A- A+
Imprese e Professioni
Dichiarazione Universale Diritti Umani e fenomeno migratorio
Giampaolo Berni Ferretti

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York agli articoli 13 e 14 riconosce i diritti all’ espatrio ed il diritto di tutela da persecuzioni:

Articolo 13: 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14: 1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni. 2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

In questo momento molto delicato per gli equilibri internazionali, aggravato dai fenomeni di terrorismo e dalla estesa richiesta di sicurezza da parte dei cittadini, come si possono conciliare i diritti di ciascuno senza ledere quelli degli altri?

Chiediamo un parere legale a Giampaolo Berni Ferretti, non solo Responsabile Politico Forza Italia nel Municipio 1 a Milano, ma anche cultore della materia: come si possono rispettare i diritti di chi chiede asilo ed essere certi che non si tratti solo di un "migrante economico"?
 

"Come ci ricorda la Sentenza della Cass. Civ. Sez. Unite, 17-11-2008 n. 27310 citando la L. n. 39 del 1990, art. 1, comma 5, ai sensi del quale lo straniero deve rivolgere istanza motivata e, in quanto possibile, documentata all'ufficio di polizia di frontiera, è stato generalmente interpretato nella giurisprudenza di questa Suprema Corte che la prova in discorso deve essere fornita dal soggetto istante, secondo i criteri generali di riparto posti dall'art. 2697 c.c., pur tenendo conto delle difficoltà determinate da un allontanamento sovente forzato e segreto, tali da rendere normalmente necessario il ricorso allo strumento presuntivo"

Ma spesso questi soggetti sono costretti a fuggire senza documenti né altri elementi di prova.
 

"Si è al riguardo precisato che il pur limitato o attenuato onere probatorio, in ragione del ridotto grado di disponibilità obiettiva delle prove, riconosciuto dall'inciso in quanto possibile, non vale a configurare un diritto al beneficio del dubbio, nè un obbligo dell'amministrazione di smentire con argomenti contrari le ragioni addotte dall'istante, nè può indurre a ritenere sufficienti le attestazioni provenienti da terzi estranei al giudizio o i richiami al notorio circa situazioni politico - economiche di dissesto del Paese di origine o circa persecuzioni nei confronti di non specificate etnie di appartenenza; ciò vale a dire che il richiedente deve provare, quanto meno in via presuntiva, il concreto pericolo cui andrebbe incontro con il rimpatrio, con preciso riferimento alla effettività ed alla attualità del rischio (v., tra le altre, Cass. 2007 n. 26822; 2006 n. 18353; 2005 n. 28775; 2005 n. 26278; 2005 n. 2091)"

Ma se una persona viene perfino arrestata al suo ingresso in Italia, come può provvedere a fornire ulteriori documentazioni?
 

"Nei richiamati arresti si è altresì affermato che il richiedente deve dimostrare di essere credibile, assolvendo al relativo onere probatorio secondo le regole poste dal nostro ordinamento interno, mentre sono da considerare ininfluenti le indicazioni contenute nel Manuale sulle procedure e sui criteri per la determinazione dello status di rifugiato adottato dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, volte a sollecitare l'esaminatore ad utilizzare i mezzi a sua disposizione per raccogliere le prove necessarie a sostegno della domanda, trattandosi di indicazioni prive di valore normativo".

Come cerca l'Unione Europea di risolvere questo fenomeno?
 

"Sul sistema probatorio in ordine ai requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato è intervenuta di recente la normativa comunitaria, dettando specifiche e dettagliate prescrizioni. Ed invero la direttiva 2004/83/CE, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonchè norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, all'art. 4, comma 3, dispone che lo Stato membro è tenuto, in cooperazione con il richiedente, a esaminare tutti gli elementi significativi della domanda di protezione internazionale e che l'esame della domanda stessa deve essere effettuato su base individuale, attraverso la valutazione: a) di tutti i fatti pertinenti che riguardano il Paese d'origine al momento dell'adozione della decisione in merito alla domanda, comprese le disposizioni legislative e regolamentari del paese d'origine e relative modalità di applicazione; b) della dichiarazione e della documentazione pertinenti presentate dal richiedente che deve anche render noto se ha già subito o rischia di subire persecuzioni o danni gravi; c) della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente, in particolare l'estrazione, il sesso e l'età, al fine di valutare se, in base alle circostanze personali del richiedente, gli atti a cui è stato o potrebbe essere esposto si configurino come persecuzione o danno grave; d) dell'eventualità che le attività svolte dal richiedente dopo aver lasciato il Paese d'origine abbiano mirato esclusivamente o principalmente a creare le condizioni necessarie alla presentazione di una domanda di protezione internazionale, al fine di stabilire se dette attività espongano il richiedente a persecuzione o a danno grave in caso di rientro nel Paese; d) dell'eventualità che ci si possa ragionevolmente attendere dal richiedente un ricorso alla protezione di un altro Paese di cui potrebbe dichiararsi cittadino".

Mi sembra che invece di semplificare si stia notevolmente complicando la procedura.
 

"L'elencazione minuziosa degli elementi verso i quali la valutazione deve indirizzarsi è associata alla previsione, contenuta nel cit. art. 4, comma 5, che quando gli Stati membri applicano il principio in base al quale il richiedente è tenuto a motivare la sua domanda di protezione internazionale e qualora taluni aspetti delle dichiarazioni del richiedente non siano suffragati da prove documentali o di altro tipo, la loro conferma non è comunque necessaria se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

a) il richiedente ha compiuto sinceri sforzi per circostanziare la domanda;

b) tutti gli elementi pertinenti in suo possesso sono stati prodotti ed è stata fornita una spiegazione soddisfacente dell'eventuale mancanza di altri elementi significativi;

c) le dichiarazioni del richiedente sono ritenute coerenti e plausibili e non sono in contraddizione con le informazioni generali e specifiche pertinenti al suo caso di cui si dispone;

d) il richiedente ha presentato la domanda di protezione internazionale il prima possibile, a meno che egli non dimostri di aver avuto buoni motivi per ritardarla;

e) è accertato che il richiedente è in generale attendibile (Cass. Civ. Sez. Unite, 17-11-2008 n. 27310)".

Qual'è allora la sua opinione personale?
 

"Come dicevo in una precedente intervista rilasciata ad Affari Italiani, stiamo assistendo, ormai da anni, a fenomeni migratori non coordinati con i Paesi d’origine, non ricercati dal mercato del lavoro e non spinti da motivi di studio. Stiamo assistendo alla migrazione di decine di migliaia di persone, che su “barche di fortuna” raggiungono le nostre coste per stabilirsi nel nostro Continente. Gli stessi richiedono poi asilo come rifugiati e/o profughi. Il fenomeno sul sistema città è devastante: occupazione di case popolari, numerosissimi fenomeni di commercio abusivo, prostituzione, spaccio di stupefacenti, accattonaggio, pare, gestito da un organizzazione criminale definita Black Axe (Mafia Nigeriana)".

Che cosa si potrebbe fare?
 

"Il quesito è se a fronte delle tante domande di asilo provenienti da Paesi oggi non definiti “canaglia” (ovvero dove sono violati i diritti quelli che la Convenzione Onu del 10 dicembre 1948 sui diritti umani riconosce in preambolo (…) “nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà”, perché il Governo italiano non intenda promuovere un'azione per richiedere la definizione di Stato Canaglia a Paesi come la Nigeria? Ciò comporterebbe azioni di pressione internazionale sullo Stato in questione come l’embargo, per impedire che materiale bellico possa essere venduto nei suoi confini per poi essere utilizzato per reprimere i diritti di libertà dei singoli.

Ma soprattutto ci si domanda, visto l’art. 4 del Codice Penale che sancisce che “Agli effetti della legge penale è territorio dello Stato il territorio della Repubblica" (territorio dello Stato si intende la superficie terrestre compresa nei sui confini politico-geografici, nonché il mare costiero e lo spazio areo) perché non si applichi la legge nazionale, (art. 6 ss del Codice Penale) che si applica a chiunque delinque nel territorio dello Stato.

Insomma, ci si chiede quando il Governo italiano si deciderà ad una puntuale applicazione delle norme del diritto? Se si deve trattare di accoglienza, vi deve essere infatti anche integrazione ed accettazione delle regole di civile convivenza della società italiana".

Commenti

    Tags:
    dichiarazione universalediritti umanifenomeno migratorioberni ferretticodice penale
    Loading...
    in vetrina
    Allegri tra Montecarlo con Ambra Angiolini e... il Barcellona di Messi

    Allegri tra Montecarlo con Ambra Angiolini e... il Barcellona di Messi

    i più visti
    in evidenza
    Vasco si gode l'estate a Rimini Ma con qualche chilo di troppo...

    Spettacoli

    Vasco si gode l'estate a Rimini
    Ma con qualche chilo di troppo...


    Zurich Connect

    Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

    casa, immobiliare
    motori
    Il Presidente Mattarella al volante della nuova Fiat 500 Elettrica

    Il Presidente Mattarella al volante della nuova Fiat 500 Elettrica


    RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
    Finalità del mutuo
    Importo del mutuo
    Euro
    Durata del mutuo
    anni
    in collaborazione con
    logo MutuiOnline.it
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2020 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.