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Imprese e Professioni
INPGI: la grande bufala della garanzia pubblica. Circolano idee poco credibili

Sta girando in queste ore fra i giornalisti iscritti all'Inpgi una raccolta firme promossa dal collega Gianni Dragoni per una garanzia pubblica all’Inpgi. È una proposta suggestiva, ma pare proprio una grande bufala: dal punto di vista legislativo non è possibile. Un paio di giorni fa abbiamo pubblicato su Affari la posizione del Governo che ha chiarito che sono ancora validi gli impegni assunti al tavolo con Inpgi ed Fnsi sul futuro dell’Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani. La ministra Nunzia Catalfo e il sottosegretario Andrea Martella hanno assicurato un’azione da parte dell’esecutivo in sede di Legge di Bilancio che si concretizzerà in una primo intervento per avviare il percorso di messa in sicurezza dell’Istituto e in uno slittamento di sei mesi dello scudo anticommissariamento (qui il link all'articolo)

Le casse professionali

La legge che ha privatizzato tutte le casse professionali prevede la liquidazione dell’ente e il conseguente assorbimento delle relative pensioni nell’Inps. Chiediamo un parere e un chiarimento a Domenico Affinito, Consigliere di amministrazione Inpgi, che non rinuncia a un pizzico di ironia nell'affrontare il tema.

Intervista a Domenico Affinito

"Forse i colleghi che hanno promosso la raccolta firme si aspettano che il presidente del Consiglio si presenti ogni anno in via Nizza a Roma (sede Inpgi) con un po’ di valigette in pelle con dentro 250 milioni? E perché chiedere la garanzia pubblica di uno stato in deficit? Non sarebbe meglio chiedere quella del fondo sovrano del Dubai, molto più ricco, in modo da aumentare del doppio le pensioni presenti o future?

Al di là di questo simpatico approccio, qual'è la situazione?

"Sì, cerchiamo di essere seri, l’unica garanzia pubblica prevista dalle norme è l’assorbimento da parte dell’Inps, come è successo ad altre casse, vedi ad esempio l’Inpdai. Nel 1994, infatti, è stato avviato un processo strutturale di privatizzazione delle casse che coinvolge un intero sistema previdenziale e che ha il suo cardine nella totale indipendenza finanziaria dei vari enti, oltre che nel divieto di chiedere soldi allo Stato. Non esistono, purtroppo, soluzioni che consentano di riavere l’Inpgi ente pubblico, con le perdite assorbite dallo Stato, e nel contempo avere l’autonomia. Per questo la «garanzia pubblica delle pensioni» è una balla: significherebbe non solo perdere l’autonomia, ma soprattutto la gestione dell’Inpgi e vedersi applicate retroattivamente le norme Inps a partire dal 1996. Vuol dire, cioè, massacrare le pensioni presenti e future. È quello che stiamo cercando di evitare chiedendo e spingendo per l’allargamento della platea degli iscritti. Chi invece chiede la garanzia pubblica vuole cancellare l’Inpgi e deportare i colleghi all’Inps."

Ma allora che cosa consiglierebbe ai colleghi cui viene richiesto di firmare la petizione di Gianni Dragoni?

"Non firmate!"

 

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