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Coronavirus
Lockdown, l’ex cts: “Hanno distrutto la produzione”. Ora chi ne risponde?

Covid, il lockdown non è servito a contenere la pandemia

L’ex componente del comitato tecnico-scientifico, dott. Donato Greco, comitato peraltro sciolto il 31 marzo scorso col venir meno dello stato di emergenza, pochi giorni fa ha dichiarato alla trasmissione “Un giorno da pecora” su RaiRadio1: “Certamente, guardi, la difficoltà spesso è stata quella di dover applicare, dover suggerire, misure di contenimento e di mitigazione la cui dimostrazione scientifica di efficacia era debole, mentre invece i costi sociali ed economici erano certi […]. Qualunque chiusura, a cominciare dalle scuole, alle restrizioni sul commercio, tutte queste cose, ripeto sono misure di mitigazione che hanno un effetto sul contenimento dell'epidemia ma certamente non riescono a contrastare la diffusione del virus come poi si è visto, perché di fatto anche l'isolamento più crudo del marzo del 2020 non ha sortito nessun effetto di contenimento dell'epidemia […]. Forse l’errore più grande è stato quello di non aver prodotto molta comunicazione, anzi direi non aver affatto prodotto comunicazione, lasciando spazio ad una serie di virologi autonominati che hanno gestito la comunicazione”. Insomma, tutto questo significa che il “restate a casa!” diffuso a tamburo battente da Conte, Speranza e dai “virostar” - che si servirono di Tv, giornali e social 24 ore su 24 - non servì assolutamente a contenere l’epidemia.

Una notizia? Sicuramente, peccato che già oggi non ne parli più nessuno. Eppure, per effetto di quel lockdown spietato (8 marzo – 4 maggio 2020), è stato distrutto il tessuto produttivo del Paese: oltre 300 mila partite Iva chiuse, quasi 1 milione di posti di lavoro persi, quasi un meno 10% di Pil solo nel 2020 e centinaia di miliardi di euro bruciati in bonus insufficienti, banchi a rotelle, monopattini, mancette senza criterio e potenze di fuoco inesistenti.

In realtà, non perché vogliamo farci belli, ma lo avevamo scritto sin da subito che il “restate a casa!” era inutile, bastava leggere i nostri articoli del marzo/aprile 2020 o il nostro libro sulla Fase I della pandemia, “Democrazia in quarantena. Come un virus ha travolto il Paese”, edito da Giubilei a fine aprile di due anni fa.  Ci è toccato essere tacciati addirittura di negazionismo, ma la verità ha la testa dura e prima o poi viene sempre a galla. Ci dispiace dirlo, ma avevamo ragione noi. Ormai il latte è stato versato e indietro non si può più tornare, ma possibile che Conte e Speranza debbano farla franca? Possibile che nessuna Procura della Repubblica, anche dopo le dichiarazioni del dott. Greco, non apra un fascicolo, non avvii delle indagini? Che fine ha fatto il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale?

Il lockdown di marzo/aprile 2020 non fu un provvedimento isolato, fu infatti accompagnato da altre misure altrettanto folli, come ad esempio il divieto di celebrare messe e funerali, oltre che la raccomandazione del Ministero della Salute di non effettuare autopsie sui cadaveri o le ulteriori raccomandazioni – prive di basi scientifiche - contenute nel protocollo “tachipirina e vigile attesa”.

Le Procure dormono, forse perché Conte e Speranza sono i nuovi interlocutori della casta dei giudici? In vista dei referendum sulla giustizia di giugno non è da escludere nulla. Eppure, di reati da contestare ce ne sarebbero a sufficienza per avviare delle indagini con l’obiettivo di fare chiarezza su tutto quello che è successo negli ultimi due anni. Con questo non vogliamo dire che Conte e Speranza siano colpevoli a priori, siamo da sempre garantisti fino al midollo, ma per quale motivo le Procure non tentano nemmeno di fare chiarezza? Dal reato di “distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere” previsto dall’art. 411 del Codice penale a quello che punisce i “delitti colposi contro la salute pubblica” di cui all’art. 452 c.p., dall’omicidio colposo di cui all’art. 589 c.p. per aver autorizzato il vaccino AstraZeneca ai diciottenni alla fattispecie criminosa dell’“abuso della credulità popolare” di cui all’art. 661 c.p.

Insieme a Conte e Speranza, sul banco degli imputati dovrebbero finire anche quei “virostar” che per circa due anni hanno terrorizzato il Paese dicendo tutto il contrario di tutto, senza alcuna base scientifica (dal virus che in Italia non sarebbe mai arrivato alla richiesta del pugno duro nei confronti di chi metteva il naso fuori dal pianerottolo di casa). Ma niente, le Procure tacciono. Essere giallo-rossi (o affini) significa probabilmente godere di una sorta di immunità di fatto. Ci auguriamo che gli italiani se lo ricordino il 12 giugno nella cabina elettorale, quando saranno chiamati a votare i referendum sulla giustizia.

 

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