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Politica
"Vi spiego la rivoluzione di Meloni. Io assessore? Sono a disposizione..."

Intervista a Stefano Zecchi, filosofo, scrittore e opinionista, ex professore ordinario di estetica presso l'Università degli Studi di Milano. È stato anche assessore alla cultura al comune di Milano dal 2005 al 2006
 

Pensando al suo famoso libro "La bellezza", che cos'è oggi la bellezza in politica?
"Se non c’è disprezzo, c’è indifferenza verso la politica. Ma se torniamo indietro di un paio di migliaia di anni, possiamo ricordare un dialogo di Platone, Ippia Maggiore, in cui si spiega che la politica è tra le attività più belle che l’umo possa fare, perché il politico può realizzare il bene del popolo, prendendosi cura dei suoi problemi. Nel risolverli, o cercando di risolverli con tutto il suo impegno, compie una bellissima azione che lo nobilita. Questo per dire che la politica è bella, e chi ne rovina la sua bellezza sono i politici. Quali? Anche la risposta è semplice nella riflessione di Platone: i politici che pensano al loro tornaconto, che cercano di avvantaggiarsi a danno degli altri, oppure per esaltare il proprio narcisismo, la propria smania di potere. Altra risposta semplice che riguarda la nostra attualità: se la politica è oggi disprezzata dalla gente, si deve  al fatto che essa ritiene il personale politico non all’altezza del suo ruolo. Il rimedio? E’ molto vecchio nel tempo: lo spiega Aristotele. La classe dirigente (si chiamerebbe così oggi) deve essere formata e selezionata, non può esserci chi, da un giorno all’altro decide di far politica: il politico dovrebbe essere una persona colta, che possieda competenze e meriti accertati per svolgere le sue funzioni. E assoluta correttezza morale (Politica e Etica Nicomachea). Queste sono le condizioni per trovare Bellezza nella politica. Vorrei sottolineare che negli incarichi amministrativi, pubblici e privati, che ho svolto, mai mi sono sognato di assumere ruoli che non fossero di mia competenza, mentre ho visto tanti che vagabondavano in ambiti di cui non sapevano assolutamente nulla".

Il governo Meloni è in carica da tre mesi, secondo alcuni sta portando avanti più o meno le politiche di Mario Draghi. E' davvero così? O Meloni premier è una sorta di rivoluzione per la politica italiana?
"L’attuale governo è stato chiaramente voluto dal popolo con elezioni politiche. Questo non accadeva da oltre un decennio. Quando un governo, pur nel rispetto della Costituzione, viene formato attraverso ingegnerie contabili (aggregando numeri di parlamentari) e non chiedendo e richiedendo quale sia la maggioranza della volontà popolare attraverso le elezioni, innanzitutto si genera un ovvio distacco della gente dal governo formato con queste ingegnerie decisionali e, di conseguenza, esso nasce fragile perché costruito senza la volontà popolare democratica. Questa è la prima e fondamentale novità del governo Meloni, insediato per volere del popolo attraverso le elezioni (oltre alla non indifferente novità che esso sia per la prima volta presieduto in Italia da una donna, senza tanti proclami enfatici sulla parità di genere). La Meloni ha un progetto politico innovativo, quello di dar voce a un partito che può normalizzare, finalmente dal dopoguerra, la politica italiana con due fondamentali schieramenti, uno conservatore e uno socialdemocratico. Quest’ultimo, come si sa, è di là da venire: il Pd, pur con tutte le sue capriole di dirigenti cambiati ogni due anni e variazioni del nome del partito, resta un errore storico, un’impossibilità politica: il filosofo Augusto del Noce sosteneva che la sua composizione fondante, fatta da dossettiani e azionisti, porta come “necessità filosofica” al suo fallimento. Giorgia Meloni, forte del suo importante progetto politico e del grande consenso popolare ricevuto, è in grado di far sentire in Europa la voce dell’Italia, cosa che già in più occasioni è accaduta, riempiendo un vuoto che stanno lasciando la debolezza politica di Macron e i tedeschi, orfani della Merkel. In questa prospettiva, diventa pretestuoso ogni discorso sul rapporto tra la politica di Draghi e quella di Meloni, perché il nostro governo ora è nella possibilità di procedere con una propria rispettata visione economica sia in Italia che in Europa".

Vede problemi nel rapporto tra Fratelli d'Italia e gli alleati Lega e Forza Italia? Su quali temi?
"Nello stesso partito conservatore ci debbono essere vitali differenze. Non ritengo che un partito conservatore abbia come suo compito distintivo quello di essere custode e predicatore delle ceneri del passato, bensì quello di avere il coraggio di volare come la Fenice con lo sguardo rivolto al passato verso il futuro da costruire. C’è un’affermazione del filosofo Martin Heidegger di fondamentale importanza. Egli dice che l’uomo ha sempre potuto costruire qualcosa di buono su questa terra quando possedeva un focolare e una tradizione. Proprio questo è il punto: guardare in avanti con una grande tensione alla trasformazione, ma con i piedi ben piantati nella nostra terra, nella nostra tradizione. I grandi filosofi che mi hanno accompagnato nella mia formazione culturale, hanno chiamato tale processo politico “rivoluzione conservatrice”. Questo breve excursus è alla base della risposta alla sua domanda: se c’è cultura, le differenze all’interno di un partito conservatore sono vitali. Vorrei anche sottolineare, a titolo di esempio, come per la Lombardia (ma assolutamente per tutto il resto dell’Italia) le autonomie regionali, se realizzate con il rispetto delle diversità strutturali proprie delle singole Regioni, sono in questo periodo in approvazione proprio da un governo conservatore. Un’ importante innovazione per la vita degli italiani".

Lei è candidato per Fratelli d'Italia alle elezioni regionali in Lombardia. Se dovesse essere riconfermato Attilio Fontana presidente, FdI avrà un ruolo maggiore e più peso nella prossima giunta lombarda?
"Posso immaginarlo. Mi auguro, comunque, che i ruoli dirigenziali, a diverso titolo, siano assegnati secondo merito e competenza".

A lei piacerebbe fare l'assessore, magari alla Cultura?
"Sono a disposizione. Ho già fatto l’assessore alla cultura con il mio sindaco di Milano Gabriele Albertini e me la sono cavata bene".

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Tags:
stefano zecchi meloni governo elezioni lombardia





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