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Medicina
Morris ad Affari: “Possibile la cura dell'Alzheimer entro il 2025”
John Morris, Harvey A. and Dorismae Hacker Friedman Distinguished Professor of Neurology, Prof. of Pathology and Immunology, Prof. of Physical Therapy, Prof. of Occupational Therapy, University of Washington, St. Louis

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“Entro il 2025 spero che l'umanità possa avere una cura preventiva contro l'Alzheimer”. Questo non è un facile entusiasmo. Con Affaritaliani parla il numero uno indiscusso della ricerca sulla “malattia sociale” degli anziani di tutto il mondo, lo scienziato americano John Morris, a capo del principale studio preventivo sull'Alzheimer, Dominant Inherited Alzheimer Network (DIAN), finanziato dall'agenzia governativa National Institute of Health (NIA), in cui - secondo le parole del presidente Barack Obama - si ripongono le speranze di fermare entro il 2025 l'epidemia crescente di casi.

“Stiamo lavorando ed arruolando volontari nel mondo. Pur non volendo abbandonarci a facili entusiasmi, siamo fiduciosi”, afferma il Professore Morris, University of Washington, Saint Louis. A Copenhagen, dove si è tenuta l'annuale conferenza più importante su Alzheimer e demenze, Alzheimer's Association International Conference 2014 (AAIC 2014), Morris ha condotto i lavori della riunione dei massimi esperti che nei diversi Paesi collaborano alla raccolta di dati e conoscenze utili alla ricerca in corso. Sorridente, gentile, illustra con chiarezza, come solo le grandi personalità sanno fare, uno dei temi più complessi della scienza. Questo è il ritratto dello scienziato candidato a scoprire la terapia che salva i vostri cervelli.

Professore Morris, come farete a bloccare il morbo di Alzheimer?

“Lo studio Dominant Inhetired Alzheimer Network (DIAN) si occupa del corso del morbo di Alzheimer dieci anni prima della comparsa dei sintomi, possiamo guardare i cambiamenti che avvengono nel cervello nella fase antecedente a quella in cui i danni provocano menomazioni alla memoria, perdita di funzioni. Viene definito 'stadio preclinico' dell'Alzheimer poiché il disturbo non viene rilevato clinicamente. Per identificare i cambiamenti nel cervello nell'Alzheimer preclinico usiamo i biomarcatori. I principali marcatori biologici sono: Imaging, ed in particolare Imaging dell'Amiloide, analisi sui livelli di Beta-amiloide e proteina tau nel liquido cerebrospinale. Questo permettere di identificare il disturbo nella vita di persone che sono ancora cognitivamente normali. Per lo studio DIAN abbiamo scelto un gruppo individui con Alzheimer genetico, perché noi sappiamo che hanno ereditato patogeniche mutazioni e tutti stanno sviluppando asintomatico Alzheimer. Inevitabilmente. Così noi possiamo conoscere come i biomarcatori si sviluppano ed aumentano negli anni del corso dell'Alzheimer verso la fase clinica, ovvero lo stadio successivo, quando i sintomi emergono. Per fare questo stiamo creando un 'network' di centri e volontari e cerchiamo iscrizioni tramite DIAN Italia e forse DIAN Svizzera. Pensiamo di identificare questo stadio preclinico dell'Alzheimer, che dà l'opportunità di intervenire con farmaci in persone che hanno biomarcatori positivi ed i cambiamenti in corso nel cervello, ma prima che essi sviluppino sintomi di Alzheimer. Questo è uno studio di prevenzione, DIAN è il primo studio e sperimentazione nella fase preventiva dello sviluppo dell'Alzheimer. Tutti gli altri importanti studi in corso sono veramente promettenti per quanto riguarda lo sviluppo del morbo. Mi riferisco ad Alzheimer Prevention Initiative (API), in Colombia, o A4 Study, in America. Noi pensiamo di dare una diversa conoscenza nel campo dell'Alzheimer, utile alla salute in quei dieci anni in cui si può ancora salvare, nello stadio asintomatico, il bagaglio delle funzionalità del cervello. Studiamo come l'Alzheimer caratterizza i biomarcatori che vogliamo trattare coi farmaci”.

Lo scienziato John Morris è a capo dello studio transnazionale DIAN, finanziato da National Institute on Aging (NIA), su cui il

Lo scienziato John Morris è a capo dello studio transnazionale DIAN

Avete una comparazione coi dati della sperimentazione sull'Alzheimer ereditario in Colombia?

“Noi lavoriamo insieme ai colleghi che conducono lo studio API. Non iscriviamo gli stessi partecipanti, ma è vero che i nostri studi sono molto simili, poiché entrambi prendono in esame soggetti consapevoli di aver ereditato le precoci forme di Alzheimer. Utilizziamo farmaci diversi, ma sempre anticorpi diretti contro Beta-amiloide. Si può dire che i lavori di ricerca procedono in parallelo, ne parliamo, ma in realtà non lavoriamo insieme”.

Davvero si scoprirà il meccanismo dell'Alzheimer entro il 2025, come il presidente degli Stati Uniti Barack Obama confida?

“Non posso esserne sicuro, ma io credo che è possibile. C'è il tempo per arrivare a questo obiettivo. E' finito lo sconfortante periodo nel campo della ricerca sull'Alzheimer, oggi la prospettiva di trattare individui asintomatici fa intravedere un percorso pieno di successi. Io ritengo che siamo in grado di prevenire i sintomi dell'Alzheimer. Serviranno altre sperimentazioni, oltre a questa, ma certo abbiamo una grandiosa opportunità di successo. E' davvero possibile che questo approccio preventivo funzioni. Se le nostre intuizioni sono esatte, possiamo verificare l'ipotesi che la proteina Amiloide sia la causa che scatena la malattia e mettere a disposizione le conoscenze per l'uso di farmaci anti-Amiloide. La domanda è: ciò che noi vediamo che accade in queste rare forme ereditarie di Alzheimer può essere adoperato per la conoscenza della più comune forma tardiva di Alzheimer? Al momento non lo sappiamo”.

Il programma DIAN potrà scoprire la cura dell'Alzheimer o passeranno anni prima che...

“Se mi chiede se passeranno '20-25 anni', le rispondo che non penso proprio occorra così tanto tempo. La cura potrebbe non essere immediata, ma se l'Alzheimer si sviluppa nelle famiglie che hanno ereditato i geni della malattia nello stesso modo in cui fa ammalare gli altri individui anziani il risultato è a portata di mano. Inutile nascondere che la mia speranza è questa perché in medicina abbiano altri esempi confortanti, così si è arrivati ai farmaci per abbassare il colesterolo, conoscendo le persone con forme genetiche di ipercolesterolemia. Si è scoperto che il disturbo segue sempre lo stesso percorso. Non possiamo sapere ora se sarà vero per l'Alzheimer, ma esiste la possibilità che così sia. Un altro aspetto trattato nel meeting a Copenhagen, e personalmente lo considero molto promettente, è mettere a confronto, per fare una comparazione scientifica, le caratteristiche di 'Dominant Inherited Alzheimer Disease', ossia il morbo di Alzheimer a trasmissione genetica, con quelle della forma tardiva e non ereditaria, in modo da avere una vasta serie di dati sullo sviluppo dell'Alzheimer, attraverso la banca di Neuroimaging di ADNI di Michael Weiner (ndr: lo scienziato ha lanciato il progetto mondiale nel 2004 ed è stato insignito del Reagan Award per la ricerca sull'Alzheimer con Neuroimaging). Vogliamo vedere e capire che cosa dobbiamo scoprire di questa forma di Alzheimer, se si presenta alla stessa maniera, alla scopo, ad esempio, di valutare se i test di declino cognitivo forniscono lo stesso punteggio o no, oppure, dato che stiamo tentando di agire sull'Amiloide, se i test sull'Amiloide nella forma ereditaria sono sovrapponibili a quelli della forma tardiva. E così via”.

In conclusione, possiamo dire che il traguardo della cura sarà il 2025?

“Se questa sperimentazione ha successo, io penso che il 2025 è un tempo utile per ritardare l'Alzheimer. Sì, è possibile”.

 

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