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Under 30 e dintorni
Under 30 e sessualità. Eccitazione virtuale e sesso chimico

Qual è oggi il rapporto degli under 30 con la sessualità e col proprio corpo?

Amare, essere amati e avere rapporti sessuali fa parte della natura umana ma la tendenza attuale, specialmente nei giovani, pare essere la ricerca dell'estremo, vissuto come strumento per ottenere altro piacere. Non più un bisogno di eccitazione costruttivo ma un'eccitazione per l'eccitazione, per sentire di esistere.

E così ecco il fenomeno dell'eccitazione virtuale e del sesso chimico. Ma siamo davvero sicuri di sapere quali sono i rischi e le conseguenze che ne derivano?

Ce ne parla la Professoressa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica, H. San Raffaele Resnati di Milano.

 

 

Professoressa Graziottin, il bisogno di eccitazione è una caratteristica umana sempre esistita. Cosa caratterizza oggi questo bisogno, specialmente negli under 30, rispetto al passato? Ci sono differenze tra maschi e femmine?

In passato erano più ardenti i bisogni primari, ad esempio mangiare, trovarsi al sicuro e così via. Oggi invece le persone, per sentirsi vive, soprattutto i giovani, hanno bisogno di sentirsi eccitate ed è questo il parametro principale che viene utilizzato per “sentire di esistere”. Sentirsi eccitati fa bene a tutti, ma il punto è “come”. Possiamo sentirci eccitati in maniera sana quando perseguiamo un obiettivo che ci piace molto, studiare per avere un risultato migliore, allenarci per vincere una partita, seguire un corso che ci porterà a ottenere dei risultati e dei vantaggi... Tutto ciò che è un progetto sano, è quell'eccitazione che nel cervello è caratterizzata da un aumento di dopamina. Questo richiede di essere molto sani e capaci di avere progetti e la capacità di perseguirli, anche nelle difficoltà.

Oggi invece vediamo che c'è un bisogno di eccitazione per l'eccitazione e se non riesco a soddisfarlo in maniera normale – includendo in questo ovviamente l'eccitazione sessuale che tutti, specialmente nell'adolescenza, proviamo, avvertendo, come dico io, “gli ormoni che cantano” - sorgono i problemi. Infatti, come dicevo, oggi assistiamo sempre più a un bisogno di eccitazione per l'eccitazione, non più come percorso finalizzato a un progetto o a una conquista, che sia una conquista sessuale, lavorativa, sportiva, di qualcosa di esaltante, e quindi subentra una ricerca di eccitazione artificiale. Da un lato tutta la second life, l'eccitazione virtuale, via internet, e dall'altro tutta l'eccitazione facilitata dall'uso di droghe tipo la cocaina, che ormai ha una diffusione pazzesca in tutti gli strati sociali.

 

Al riguardo, Professoressa, ci vuole parlare della cosiddetta eccitazione avvelenata e del sesso chimico? Cos'è che spinge a questa ricerca estrema, quali sono le motivazioni profonde di questi comportamenti?

Per quanto riguarda il sesso chimico, il cosiddetto “chemsex”, il riferimento primario è alla metanfetamina, differente dalla cocaina, ma sempre un eccitante. Di eccitanti ce ne sono tantissimi.

Il punto è che hanno un rischio a lungo termine pazzesco, perché facilitano l'insorgere del morbo di Parkinson. A forza di ipersollecitare il sistema dopaminergico, mandiamo infatti in crisi tutte le vie dopaminergiche, di cui una, fondamentale, è quella del movimento. E poi ne consegue il Parkinson.

Qual è il bisogno che spinge a tutto questo? Sostanzialmente la noia. Un quotidiano che non è più esaltante perché questi ragazzi hanno già tutto, famiglie iperprotettive, soldi facili, non sono abituati a conquistarsi nulla, e quindi il gusto di conquistarsi qualcosa, di sforzarsi, di sacrificarsi per ottenere quello che desideri, che è il grande motore del desiderio, non c'è. E così questa noia generalizzata, unita al bisogno, fortissimo nell'adolescenza, di eccitazione, viene compensata o soddisfatta con un'eccitazione di tipo chimico: o cocaina o promiscuità o sesso virtuale o metanfetamine.

L'estremo diventa un modo per eccitarsi di nuovo, perché la soglia di eccitazione normale è ormai satura e quindi per eccitarsi hanno bisogno di “alzare l'asticella”. Ad esempio il sesso tra più persone tra cui una o due sieropositive, senza però sapere chi sono. Il modo migliore per farsi del male e rovinarsi per sempre.

 

E per quanto riguarda invece il lato del “virtuale”?

Il passeggiare per il virtuale è proprio, oggi, di tutte le età e riguarda sia uomini che donne, ma non ha nessuna connotazione patologica.

Diventa patologico quando è dominante o esclusivo e quando è compensatorio rispetto alla difficoltà di avere in essere una vita di relazione soddisfacente nel mondo reale, con gli amici che uno frequenta. La colpa non è di internet, ma internet è la spia di una difficoltà in quanto i ragazzi, soprattutto i maschi, non riescono ad affrontare nella vita reale, sul terreno psicologico, i rapporti con gli amici. È una fuga nel virtuale. Un ragazzo non fa fatica a relazionarsi con gli altri perché sta tanto su internet, come comunemente si dice, ma è l'esatto contrario, ovvero si sta tanto su internet perché nella vita reale non si riesce a giocare un ruolo che ci soddisfi, perché siamo emarginati o vittime di bullismo o ci sentiamo comunque dei perdenti.

 

Quindi attualmente, soprattutto nei giovani, tra la figura maschile e quella femminile, qual è quella che ha più difficoltà a rapportarsi con il sesso e soprattutto con l'altro sesso?

Diciamo che sono modalità diverse; comunque, rispetto al passato, abbiamo una donna molto più all'attacco, molto più disinibita e disinvolta, a volte fin troppo, e un maschio che può trovarsi più in difficoltà, che gioca in difesa. E soprattutto tra i giovani, magari tra i ragazzi più fragili, donne così aggressive possono creare insicurezze e paure nel maschio. E poi bisogna tener conto, per collegarci al discorso di prima, dell'aspetto virtuale. Un ragazzo, ad esempio, può avere un problema di eiaculazione precoce o di erezione, magari per ansia da emozione, e se la ragazza poi lo scrive sui social network, genera una vergogna e un'umiliazione fortissime, per quanto riguarda la sfera sessuale del ragazzo, portando a un sentimento di inadeguatezza. E questa è una delle aggressioni peggiori che un adolescente possa subire, che lo distrugge in maniera globale.

 

Per concludere quali sono i principali disturbi dell'eccitazione nei giovani? Che consigli darebbe a un ragazzo che riscontrasse dei problemi per affrontarli al meglio?

I problemi di eccitazione nei giovani possono essere problemi di desiderio, che si possono riscontrare, ad esempio, in chi fa uso marcato di marijuana e di alcol, perché nel breve termine queste sostanze appaiono disinibenti e quindi danno la sensazione di essere facilitatori del sesso – e lo sono nel breve termine, perché abbassano l'ansia e un soggetto si sente più sicuro – ma nel lungo termine, ad esempio mesi, producono delle grosse perturbazioni proprio nei meccanismi biologici del desiderio.

Ci possono poi essere, indipendentemente dalle droghe, dei disturbi dell'eccitazione, in particolare dell'erezione, non tanto nell'avere l'erezione, in quanto nella fase di induzione non ci sono problemi quando il soggetto è giovane, bensì per quanto riguarda il cosiddetto disturbo di mantenimento. Questo perché il picco di adrenalina dovuto all'ansia da prestazione, essendo l'adrenalina un vasocostrittore, determina immediatamente la caduta dell'erezione. Una volta che questo si è verificato, ne deriva una sorta di paralisi emotiva, in quanto il ragazzo continua a ripensare all'accaduto, consolidando nel cervello un meccanismo di allarme, per cui la volta successiva il picco di adrenalina e vasocostrizione è talmente potente che il problema può diventare tanto rilevante da arrivare a bloccare perfino l'induzione.

In questi casi il consiglio, appena si verifica il problema, senza aspettare mesi, è di rivolgersi a un andrologo, esperto in giovani, in modo che, con rassicurazioni ed eventualmente farmaci, magari con l'ausilio di un sessuologo per il supporto psicologico, il ragazzo venga aiutato a riottenere il controllo di queste situazioni. Se invece il problema si consolida, magari anche perché la partner è molto aggressiva, possono subentrare i meccanismi di umiliazione, di cui parlavamo prima, che distruggono come persone e talvolta portano a conseguenze estreme come tentativi di suicidio e suicidio. La vergogna e l'umiliazione sono comprensibili, ma proprio perché sono pericolose e devastanti, soprattutto nei giovani, la prima mossa da fare è rivolgersi a un medico che possa dare loro aiuto.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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