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La Corte di Giustizia Europea ha preso una cantonata con le lezioni di guida

Una sentenza della Corte di Giustizia Europea rischia di creare un ingorgo spaventoso nel sistema fiscale italiano.

Il 14 marzo 2019 la Corte di Giustizia Europea (1 sezione) ha pronunciato la sentenza n. 449/2017 di cui ben pochi erano a conoscenza, ma che ha formato oggetto di una apposita recentissima risoluzione dell’Agenzia delle Entrate (n. 79 del 2 settembre 2019) che merita la massima attenzione.

L'IVA SULLE PRESTAZIONI EDUCATIVE

Percorriamo la vicenda come è nota: dalla nascita dell’imposta –1973– l’IVA ha riconosciuto l’esenzione dall’imposta alle prestazioni di insegnamento, prima con una dizione molto sintetica “le prestazioni didattiche ed educative di ogni genere” e successivamente in un modo un po’ più articolato, ricomprendendo anche "l’educazione professionale, le spese dei convitti, le lezioni private e simili (art.10 n.20 D.P.R.633/72)".

LE SCUOLE GUIDA !!!

La Corte di Giustizia Europea, su ricorso dell’Agenzia delle Entrate tedesca, ha affermato con la sentenza citata che l’esenzione IVA non vale per le prestazioni della scuola guida per il conseguimento delle patenti di guida per i veicoli delle categorie B e C1.

L’Agenzia delle Entrate italiana, a seguito di richiesta di una scuola guida – ma sembra tanto una domanda di comodo! – ha affermato quindi applicando la citata sentenza che il corrispettivo delle lezioni di scuola guida deve essere soggetto ad IVA, e che dovrà essere recuperata l’IVA non applicata per tutti gli anni passati e ancora aperti! Un teorico aggravio per le scuole guida che potrebbe superare l’intero fatturato lordo di un anno.

Questo è un ribaltamento che non sta né in cielo né in terra: tutte le scuole guida dovranno inseguire i clienti del passato per chiedere loro un supplemento di costo delle lezioni pari all’IVA allora legittimamente non applicata e dovranno in ogni caso versare l’IVA su tali incassi anche se non recuperata. Come beffa avranno diritto a dedurre quell’IVA sugli acquisti che negli anni interessati, essendo soggetti esenti, non avevano utilizzato (anche per annualità preistoriche).

UNA FOLLIA

Una follia contabile/fiscale che potrebbe retroagire sino all’anno 2013 (dichiarazione presentata nel 2014, termine quinquennale) ed eventualmente estendersi sino al 2011 dato che talune scuole guida potrebbero non avere presentata la dichiarazione essendo soggetti esenti. Kafka ci potrebbe sguazzare in questa palude.

Bontà sua, l’Agenzia afferma nella risoluzione citata che essendo una disposizione, ancorché errata, ricompresa nella legge, non saranno richieste sanzioni ed interessi a chi si regolarizzerà; per altro questa esenzione era già prevista, per casi simili, dalla norma specifica sulle sanzioni.​

Superato lo sconcerto iniziale devono essere fatte alcune considerazioni pratiche.

SPRECHI STERMINATI

Certamente le scuole guida avranno, eufemisticamente, molte difficoltà a regolarizzare le proprie posizioni per i cinque anni precedenti, e quindi dovrà procedere d’iniziativa l’Agenzia delle Entrate, perché dal testo della risoluzione appare obbligatorio effettuare le rettifiche: un turbinio di carte, di tempi e di energie certamente straordinario e di incerta efficacia.

Espressamente la sentenza di Strasburgo cita le patenti di guida cat. B e C1; vuol dire che l’imponibilità è limitata a tali categorie, e gli insegnamenti per la patente A piuttosto che quella per mezzi agricoli o autocarri può essere mantenuta in regime di esenzione?

ALTRE ASSURDITA' IN ARRIVO?

La sentenza si riferisce espressamente all’educazione dell’infanzia e della gioventù ed all’insegnamento scolastico e universitario; esistono tante altre forme di istruzione, sia diretta, sia per corrispondenza, sia telematica, sulle materie e nelle forme più disparate, che rappresentano pur sempre un trasferimento di esperienze, ma magari non potrebbero essere ricomprese nell’ambito scolastico e universitario: dovranno tutte essere soggette a revisione e riscossione dell’imposta retroattiva?

Alberto ArrigoniAlberto Arrigoni

E infine che valore si deve dare alla chiara affermazione dell’art. 3, primo comma dello statuto del Contribuente (legge n. 212/2000) che recita: "... le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo".

Il noto fiscalista Alberto Arrigoni, che ci ha segnalato questa incomprensibile stortura, ci ha detto: "E’ facile prevedere che si scatenerà un nuovo contenzioso agguerrito che allontanerà quell’auspicio di serenità nei rapporti tra Amministrazione e contribuenti, ma che ci vedrà comunque pronti a difendere la chiarezza".

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