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Michele Rizzi Natuzzi

Bari – “La manovra di stabilità del Governo delle larghe intese sembra ignorare totalmente la realtà. Nessun accenno di contestazione dei vincoli europei, solo austerity, solo tagli alla spesa pubblica. Il Governo finisca di ingannare la gente con la storiella della riduzione delle tasse per tutti ed a tutti i costi. Il punto è che serve una maggiore spinta dalla mano pubblica e per far ciò occorre certezza delle entrate erariali”. A chiedere di ripartire dal lavoro “senza tentennamenti” è l’assessore al lavoro della Regione Puglia, Leo Caroli.

Un’emergenza particolarmente sentita in Puglia, anche (e soprattutto) dopo i dati forniti dal rapporto Svimez 2013, come dimostra l’ultima manifestazione regionale indetta dal Presidio permanente lavoratori Om e che si terrà il 31 ottobre, a partire dalle ore 16.30, a Bari. L'intervista a Michele Rizzi (Alternativa comunista).

La ripresa nella crescita economica, anche se faticosa, secondo la classe politica italiana c’è. Eppure, pensando alla nostra regione, sarebbero oltre 24.000 i posti di lavoro persi negli ultimi due anni in Puglia, secondo una ricerca effettuata dal Dipartimento mercato del lavoro del sindacato Cgil Puglia, di cui il 47% circa sul territorio di Bari. Come si è arrivati a questo punto, qual è il settore che sta arrancando maggiormente?

Michele Rizzi: “Il Governo Letta-Alfano sta continuando il lavoro sporco inaugurato dal precedente Governo Monti,  con tagli alla spesa pubblica, nuove tassazioni mascherate, nuovi attacchi ai diritti dei lavoratori. In sostanza, continua nell'intento di far pagare la crisi capitalista alle fasce più deboli della popolazione. In Puglia, la situazione non cambia, visto che aumenta disoccupazione e precarietà, a fronte di nuovi privilegi per le multinazionali che vengono nella nostra Regione unicamente a fare profitti per poi delocalizzare e mettere sul lastrico intere famiglie. Un milione di licenziati in Italia lo scorso anno e 24.000 in Puglia negli ultimi due anni. Il grosso di questi 24.000 lavoratori licenziati viene dal settore metalmeccanico e dei servizi, settori dove un vorace padronato ha intascato lauti finanziamenti pubblici (con annesse agevolazioni contributive), che una volta esauriti hanno portato a nuovi spostamenti di produzione, soprattutto dei Pesi dell'Est”.

Michele Rizzi

Sono diverse le vertenze in atto in Puglia e a tal proposito, proprio in questi ultimi giorni, Alternativa comunista si è espressa a sfavore dell’accordo raggiunto tra Pasquale Natuzzi ed i sindacati, da voi definito una vera e propria “truffa”. Perché?

“L'accordo Natuzzi è la dimostrazione di come si voglia trasformare una vera truffa per i lavoratori in grande successo per gli stessi. A questo hanno contribuito non solo gli artefici di questo “accordo” (sindacati concertativi, Regione Puglia, Mise) ma anche molti organi di stampa. Basterebbe leggersi attentamente le condizioni imposte da Natuzzi per capire che si tratta di una vittoria solo ed esclusivamente per il patron dei salotti. Infatti, senza nessuna complicazione, Pasquale Natuzzi ottiene l'espulsione dal ciclo produttivo di quasi 1800 lavoratori, mentre la parte restante sarebbe reimpiegata dal maggio 2014 con contratti base e a tempo determinato di 5 anni, nel mentre scarica sulla collettività i costi di questa operazione, tra cassa integrazione e mobilità. Per questa operazione di licenziamenti collettivi, Natuzzi riceverà 100 milioni di euro di soldi pubblici ripartiti tra Regione Puglia e Governo nazionale. Naturalmente, anche in questa vicenda, Vendola e Letta si dimostrano grandi amici delle multinazionali. Alternativa comunista, invece, chiede che sia boicottato l'accordo-truffa”.

SPECIALE LAVORO PUGLIA: I dati del rapporto Svimez 2013 sulla Puglia/ Bridgestone: siglato l’accordo/ Puglia esclusa da incentivi imprese/ Le novità sulle imprese del “Decreto del fare” di Letta/ Raggiunto un accordo per la Natuzzi?/ Settore dell’edilizia in crisi anche in Puglia/  L’effetto domino del settore industriale barese / Cgil Bari, Gesmundo: “Servono politiche sociali”/ Le videointerviste agli operai OM/ La vertenza Ilva

Om Carrelli

In più di un’occasione avete partecipato al presidio permanente dei lavoratori Om. Una empasse, la vertenza Carrelli Elevatori, che va avanti ormai da anni tra Regione Puglia, operai e gruppo Kion, attuale proprietario dello stabilimento di Modugno. A che punto è la trattativa? Diversi operai stanno continuando a lamentare una sorta di ricatto psicologico imposto dall’azienda (“Togliete il presidio e noi facciamo entrare i nuovi imprenditori”).

“Alternativa comunista è parte integrante della lotta e del presidio Om da luglio 2011, quando la Kion annunciò la chiusura dello stabilimento. In questi due anni, abbiamo sostenuto la protesta in tutti i modi, ritenendo che l'unica soluzione fosse quella dell'occupazione della fabbrica, con l'esproprio e la gestione operaia. Ad oggi non esiste alcuna trattativa, ma solo balletti istituzionali giocati a Roma e a Bari che si mischiano ai ricatti padronali. Per il 31 ottobre, con tutte le realtà politiche e sociali che sostengono in maniera attiva la lotta dei lavoratori del presidio, abbiamo lanciato una grande manifestazione serale a Bari con la parola d'ordine del “Riprenderci le fabbriche”, dall'Om alle altre realtà in crisi. Chi viene a fare profitto in Puglia e poi delocalizza, se ne vada via e lasci le fabbriche alla gestione di chi ci tiene realmente al lavoro, ossia gli operai. Il nostro modello è l'autogestione operaia avviata in Argentina”.

Un’altra questione che ha paralizzato il settore industriale pugliese è stata certamente quella della Bridgestone, un’altra vertenza la cui soluzione mostrerebbe alcune zone d’ombra stando agli stessi operai: “Avete firmato un accordo – ha scritto in una lettera indirizzata alla Cgil un lavoratore Bridgestone - che dichiara mezza popolazione aziendale in esubero”. Cosa sta accadendo nell’azienda barese?

“I lavoratori della Bridgestone stanno vivendo lo stesso ricatto occupazionale dei lavoratori di altre fabbriche pugliesi. Vengono costretti ad accettare anche lì un accordo a perdere, come adeguatamente sintetizzato dalla lettera che lei citava. In sostanza, la multinazionale giapponese impone condizioni capestro che andrebbero respinte in toto, nonostante la sudditanza dei sindacati concertativi che le hanno accettate. Non si possono svendere diritti sull'altare della ricerca del massimo profitto padronale come sta accadendo da un po' di tempo anche nella nostra Regione”.

letta fiducia 500 (1)

I fruitori di ammortizzatori sociali in deroga sarebbero destinati a crescere entro la fine del 2013, aggiungendosi ai già circa 44.000 in Puglia. Com’è destinata ad evolversi la situazione, quali sono le altre vertenze che vi stanno preoccupando?

“Le realtà produttive in crisi in Puglia sono veramente tante. Siamo precipitando in un burrone pauroso che significa una vera e propria “barbarie” per i lavoratori. Infatti, non ci sono solo le grandi aziende che licenziano ma anche le piccole che usufruiscono per lo più della cassa in deroga che, nell'intento del Governo Letta, verrà ridimensionata dal prossimo anno. Un'elemosina sociale che serve in sostanza a far star buoni i lavoratori. Ma la crisi è talmente forte che spazzerà ogni resistenza alla lotta. Si veda il caso della Vestas di Taranto, dove è partito anche lì un presidio sul modello Om, della Miroglio, della Ecoleather di Monopoli o della stessa Telecom Puglia. Da questo punto di vista, siamo impegnati a costruire un importante coordinamento di lotte legato al Coordinamento nazionale già esistente, chiamato “No Austerity”, con l'intento di mettere in rete tutte le vertenze sul territorio pugliese e unificarle in un'unica vertenza che è quella per il diritto al lavoro, contro i licenziamenti, per l'occupazione delle fabbriche e la gestione operaia. Difficile ma necessario, quale unica ricetta vera alla crisi del capitalismo e agli effetti nefasti per i lavoratori”.

Il governo, stando alle parole del ministro del Lavoro Enrico Giovannini, dovrebbe introdurre il cosiddetto reddito minimo con la Legge di Stabilità. Un sostegno che può essere considerato una soluzione?

“Il Governo Letta-Alfano fa solo propaganda, nascondendo il suo vero ruolo di gestore degli interessi di banche e grandi imprese (basti pensare all'ultimo annunciato taglio del cuneo fiscale). Infatti, cerca risorse per aiutare il padronato in crisi e non certo ha interesse ad aiutare proprio chi sta subendo gli effetti di questa crisi, lavoratori, precari e disoccupati. Più che mance sociali, serve un vero reddito sociale per disoccupati e precari quale ponte verso la ricerca di un'occupazione stabile, come proposto da Alternativa comunista in Puglia, e totalmente ignorato dal Governatore Vendola, interessato più che altro ad aiutare le multinazionali, come Natuzzi. Il resto è solo squallida propaganda”.

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