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Imprese e Professioni
Conti pubblici nel mirino. Il piano del Governo supera i limiti di Maastricht

INTERVISTA AD ALESSIA POTECCHI

E’ un momento importante per i conti pubblici. Il piano d'azione deciso dal governo mette in discussione i parametri di Maastricht.

Il governo ha deciso di aumentare l'extradeficit del 2020 a 20 miliardi, per arrivare fino a 25 miliardi in termini di saldo da finanziare. L'intervento, che ha l'obiettivo di sostenere le imprese e le famiglie, porterà il deficit al 3,3%, con l'ok unanime del Parlamento e il via libera immediato della Commissione Europea. Al primo decreto sugli aiuti sono destinati 12 miliardi di euro. Il resto servirà agli interventi successivi, da portare avanti in coordinamento con gli aiuti europei, per arginare la «rilevante contrazione del Pil»

Chiediamo ad Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano, che cosa pensa di questi primi provvedimenti e come influenzeranno i conti pubblici.

“Il momento è importante anche per i conti pubblici. Perché il piano d'azione deciso dal governo nel consiglio dei ministri rimette in discussione i parametri di Maastricht. E lo fa con un sostanziale accordo con la commissione. Quello che l’Italia si trova ad affrontare è del resto un impegno senza precedenti nella storia del nostro paese che ha bisogno della protezione di commissione europea e Bce per essere vinto e portato a termine. La sostenibilità di lungo termine della finanza pubblica italiana non è in discussione ma oggi è necessaria un'azione coordinata e rapida a livello europeo indispensabile anche per mantenere a livelli non troppo difficili da gestire i tassi delle emissioni di titoli di Stato che saranno in questo frangente necessari per finanziare le misure più costose, dagli ammortizzatori sociali alle sospensioni dei versamenti fiscali e contributivi.”

La gente è molto preoccupata, non solo per la propria salute, ma anche per le inevitabili ricadute negative su fatturati, stipendi, e più in generale sulla qualità della vita.

“La rapida estensione, infatti, delle misure di contenimento che in pochi giorni hanno trasformato l'intero Paese in una zona rossa, moltiplica inevitabilmente gli effetti economici immediati della crisi sanitaria. E allarga la platea dei lavoratori e delle imprese che hanno bisogno di un sostegno concreto in tempi rapidi. Quello del fisco, in un calendario prossimo che lunedì vede la prima scadenza importante con il versamento dell'Iva annuale, è uno dei quattro pilastri di un decreto tutto concentrato sull'emergenza. Alla stessa logica risponde il secondo punto, con le misure straordinarie per sanità e protezione civile, e il terzo rappresentato dagli ammortizzatori sociali, perché nessuno deve perdere il lavoro a causa del Coronavirus”.

Più in dettaglio, come pensa che si muoverà il Governo?

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“Della somma complessiva la metà circa sarà spesa nel primo decreto per scongiurare il rischio di un crollo dell'economia. Con il resto si costituirà una riserva per il futuro, perché le esigenze saliranno sicuramente e poi occorre pensare anche al rilancio dell’economia e della produzione. Il primo capitolo è la sanità. Dobbiamo sostenere fino in fondo strutture e personale che sono ormai allo stremo delle forze: dobbiamo farlo con nuovi macchinari e ulteriori fondi, per coprire assunzioni a tempo e gli straordinari.

Altre due grandi questioni sono il lavoro e le famiglie. Bisogna evitare la perdita dei posti di lavoro. Occorre estendere la CIG a tutti i settori, anche quelli che oggi non ce l'hanno come il settore alberghiero e turistico e i trasporti. Bisogna intervenire per aiutare le famiglie, con buoni per baby-sitter e i congedi retribuiti. Poi c’è il tema della liquidità per supportare non solo le famiglie in questo frangente emergenziale ma anche le imprese che stanno soffrendo e che dovranno attraversare un periodo molto duro. In questa direzione bisogna sospendere i mutui a famiglie e imprese con un accordo serio stipulato con ABI. Ancora è prevista la sospensione del pagamento delle imposte e di tutte le bollette come è avvenuto in precedenza all’interno della cosiddetta zona rossa. La serietà del governo in carica ha fatto in modo di aprire su queste questioni un serio e riflessivo confronto con Bruxelles che pare avviato verso la giusta direzione.”

Quanto pesa l’intervento dell’Europa nella ripresa dell’economia italiana?

“E’ urgente che l'Unione europea adotti un pacchetto di provvedimenti di politica economica in grado di far fronte alla grave crisi sanitaria ed economica, dovuta alla diffusione del Coronavirus. Il problema è globale e richiede interventi congiunturali tempestivi da parte degli organismi internazionali. È ormai chiaro che la recessione che si prospetta non è solo determinata dalla caduta dell'offerta, com'era stato da alcuni erroneamente diagnosticato giorni fa, ma è anche legata alla forte riduzione della domanda. Un'emergenza così grave deve essere adeguatamente gestita con un’azione che sia più che mai sinergica e che dimostri che il processo di integrazione ha fatto passi in avanti ed è pronto ad intervenire in questo tipo di frangenti.

Altrimenti viene da chiedersi quali sono le ragioni dello stare insieme se l'Unione europea non è in grado di intervenire efficacemente di fronte a una crisi che sta colpendo tutti i Paesi? In questo momento sono indispensabili stanziamenti urgenti a sostegno del sistema sanitario, delle famiglie e delle imprese di tutti i Paesi europei, non è sufficiente garantire maggiore flessibilità ai bilanci pubblici nazionali, perché le risorse dei singoli stati non sarebbero comunque sufficienti e si verificherebbero aumenti del deficit pubblico e dello spread degli interessi sul debito pubblico che renderebbero non efficaci le politiche di riequilibrio dei conti pubblici. L'unione europea deve mettere a disposizione dei paesi membri risorse per far fronte con rapidità e in maniera determinata all'emergenza sanitaria, economica e sociale".

In effetti il recente discorso di Ursula Von Der Leyen è sembrato molto costruttivo.

“Questo momento di crisi deve essere considerato come una vera occasione concreta per valorizzare la specificità europea rispetto ad altri sistemi economici e sociali, e per mostrare ai cittadini dell’Europa il significato e il ruolo fondamentale del percorso dell’Unione. A tale proposito mi ha fatto molto piacere sentire la Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen dire “Siamo tutti italiani” ma mi piacerebbe che presto si arrivasse con convinzione ad affermare “siamo tutti europei”

Invece Christine Lagarde ha detto cose decisamente spiacevoli e sbagliate.

“E’ decisivo il ruolo che in questo frangente verrà svolto dalla BCE. Non dimentichiamo che la gravissima crisi che ha investito l’economia mondiale nel 2008 con il fallimento della Lehman Brothers è stata gestita magistralmente da Mario Draghi. In quel contesto la BCE ha evitato che la situazione economica e sociale si deteriorasse e l’Europa ha saputo in questo senso, tramite il braccio della BCE, dare un apporto decisivo alla gestione della crisi. Occorre che la nuova presidente Christine Lagarde adotti una linea di continuità nella gestione con quanto fatto da Draghi negli ultimi dieci anni. Sono inaccettabili e imprudenti le dichiarazioni fatte di recente sulla politica della BCE, vanno rapidamente rettificate e non posso che associarmi al comunicato del Presidente della Repubblica che ha fermamente dichiarato “L’Italia sta attraversando una condizione difficile, si attende quindi, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione.”

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