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Il quadro
Come orientarsi nel codice della crisi e dell'insolvenza

Gentili lettrici e lettori, Vi ringrazio per l’attenzione rivolta al mio articolo del 25 marzo scorso e ai quesiti che avete posto.

L’argomento principe delle domande pervenute verteva su: cosa si intende per “DOVREMO PARLARE TUTTI UN DIVERSO LINGUAGGIO”.

Di per se un linguaggio è complesso ed inizieremo l’analisi con il dettato dell’ art. 375 del CCII nel modificare l’art. 2086 del c.c. dispone: «L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo adeguato ……».

Questa disposizione è entrata in vigore lo scorso 16 marzo, quindi è già un obbligo per tutte le società sia di capitali che di persone (sarebbe opportuno che anche le ditte individuali la tenessero in adeguata considerazione).

Una domanda nasce spontanea?

crisi
 

Cosa devono intendere gli imprenditori per “ASSETTO ORGANIZZATIVO?

C’è molta confusione e non vi è una precisa definizione legislativa in tal senso.

Un primo tentativo di definire “l'assetto organizzativo” si è avuto con la riforma del diritto societario del 2003 (art. 2381 c. 3 del c. c.), nonché con l’intervento del CNDCEC relativamente alle norme di comportamento del Collegio Sindacale delle società non quotate.

Pertanto, mancando una definizione per legge, gli “esperti” hanno cercato di colmare il vuoto normativo ricorrendo alle “buone pratiche aziendali”.

Altra domanda che gli operatori si pongono e quella se i Tribunali interpreteranno “l’assetto organizzativo” nello stesso modo degli aziendalisti?

Oggi non è possibile dare una risposta definitiva ma gli addetti ai lavori  sono convinti che la mancanza di una precisa definizione legislativa darà origine a molto contenzioso.

E’ notizia diffusa che il Governo in carica ha dato il via ad una procedura di riforma del CCII, ma allo stato dell’arte non è dato conoscerne il contenuto.

A confermare la mancanza di una precisa norma sulla terminologia “’ASSETTO ORGANIZZATIVO” è il collega Sandro Spella da Pescara che, tra l’altro, ha condiviso il suggerimento rivolto agli imprenditori di adottare, nelle more:

  • organigramma aziendale 
  • compiti - funzioni - deleghe
  • potere decisionale
  • competenza personale

Inoltre, le società (srl) che per i nuovi parametri nomineranno l’organo di controllo o il revisore, dovranno in ogni caso organizzarsi per tempo (la nomina dovrà avvenire  entro il 16 dic.19).

Le buone pratiche aziendali esistono da moltissimo tempo e sono pane quotidiano per le realtà medie o grandi; ora, invece, sono chiamate a ristrutturarsi anche quelle piccole o micro, insieme alle società di persone e facoltativamente le ditte individuali.

L’obiettivo è quello di porre in essere delle misure che intercettino una probabile crisi ed intervenire prima che la “malattia” si manifesti.

E’ di dominio pubblico che micro o piccole imprese sono carenti nell’utilizzo di sistemi informatici idonei a gestire l’azienda e che ditte produttrici di beni e/o servizi non siano a conoscenza del proprio costo di produzione e che non abbiano contezza del proprio mercato di riferimento.

Non ci vuole una legge per comprendere che la gestione delle informazioni è vitale per la sopravvivenza dell’azienda medesima e, per concludere con una metafora:

“se vi sono due soggetti che possiedono ognuno venti perle, identiche e dello stesso valore, con la differenza che se uno dei due unisce le perle con un semplice filo di cotone, il risultato sarà che il primo avrà venti perle mentre l’altro una collana.”

E’ questo che fa la differenza.

Disciplinare e collegare tutti i settori aziendali con un semplicissimo “filo di cotone” significa dotarsi di quell’assetto organizzativo di cui oggi parliamo.

In sintesi, il sistema di controllo interno (di quello esterno si parlarà in un altro articolo) può essere definito come l’insieme delle direttive, delle procedure e delle prassi operative adottate dall’impresa allo scopo di raggiungere, attraverso un adeguato processo di identificazione, misurazione, gestione e monitoraggio dei principali rischi, i seguenti obiettivi: “strategici – operativi – di reporting – di conformità”.

E’ questa la sfida che le imprese dovranno affrontare e per farlo occorre “in primis” che gli organi chiamati alla guida delle aziende “imparino a riconoscere i segnali stradali e a guidare l’impresa in un "traffico" sempre più difficile e globalizzato nel rispetto delle regole, altrimenti l’incidente è cosa sicura – è solo una questione di tempo”.

Potete inviare le Vostre domande: angelo@andriuloweb.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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