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Questioni internazionali
Chi fa la politica estera americana? Obama o il Pentagono?

Chi fa la politica estera americana oggi? Il Presidente Usa Barack Obama o i generali del Pentagono? La domanda cominciano a farsela in tanti negli Stati Uniti. Sui media americani si fanno più numerosi gli articoli e editoriali su questo tema. Proviamo a spiegare la attuale situazione della politica estera americana in quattro punti alla luce di recenti episodi internazionali.

  1. Alcuni settori dell’apparato politico e amministrativo degli Stati Uniti stanno lavorando per sabotare i tentativi di avvicinamento e cooperazione tra Usa e Russia.Nella politica estera americana non è una novità. La storia della Guerra Fredda è ricca di casi volti a sabotare la deterrenza tra Mosca e Washington. Qualcuno ancora ci riprova. Come è successo in Siria di recente. L’attacco dei caccia Usa alle forze armate siriane, che ha di fatto distrutto l’accordo sul cessate il fuoco, ha anche vanificato il lavoro diplomatico per una possibile cooperazione tra Obama e Putin nella guerra all’Isis e nella ricerca di una soluzione politica per la Siria. Il Dipartimento della Difesa americano (Pentagono), guidato da Ashton Carter, aveva espresso la propriaperplessità e contrarietà all’accordo sul cessate il fuoco e a una possibile cooperazione con i russi. Diventa così difficile accettare la spiegazione data dal Dipartimento di Stato che le bombe sull’esercito siriano siano state frutto di un errore “accidentale”. Una posizione sostenuta anche da diversi media americani.
  2. Se l’attacco Usa è stato veramente intenzionale, significa che c’è un partito trasversale della guerra ben inserito nei meccanismi e istituzioni americane: dal Dipartimento di Stato a quello della Difesa, dal Congresso fino a alcuni media filo-governativi come il Washington Post.
  3. Perché questo partito della guerra si oppone alla possibile cooperazione con la Russia ovunque nel mondo? Una risposta potrebbe essere quella che ha scritto la rivista americana The Nation. Il presidente russo Vladimir Putin è stato l’unico tra i leader della terra a opporsi alle aspirazioni interventiste degli Stati Uniti e alla costituzione di un nuovo “ordine mondiale” (per citare Kissinger) guidato da Washington. Da qui deriva la demonizzazione e la campagna di comunicazione aggressiva contro il capo di stato russo.
  4. Il ritorno della Russia sul palcoscenico mondiale vent’anni dopo il crollo dell’Unione Sovietica ha frenato l’aspirazione americana a egemonizzare il globo senza rivali. Un segnale di questo arriva in Medio Oriente dove il piano recente dei russi di mediare nell’infinito conflitto tra israeliani e palestinesi irrita alcuni ambienti della politica americana. Soprattutto perché il piano nasce dalle buone relazioni coltivate da Putin e Netanyahu. Quest’ultimo inviso a molti settori dell’Amministrazione degli Stati Uniti.
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