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Calciomercato degli allenatori: ormai sono loro i veri Paperoni del pallone
Massimiliano Allegri (Lapresse)

La crisi determinata dal Covid-19 ha esasperato le situazioni preesistenti, allargando la forbice tra i ricchi e i poveri. Le squadre di calcio di certo non si possono collocare nella seconda categoria – sarebbe un insulto alla miseria – ma altrettanto certamente stanno vivendo una fase molto difficile, sul piano economico.

La stessa operazione-Superlega, che nelle roboanti dichiarazioni pubbliche doveva servire a mettere in luce l’eccellenza del calcio continentale, in realtà non era altro che il tentativo di dare un boost a conti economici sempre più precari, costellati di peripezie tra plusvalenze, ingaggi eccessivi e diritti televisivi diventati preziosi come l’ossigeno.

Se persino i club più ricchi d’Europa versano nelle gravi difficoltà che affaritaliani.it ha descritto con dovizia di particolari, figuratevi il resto della “piramide”, come ama chiamarla la Uefa! E in questo quadro piuttosto allarmante le squadre italiane non fanno certo eccezione, anzi.

C’erano quindi tutte le premesse per aspettarsi un calciomercato asfittico e francamente ci sarebbero ancora, se non fosse per la variabile-allenatori, esplosa in modo decisamente inaspettato. Curiosamente, presidenti e direttori sportivi sembrano più disponibili ad allargare i cordoni della borsa per dei tecnici di livello che per rinforzare il parco giocatori.

Il primo colpo, decisamente a sorpresa, lo ha realizzato la Roma di Friedkin con l’ingaggio di Josè Mourinho: certo, lo “Special One” dopo qualche stagione in chiaroscuro come ai tempi del “triplete” interista, ma è sempre uno dei più corteggiati sulla piazza e si fa pagare di conseguenza: si tratta da un affare da 7 milioni netti per la prima stagione (poi bisognerà fare i conti con i bonus conquistati sul campo) da sommare ai 9 milioni che il portoghese porterà a casa a conclusione del suo rapporto col Tottenham.

Si spende molto per ingaggiare i maghi della panchina, ma anche per lasciarli andare via. E’ decisamente curiosa la vicenda di Antonio Conte che, deciso ad abbandonare l’Inter, è riuscito a spuntare una principesca buonuscita da 7,5 milioni di euro. Il sogno di qualunque dipendente, soprattutto se per la scelta del prossimo datore di lavoro non si ha che l’imbarazzo della scelta. Vista dal punto di vista della società nerazzurra, un’operazione invece curiosa: per quanto Conte avrebbe avuto diritto a 13 milioni netti di ingaggio, ora bisognerà stipendiare il suo sostituto: sarà arriva Simone Inzaghi, che veniva dato in procinto di rinnovare con la Lazio e che invece ha accettato la corte dei nerazzurri.

Massimiliano Allegri, che pure era stato nei pensieri di Zhang, è tornato alla Juventus, che nemmeno troppo implicitamente ammette di aver sbagliato a non ascoltarlo a suo tempo. Nel 2019 se ne era andato per dissidi con la società: lui sosteneva che la squadra avesse bisogno di rinforzi di qualità per competere con le big europee, mentre Fabio Paratici era convinto che bastasse Cristiano Ronaldo. Quello che successo con Maurizio Sarri e poi con Andrea Pirlo dimostra chi avesse ragione: Paratici ha già cambiato aria, vedremo cosa succederà con CR7 e più in generale con la campagna acquisti bianconera. Intanto Madama ha accordato all’allenatore un ingaggio da 9 milioni all’anno, per un contratto quadriennale. Spesa notevole, dopo aver già pagato il conto agli ultimi tre cambi della guardia.

La Fiorentina ha scelto Gennaro Gattuso, che ha lasciato vacante la panchina del Napoli. A dispetto di chi farebbe carte false per riavere Sarri, sarà quasi certamente Luciano Spalletti a succedergli. Il Sassuolo ha dovuto salutare il promettente Roberto De Zerbi, sedotto dai ricchi ucraini dello Shakhtar Donetsk. Potrebbe essere proprio Pirlo, esonerato dalla Juventus, a subentrargli al Mapei Stadium, mentre la strada inversa potrebbe essere percorsa dallo stimatissimo a.d. neroverde Andrea Carnevali, che piace molto ad Andrea Agnelli.

Spese folli? A giudicare dalle reazioni della Borsa, si direbbe di no.

Il valzer degli allenatori che sta compiendo i primi giri ha già acceso l’euforia: la Juventus registra un +1,3% a 0,76 euro e la Roma un +16,5% a 0,45 euro (migliore del listino milanese). E non sembra una moda passeggera: il trend positivo per i bianconeri era cominciato già l’11 maggio, sulla scia di una rinnovata speranza di entrare in Champions League, che poi è diventata realtà nell’ultima emozionante giornata di campionato.

Molto simile l’effetto-Mourinho sul titolo della Roma: lo scorso 4 maggio, giorno in cui è stato dato l’annuncio a sorpresa del suo ingaggio, il titolo ha guadagnato il 73% e 100 milioni esatti di capitalizzazione.

E il calciomercato è solo l’inizio: per i giocatori, si vedrà. 
 

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