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Veltroni difende Ultima Generazione. Ma le colpe sono del lassismo di sinistra

Veltroni difende Ultima Generazione, ma le colpe stanno a sinistra

Qualche giorno fa un inedito Walter Veltroni in veste pedagogica ha scritto un articolo sul Corriere della Sera, con cui collabora da tempo, a difesa dei “ragazzi di Ultima Generazione”, cioè gli ecoimbrattatori che sono saliti agli onori della cronaca per aver lordato con la vernice opere d’arte di interesse mondiale e financo le pareti del Senato della Repubblica. Una caduta di stile da parte dell’ex leader della sinistra che non ci aspettavamo. Il ragionamento di Veltroni è che Ultima Generazione, proprio perché si percepisce “ultima”, possa fare quello che vuole.

A parte che in UG non ci sono solo ragazzi, ma anche stagionate scorie del contestazionismo degli anni ’70 che abbandonati i temi sociali si sono riconvertite ad un ambientalismo violento che nuoce in primis alla causa stessa dell’ecologia. Ma Veltroni con questo articolo butta sapientemente (per lui) la palla nel comodo angolo della sociologia domenicale. E cioè il comportamento dei ragazzi violenti - che lui curiosamente definisce invece “non violenti” - sarebbe dovuto al solito milieu di cause ambientali e cioè in primis il Covid che ha provato questi adolescenti inquieti

Gli effetti sono quindi: “La privazione di ogni forma di socializzazione, il rinculare nella dimensione familiare e domestica proprio nel tempo biologico del vitale distacco da essa, la rinuncia obbligata al rapporto con gli altri, alle feste, ai baci, alle partite di calcio, ai cinema e alle feste di compleanno… la scuola ridotta a un’esperienza individuale, privata della dimensione di incontro, scambio, relazione”. 

Ma è sicuro Veltroni che queste siano le vere cause? Il Covid ormai è passato quantomeno nella sua dimensione di social – costrizione ma i comportamenti violenti continuano ed anzi si impennano. Scrive infatti lo stesso ex ministro: “Dal Covid in poi gli omicidi compiuti da minorenni sono aumentati del 35,3%, le percosse del 50, le rapine del 75,3, le rapine per strada del 91,2. E poi gli incidenti stradali che mietono vittime adolescenti e il consumo di alcol e droghe che gli esperti dicono essere in aumento specie tra i giovanissimi”.

Premesso che siamo stati tutti adolescenti e quindi capiamo la difficile condizione di cambiamento dei ragazzi però non è che le cause di questi aumenti di violenza siano invece da ricercarsi proprio in un modello lassista di educazione che, casualmente, è proprio quello proposto da una sinistra salottiera, qualcuno direbbe radical – chic, basato su una eccessiva prodigalità e un venir meno verticale di un minimo di principio di autorità da parte di famiglie e Stato?

La scuola è una validissima cartina di tornasole che abbiamo, il primo vero laboratorio sociale. Il comportamento dei ragazzi in aula sta seguendo una traiettoria fuori controllo da ben prima dell’apparizione del Covid e la causa non può essere ricercata –se non in una minima parte- in esso. Si tratta invece di un profondo mutamento sociologico dovuto – come detto- all’allentamento di qualsiasi freno inibitorio, frutto questo della stagione del ’68 unita a formidabili catalizzatori come i social che sono comparsi invece negli ultimi anni ed hanno dato la botta finale ad una situazione già ampiamente compromessa.

E qui è inevitabile parlare di politica perché la scuola pubblica è gestita dalla politica nella forma di istituzione. Il ministro Valditara ha provato a stringere un po’ i vincoli ma è stato subito dipinto come una specie di sadico torturatore di fanciulli solo per aver richiesto di non utilizzare i cellulari in aula oppure di non prendere a pallinate la propria insegnante. Quindi tornando al tema dell’intervento di Veltroni che si chiede invero ingenuamente “perché le migliori menti del nostro paese, magari sollecitate da governo e parlamento, non cercano soluzioni?”, la risposta è che non c’è bisogno di ulteriori commissioni e commissioncine in cui imbarcare maggioranza e opposizione per spillare un altro po’ di quattrini allo Stato, quanto nel mutare paradigma, come direbbe Kuhn. Ma il paradigma dominante è ancora quello del lassismo post sessantottino di cui è ancora indefessa alfiera tanta parte della sinistra. Quindi la palla gettata da Veltroni in angolo gli torna implacabilmente indietro e lo costringe a darsi e a darci delle risposte diverse.
 

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