “Mi fa piacere che abbia trovato il tempo di incontrare dei Rom: sono sicuro che avrà incontrato anche torinesi sfrattati ed esodati”, dice il segretario a proposito della visita di Francesco nel capoluogo torinese. “Non mi permetterei mai di attaccare il Papa”, premette poi il segretario leghista, ma “rispetto chiama rispetto: è giusto che il Pontefice chiami aiuto per tutto il mondo, ma altrettanto giusto che chi è pagato dai cittadini italiani pensi prima ai cittadini italiani. Uomo si ma fesso no, cristiano si ma autolesionista no“.
Poi, l’esaltazione dell’incontro di Pontida. “Qui non c’è rabbia né rancore ma siamo qui per costruire la speranza e il futuro dei nostri figli. La paura la lasciamo a Renzi e alle sue damigelle” attacca Salvini, salendo sul parco intorno alle 14. “La rabbia lasciamola a Renzi, questa è la Pontida della gioia”, ribadisce. Il segretario dice di essere emozionato e di non avere dormito. “Ho fatto bene perché siete meravigliosi”, aggiunge rivolto al popolo leghista raccolto sul “sacro prato”. Il leader del Carroccio, come l’anno scorso, chiama con sé sul palco i bambini, come “simboli del futuro”, e li evoca più volte nel discorso. “Oggi si fa la storia – dice il segretario -. Abbiamo impegnato la nostra vita perché i nostri figli possano vivere liberamente e seriamente nella terra dei nostri nonni”.
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Quindi, arrivano le parole più forti: “La scelta della Lega è una scelta di normalità – sottolinea Salvini, citando anche San Francesco -. Noi non proponiamo cose irrealizzabili e non compriamo i voti con 80 euro”. Poi sottolinea che, tra le cose realizzabili da fare, la prima è quella che deve portare “al cambiamento dell’Europa perché questa Unione Europea è un’Unione sovietica criminale, che vuole ammazzare le nostre identità e le diversità”.

