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Emergenza sanitaria: un evento che consente di rinegoziare i contratti

L'emergenza sanitaria: un evento imprevedibile che consente la rinegoziazione delle pattuizioni contrattuali

- a cura di Luciano Castelli - Partner di LCA Studio Legale

Pur mancando nel nostro ordinamento una norma di carattere generale che preveda, a fronte di circostanze imprevedibili che abbiano alterato sensibilmente l'equilibrio contrattuale, un diritto-dovere di rinegoziare le clausole divenute inique, una corretta interpretazione ed applicazione del principio di buona fede consente di ritenere sussistente in capo alle parti un obbligo legale di rinegoziare.

Obbligo che, ove violato, potrà dare origine non solo alla domanda di risoluzione del contratto per inadempimento e di risarcimento del danno conseguente, ma anche ad una domanda volta ad ottenere un provvedimento giurisdizionale che riconduca ad equità il contratto.

La rinegoziazione contrattuale

È senz'altro vero che l'istituto della rinegoziazione contrattuale - quale strumento offerto alle parti per ricondurre ad equità il contratto affetto da squilibrio - è previsto nel nostro ordinamento solamente per una serie tipizzata di casi e che, al di fuori di queste fattispecie specifiche, l'ordinamento attribuisce rilevanza alle sopravvenienze soltanto in presenza dei requisiti previsti dall'art. 1467 cod. civ.

Del resto, è noto che manca una norma di carattere generale che attribuisca ad entrambe le parti il diritto-dovere di rinegoziare il contratto, allorché sopraggiungano circostanze imprevedibili che ne abbiano alterato sensibilmente l'equilibrio.

L'assenza di una clausola generale in questi termini, però, non equivale a sostenere che l'ordinamento non appresti alcuna tutela al riguardo.

Il principio di buona fede

È, in realtà, il principio di buona fede a soccorrere e a vincolare le parti a rinegoziare le clausole divenute eccessivamente onerose, indipendentemente dall'espressa previsione di una clausola di rinegoziazione, c.d. hardship clause.

La buona fede, quale fonte primaria di integrazione del rapporto, interviene stabilendo obblighi collaterali di protezione, che, in relazione al concreto evolversi della vicenda negoziale, giungono anche ad imporre un vero e proprio obbligo di rinegoziazione.

In altre parole, la buona fede diviene un obbligo di solidarietà che impone a ciascuna parte di tenere quei comportamenti che, a prescindere da specifici obblighi contrattuali, sono idonei a preservare gli interessi dell'altra parte, facendo aderire il regolamento contrattuale alla reale situazione di fatto nel frattempo evolutasi.

L'obbligo di rinegoziare, in definitiva, comporta il dovere, in presenza dei presupposti che lo rendono necessario, di raccogliere positivamente l'invito a rinegoziare accettando le modifiche proposte o proponendo soluzioni che, nel rispetto dell'economia del contratto e tenuto conto della propria convenienza economica, consentono di riequilibrare il sinallagma contrattuale.

Si badi, peraltro, che la sensibilità rispetto al tema delle sopravvenienze e al rischio di sperequazioni è avvertita da molto tempo anche a livello internazionale e comunitario.

Principles of International Commercial Contracts

Luciano Castelli 2Luciano Castelli

Nei Principi Unidroit (Principles of International Commercial Contracts), infatti, è espressamente previsto che il verificarsi di circostanze tali da comportare una sostanziale alterazione nell'equilibrio del contratto (c.d. hardship) fa sorgere in capo alla parte svantaggiata il diritto di chiedere alla controparte la rinegoziazione delle clausole, al fine di adattarle alle circostanze sopravvenute ristabilendo l'equilibrio iniziale.

Nello stesso senso anche i cc.dd. PECL (Principles of European Contract Law), che oltre a disciplinare l'obbligo delle parti di rinegoziare il contratto sperequato negli stessi termini e alle stesse condizioni previsti dai Principi Unidroit, prevedono espressamente anche il potere del giudice di condannare al risarcimento del danno la parte che rifiuti la rinegoziazione ovvero la conduca in maniera contraria alla buona fede e alla correttezza.

Ed allora, quali sono le conseguenze della violazione dell'obbligo di rinegoziare?

Una volta ricostruito il dovere di rinegoziare come una concretizzazione del più generale obbligo di comportarsi secondo correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto non può che concludersi nel senso che la violazione di un siffatto obbligo consente alla parte non inadempiente di agire per la risoluzione del contratto per inadempimento dell'altra parte.
In aggiunta, la parte non inadempiente potrà agire anche per ottenere il risarcimento del danno eventualmente patito nelle more.

Oltre alla tutela risarcitoria, poi, si può fondatamente sostenere che sussista la possibilità per il Giudice di intervenire direttamente sulle pattuizioni contrattuali: una volta accertata la sussistenza dei relativi presupposti, il Giudice potrà modificare direttamente le pattuizioni contrattuali divenute inique, così da ricondurle ad equità.

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