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Il quadro

CARO AMMINISTRATORE…FAI ATTENZIONE (3)

Angelo2
 

L’argomento del giorno riguarda “la responsabilità degli amministratori.”

Lo scorso 3 giugno ho pubblicato l’articolo “la srl unipersonale col socio anche amministratore ha ancora ragione di esistere?” con il quale ho evidenziato come l’art. 378 del Codice della crisi e dell’insolvenza ho reso più oneroso la “inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale da parte degli amministratori di società a responsabilità limitata.

https://www.affaritaliani.it/blog/il-cruscotto/come-orientarsi-nel-codice-della-crisi-insolvenza-608317.html

Il primo comma dell’art. 378 del CCII “Responsabilità degli amministratori” dispone:

All’art. 2476 del codice civile, dopo il quinto comma è inserito il seguente: “Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.”

A parte la stampa specializzata, poco risalto è stato dato alle novità introdotte dal citato art. 378 del CCII, che dallo scorso 16 marzo ha fatto emergere, nel sistema delle società a responsabilità limitata, la conservazione dell’integrità del patrimonio sociale”.

Nel corso degli eventi formativi e informativi a cui presenzio, ho constatato che l’argomento è sconosciuto ai più.

Questa normativa era già in essere per le società per azioni a far data dal 2003 (riforma del diritto societario) e non poche questioni aveva creato a causa del diverso trattamento di legge con le “cugine” srl.

Con la modifica all’art. 2476 c.c. prevista dall’art. 378 del CCII questa norma assurge ad una disciplina di “rango generale” in quanto estendibile a tutte le specie di società di capitali.

vignetta 24 febb 20
 

L'ordinamento rende gli amministratori responsabili non solo verso la società, ma anche verso i creditori sociali.

L'articolo in commento disciplina, appunto, questa azione, individuandone i presupposti fondativi nella inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale e nell'insufficienza del patrimonio sociale al pagamento dei debiti.

Quindi, l'azione prevista dalla citata norma spetta ai “creditori” della società e soltanto la titolarità di un credito costituisce la condizione di legittimazione all'azione.

I presupposti occorrenti per l'esperimento dell'azione di responsabilità verso gli amministratori, ex art. 2394, devono ritenersi:

  1. l'esistenza di un pregiudizio patrimoniale per i creditori;
  2. la condotta illegittima degli amministratori,
  3. un rapporto di causalità tra pregiudizio e condotta.
  1. L'esistenza di un pregiudizio patrimoniale per i creditori

Il pregiudizio è costituito dall'insufficienza del patrimonio sociale a soddisfarne le rispettive ragioni di credito.

  1. La condotta illegittima degli amministratori

Ogni comportamento illegittimo può essere oggetto di rilievo.

Si evidenzia che non solo i comportamenti dolosi sono rilevanti, ma anche comportamenti omissivi possono dare luogo a responsabilità nei confronti dei creditori sociali.

L'amministratore risponde anche quando, pur non avendo materialmente posto in essere l'atto di dispersione del patrimonio sociale, abbia mostrato un atteggiamento di colpevole disinteresse o superficialità nella gestione societaria palesemente incompatibile con i doveri di cura e diligenza inerenti alla carica.

Un esempio fra i tanti: l’amministratore che non si attiva a porre in essere un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile previsto dall’art. 3 del CCII, oppure quando non attua gli strumenti di allerta ex art. 12 del citato codice, ecc.;

  1. un rapporto di causalità tra pregiudizio e condotta

La sola condotta non è sufficiente per far scattare la responsabilità di che trattasi, ma perché sia imputabile agli amministratori necessita che ci sia il rapporto di causalità tra pregiudizio e condotta.

E solo dopo aver dimostrato l’esistenza del nesso di causalità tra pregiudizio e condotta (cosa complessa e complicata) che si potrà commisurare l'entità del danno alla corrispondente riduzione della massa attiva disponibile in favore dei creditori stessi.

In sintesi, la responsabilità degli amministratori della società verso i creditori si ricollega a una insufficienza del patrimonio sociale, imputabile a colpa degli stessi.

Sarebbe semplicistico assai pensare che “l’insufficienza patrimoniale” sia rilevabile dallo stato patrimoniale della società, in quanto in questo documento sono annotati i valori contabili e non quelli effettivamente realizzabili.

Non è raro il caso in cui uno stato patrimoniale riporti la perdita dell’intero patrimonio, quando, in realtà, i valori realizzabili e/o realizzati siano sufficienti al pagamento dei debiti. (Si pensi alle immobilizzazioni completamente ammortizzate oppure ai terreni che acquistati con destinazione “agricola”  diventano successivamente suoli edificatori.)

CONSIDERAZIONI

Predica bene e razzola male.

Quando ero ragazzo la mia nonnina mi portava in chiesa per assistere alla “funzione serale” e, solitamente, il parroco, per dare maggiore enfasi al suo dire, saliva sul pulpito.

L’elemento architettonico della chiesa, consistendo in una piattaforma con parapetto, esaltava ai miei occhi la figura del prete e la sua voce, a causa dell’effetto eco, si amplificava fino a rimbombare. (Nelle medie superiori ho immaginato la stessa scena con la variante che al posto del parroco vi era Fra Cristoforo dei Promessi Sposi con il dito alzato in segno di manaccia).

Al rientro, lungo la strada del ritorno, mia nonna commentava la morale della predica.

Nel mio immaginario “il monsignore” viveva nel rispetto di ciò che predicava finalizzato a “prevenire il male”.

Qualcuno direbbe che è logico che “chi predica bene deve razzolare bene” perché in caso contrario perde ogni credibilità.

Veniamo al dunque - la commissione che ha elaborato il CCII, ha inserito nella prima parte una serie di norme aventi la finalità di “prevenire”.

Si sa, “prevenire è meglio che curare” e questo concetto è diventato il “focus” di tutto l’impianto della prima parte del CCII.

Ma, da che pulpito viene questa predica?

L’adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, gli strumenti di allerta con la nomina dell’organo di controllo o del revisore sono un esempio di ciò che le aziende dovranno porre in essere per prevenire la potenziale crisi.

Ma qualcuno ha valutato a monte l’impatto sociale di questa riforma?

Perché il legislatore della riforma del diritto societario (2003) aveva previsto la responsabilità per la “inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale solo a carico degli amministratori di società per azioni? Una ragione è individuabile nell’entità del patrimonio, nelle dimensioni e nella redditività che nelle SpA è di gran lunga superiore rispetto alle più modeste srl.

Io ritengo che allora furono analizzate le conseguenze che una simile disposizione legislativa avrebbe generato soprattutto per le micro/piccole srl (allora NON si era in un periodo di crisi ultradecennale).

Le buone pratiche aziendali esistono da moltissimo tempo e sono necessarie per il buon andamento di ogni azienda grande o piccola che sia.

Ma quando la loro attuazione diventa eccessivamente onerosa e complicata, se non irrealizzabile, i più le disattendono.

Il D.lgs 14/19 contiene una serie di norme che si ispirano alle “buone pratiche aziendali”, ma, al di là delle buone intenzioni, ci si è accorti subito dopo la pubblicazione nella G.U.R.I. (ma la frittata oramai era già  fatta) che i risultati per moltissime micro/piccole aziende sarebbero stati disastrosi.

Ed è iniziata la corsa ai rimedi:

  • con una prima modifica sono stati elevati i parametri per la nomina del revisore;
  • con una seconda (approvata dopo i tempi supplementari) la data della nomina in questione è stata spostata dopo l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2019 (alla faccia di chi aveva già provveduto);
  • ulteriore corposa modifica (circa 40 articoli) è di prossima emanazione.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili ha elaborato “la revisione legale nelle nano imprese – riflessioni e strumenti operativi”  in cui è riportato La nostra preoccupazione risiede, invece, nella consapevolezza della eccessiva complessità e difficoltà di svolgere gli incarichi di revisione legale in contesti aziendali di dimensioni minori o nelle “nano-imprese” seguendo gli stessi standard professionali di riferimento (i principi di revisione internazionali ISA Italia) elaborati per essere applicati anche nella revisione delle società quotate e negli altri Enti di interesse pubblico. Preoccupazione, questa, che finalmente è condivisa anche a livello europeo e mondiale e alla quale si sta cercando di porre rimedio che, auspicabilmente, non potrà che essere quello di sviluppare un set separato di principi di revisione ad hoc per lo svolgimento degli incarichi in contesti aziendali di minori dimensioni e complessità.”

Ma perché non è stato considerato l’impatto che queste norme avrebbero generato prima della pubblicazione nella G. U. R. I.?????

Questo modo di legiferare offende tutti gli operatori economici che di tutto hanno bisogno tranne di confusione e incertezze e i professionisti che costantemente devono rielaborare il processo di apprendimento e il consequenziale protocollo operativo.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti ……i più intraprendenti lasciano l’Italia.

Una legge non può essere percepita come “un giogo”, ma deve essere una regola che indirizzi alla soluzione dei problemi e mai rappresentare essa stessa un problema.

Prima di approvare una norma gli addetti ai lavori dovrebbero chiedersi almeno dieci volte se “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

UNA PROFONDA RIFLESSIONE E’ D’OBBLIGO PER CHI HA IL POTERE DI VITA O DI MORTE SULLE AZIENDE E DI CHI VIVE CON E DA ESSE.

Potete inviare i Vostri quesiti a: angelo@andriuloweb.it

 

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