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Imprese e Professioni
Le priorità per la ripresa dell'economia secondo FI e PD
Chiediamo a due candidate alle prossime elezioni nazionali quali sono le priorità per favorire la ripresa dell'economia. A due settimane dal voto, intervista a Cristina Rossello (FI) e Alessia Potecchi (PD), candidate nello stesso collegio di Milano.
 
Pochi mesi fa il Centro Studi Nens, insieme a Etica ed Economia, aveva presentato alla Camera dei Deputati un "Manifesto contro la disuguaglianza" che indicava una serie di misure tra le quali la revisione o la riforma del ruolo e del potere delle banche e del sistema finanziario e le regole di governance aziendale. Nel documento si segnalava la necessità di "intervenire sulla spesa sociale, la sua entità e la sua composizione, affrontare il problema della povertà, razionalizzando gli aiuti categoriali e migliorando la qualità di servizi pubblici essenziali, con una speciale attenzione alla garanzia dell’accesso per i più svantaggiati" e assicurare "un reddito minimo dignitoso a tutti, sia attraverso le politiche ex ante di crescita inclusiva, sia attraverso misure ex post, di redistribuzione, correggendo la curva delle aliquote, affrontando in modo coerente il problema della tassazione dei patrimoni e dei lasciti ereditari, limitando il rischio di evasione ed elusione fiscale, nelle molte forme in cui esse possono manifestarsi".
 

POLITICHE FISCALI PIU' EFFICACI

 
Secondo il "Manifesto contro la disuguaglianza" alcune azioni di diversa natura potrebbero rendere le politiche fiscali nettamente più efficaci, ad esempio "la costituzione di una World Tax Authority con il compito di uniformare le normative al fine di evitare l’elusione fiscale delle multinazionali, la concorrenza fiscale dannosa e le fughe verso i paradisi fiscali che penalizzano gli Stati nazionali". Si proponeva anche di "ridisegnare la struttura delle aliquote delle imposte personali sui redditi, superando le strutture piatte, con poche aliquote o una sola aliquota o un prelievo secondo una funzione matematica continua (come avviene in Germania)".
 
Inoltre "introdurre un'imposta personale progressiva con aliquote basse sul patrimonio complessivo (mobiliare ed immobiliare)" con una franchigia in grado di escludere i patrimoni di minore consistenza, e "riformare le imposte di successione, prevedendo l’esenzione dei piccoli patrimoni familiari (fino a un milione di euro)".
 
Chiediamo alle due candidate milanesi quali sono le priorità per favorire la ripresa dell'economia. Partiamo con Cristina Rossello, avvocato, uno dei volti nuovi di Forza Italia.
 

Mancano ormai poco più di due settimane al voto e si vanno delineando le proposte economiche dei partiti per la prossima legislatura. Quale pensa che sia la priorità su questo tema?

 
FOTO AVVPCATO PERSONALE
 
Rossello: Penso che oggi la priorità sia calare ogni proposta economica in uno Stato che miri a garantire lavoro,  sicurezza e sostegno alla povertà. Le proposte economiche declinate da Forza Italia mirano a ridurre il peso dello Stato e liberare risorse affinché i cittadini possano investirle nello sviluppo del tessuto economico e sociale del nostro Paese. Da parte mia mi batterò affinché vengano create le condizioni per attrarre parte delle risorse liberate su progetti culturali e sociali, direi filantropici, affinché ciascuno di noi sia incentivato a fare di più per chi è più svantaggiato. Su questo tema il nostro programma è molto chiaro: al primo punto abbiamo messo la riforma del sistema tributario con l’introduzione di un’unica aliquota fiscale (la cosiddetta flat tax) per famiglie e imprese, con l’introduzione di una no tax area, un’area di esenzione totale per i redditi più bassi.
 

Fin qui le promesse elettorali, che però, al momento di essere messe in pratica si scontrano con il solito problema: quello delle coperture. Dove pensate di trovare le risorse per finanziare la vostra proposta economica?

 
Rossello: Intanto mi lasci dire che il nostro è un progetto organico di semplificazione del sistema tributario, che non prevede solo la flat tax, ma una serie di altre misure a compendio, tra cui l’eliminazione del complicato sistema delle deduzioni e detrazioni, che tanti dubbi e difficoltà suscita ai cittadini. Da qui si ricaverà una parte delle coperture, ma non solo. E’ un fatto incontestabile che ovunque sia stata introdotta, dalla Russia a Hong Kong (che l’ha adottata più di settant’anni fa), la flat tax abbia portato ad una rilevante emersione del sommerso, non solo dell’evasione ma anche dell’elusione fiscale, abbia contribuito a fare crescere gli investimenti, ad attrarre risorse dall’estero, in definitiva abbia creato le condizioni affinché avvenisse un importante sviluppo economico che ha ampiamente coperto il minor gettito dovuto alla rimodulazione delle aliquote. Infine c’è il tema del taglio degli sprechi di cui ha parlato il Presidente Berlusconi nei giorni scorsi. Occorre rendere effettivo il principio dei fabbisogni e dei costi standard, introdotto sotto il suo Governo nel 2010, consentendo allo Stato risparmi notevoli in termini di spesa relativa alle funzioni fondamentali e ai livelli essenziali delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche.

 

La campagna elettorale cui stiamo assistendo sembra essere la più tranquilla degli ultimi anni. Al di là dei leader nazionali, che battagliano sui giornali e nelle televisioni,  a livello locale sembra che la campagna sia tutta improntata al fair play. Qual’è la situazione nel suo collegio?

 
Rossello: Ho con i miei competitor diretti un confronto franco ma leale, anche se abbiamo posizioni molto diverse tra noi. Non posso dire lo stesso, purtroppo, di una piccola parte della stampa, dalla quale ho ricevuto qualche attacco gratuito e infondato, ma non è nel mio stile ingaggiare una bagarre elettorale. Penso che i miei trent'anni di esperienza professionale, sempre a testa alta e sempre con l'apprezzamento da parte degli interlocutori, che mi riconoscono senso di responsabilità e trasparenza, parlino per me. E mi diano pieno merito e dignità di rappresentare in Parlamento l'elettorato milanese che ben mi conosce e che sa di potermi dare fiducia.
 

Tutti i sondaggi sono concordi nell’affermare che nessuno dei contendenti riuscirà ad avere una maggioranza. Pensa che in Italia sarebbe possibile trovare un’intesa di governo sul modello della Grosse Koalition tedesca? Come pensa che reagirebbero i mercati di fronte ad una situazione di incertezza e ad eventuali nuove elezioni anticipate?

 
Rossello: Direi che finora i mercati hanno affrontato questa campagna elettorale con estrema tranquillità. Come sappiamo ciò che più spaventa gli investitori è l’incertezza, e il fatto che non ci sia stata alcuna fibrillazione dimostra che la situazione è meno incerta di quello che i sondaggi dicono. Il centrodestra è a un passo dal raggiungere quella quota che ci consentirà di governare stabilmente per i prossimi cinque anni. Non ho dubbi che raggiungeremo l’obiettivo e che Forza Italia sarà il primo partito della coalizione, rappresentando ancora una volta una garanzia di stabilità e di libertà, non solo per gli italiani, ma anche per tutti i nostri partner europei. Chiaramente dobbiamo fare squadra con gli elettori perché se loro ci sostengono, noi le idee chiare e i programmi giusti e sottoscritti li abbiamo.
 
 
Approfondiamo ora l'argomento con Alessia Potecchi, Presidente dell'Assemblea del PD di Milano.
 

Sulla base delle considerazioni pubblicate dal Centro Studi Nens, quali sono le priorità che lei sta valutando nella sua campagna elettorale?

 
potecchi
 
Potecchi: I problemi di un cambio di passo dell’Europa, purtroppo, non appaiono molto nella campagna elettorale. Non possono essere ignorati e sottovalutati. Non dobbiamo dimenticare che la legge di stabilità del 2018 al comma due stabilisce l’aumento dell’aliquota Iva del 10% all’11,5% nel 2019 e al 13% dal 2020. Mentre l’aliquota Iva del 22% passa al 24,20% nel 2019, al 24,9% nel 2020 e al 25% nel 2021. 
 

Quindi gli aspetti fiscali sono una priorità?

 
Potecchi: Il fisco è una palla al piede della nostra economia. Innanzitutto va ristabilito lo statuto del contribuente, mantenendo fermo il principio della non retroattività della imposizione tributaria. Va stroncata la bulimia normativa. Ci sono oggi in vigore 110.000 leggi. A queste bisogna aggiungere le leggi e i regolamenti di 20 regioni. Una volta pubblicata la legge sulla Gazzetta Ufficiale bisogna attendere le circolari. Emanate le circolari  si deve leggere la stampa specializzata. E, poi inizia un circuito infernale (Parlamento, consiglio di Stato, corte dei conti, tribunali, burocrazia, eccetera) che paralizza e ritarda ogni decisione lasciando indifesi e impotenti l’impresa e il cittadino. Le promesse di riduzione fiscale, purtroppo, nelle campagne elettorali assomigliano a quelle dei venditori di tappeti. È più serio parlare con competenza di quello che realisticamente è possibile fare. Devono essere innanzitutto eliminate le clausole di salvaguardia, che escogitò a suo tempo Giulio Tremonti; ci si deve concentrare sulla rimodulazione delle aliquote dell’Irpef i cui introiti riguardano per l’85% i lavoratori dipendenti e i pensionati. Va modificata l’Irap neutralizzando nella sua base imponibile la componente occupazionale. Va rivisto il meccanismo delle addizionali che penalizza i redditi medio bassi e le imprese soprattutto nell’Italia meridionale. 
 

Altri interventi?

 
Potecchi: Tra gli interventi che assumono un carattere prioritario c’è quello che riguarda le famiglie; si devono rendere permanenti gli incentivi per favorire l’occupazione dei giovani a tempo indeterminato. Il contrasto alla elusione e all’evasione  fiscale come il graduale rientro dall’economia sommersa devono diventare il cardine della politica fiscale. 
 

A parte gli aspetti fiscali, quali altri temi le sembrano determinanti?

 
Potecchi: Sull’occupazione bisogna essere innovativi. L’Italia è indietro rispetto a quanto sta avvenendo in Francia e in Germania. Il job act è stato uno strumento emergenziale che ha dato dei risultati. Va esaminato senza pregiudiziali. Non è la soluzione strategica. Le leggi di per sé non realizzano l’occupazione. Occorre il dialogo con e tra le parti sociali. La tecnologia sta cambiando tutto: il modo di imparare, di interagire, di comunicare. Domina la finanziarizzazione. Dalla economia di scala si sta passando alla economia di scopo. Il mercato è senza frontiere; il lavoro si trasforma in una galassia di lavoretti. Eterogenei. Minuscoli. Sottopagati. Precari. Il rapporto di lavoro non può essere solo conflittuale o addirittura antagonista. Devono e possono essere diverse le relazioni industriali. Occorre riprendere e concludere la trattativa in corso tra Confindustria e sindacati. Il lavoro e l’impresa nel mondo della globalizzazione vanno intesi come bene comune, come necessaria e insostituibile coesione sociale.
 

Vede qualche segnale positivo nella nostra economia?

 
Potecchi: Ci sono segnali di ripresa in Italia e in Europa. Vanno consolidati. Rafforzati. Irrobustiti. L’Italia è un grande Paese: ha delle potenzialità; ha delle eccellenze; ha incrementato le esportazioni; ha un notevole patrimonio culturale, turistico e alimentare. Non può accontentarsi del meno peggio, deve fare squadra, deve ricercare il dialogo tra i corpi sociali; deve trovare le soluzioni ai problemi; deve combattere l’indifferentismo, l’apatia e la rassegnazione. Un primo problema da risolvere è quello dell’Europa. Bisogna voltare pagina. La linea della austerità ha reso vulnerabile l’Europa: si sono rafforzati i populismi e i nazionalismi, sono aumentate le diseguaglianze, e diminuita l’occupazione, l’emigrazione è diventata incontrollabile, la competitività delle imprese si è indebolita. Ora è necessario riprendere il cammino sulla strada dell’integrazione sociale e politica. Il fiscal compact va ridiscusso e reso flessibile in modo da rendere compatibile il risanamento con lo sviluppo. 

 

Quali sono allora le proposte?

 
Potecchi: In questo scenario si collocano come prioritari: un piano che razionalizzi e regoli l’emigrazione; un progetto che acceleri le opere infrastrutturali inserendo tra queste finanziamenti straordinari per incrementare l' innovazione, l’eliminazione della fiscalità nociva che permette l’esistenza nella unione di paradisi fiscali e societari(Olanda, Irlanda e di recente anche Bulgaria e Ungheria) di cui approfittano le grandi multinazionali (Amazon, Apple , Google, Samsung, Flextrinic, Etc); un piano che spinga il sistema bancario ad una politica del credito orientata al completamento dell’unione bancaria con intelligenza  contro i rischi e a sostegno dello sviluppo (mettere sotto esame i titoli illiquidi delle banche Level3 cioè i derivati e gli altri strumenti sintetici che si concentrano nelle banche tedesche e francesi); una attenzione ai problemi dell’occupazione con particolare riferimento ai giovani con l’istituzione di un fondo europeo che dovrebbe sostenere gli investimenti sociali. Il pilastro sociale ed Europa 2020 sono realizzabili attraverso l’esclusione degli investimenti dal computo del bilancio dello Stato attraverso un intervento pari al 5% del Pil finanziato attraverso un proprio e autonomo sistema di tasse. È quello che fece Roosevelt che immaginò un bilancio “normale” federale da mettere in pareggio e un bilancio di “emergenza” che serviva a sconfiggere la depressione.
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