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Cronache
"Coltello alla gola, bastonate e giù dalla finestra". Hasib inguaia la Polizia

Caso Hasib, il giovane esce dal coma e racconta tutti i dettagli

Il caso del giovane sordomuto Hasib Omerovic finito in coma per un volo dalla sua finestra di casa a Roma, in seguito ad un'aggressione subita da alcuni poliziotti, continua a tenere banco ed emergono novità importanti sull'inchiesta in corso. Hasib - si legge su La Stampa - è stato dimesso dall’ospedale dopo sei mesi. Dopo essere uscito dal coma, ha subìto diverse operazioni chirurgiche a testa e arti, superando complicazioni. Ora sta relativamente bene: è lucido, cammina da solo anche se ha un braccio totalmente immobilizzato per i traumi e un altro che richiederà una lunga e intensa riabilitazione. Ciò rende ancor più difficile la comunicazione. Ma anche grazie all’assistenza di due interpreti della lingua dei segni, è stato sentito come testimone per tre ore dal procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, e dal pm Stefano Felici.

Nel verbale - prosegue La Stampa - ha ricostruito la sua versione di quanto accaduto il 25 luglio 2022, quando i genitori erano usciti per andare dal meccanico, lasciandolo in casa con la sorella minore e trovandolo, dopo qualche ora, in coma al Policlinico Gemelli. Mima i fatti. Afferma di essere stato "picchiato dagli agenti con calci, pugni e un manico di scopa". Di essere stato "colpito anche quando era a terra", inerme. E infine di essere stato inseguito nella sua camera, "afferrato e scaraventato dalla finestra", precipitando per nove metri. L’inchiesta era stata aperta per tentato omicidio. A fine dicembre un assistente capo del commissariato Primavalle è stato arrestato. Ecco i dettagli del racconto choc di Hasib. Dopo essere entrato all’interno dell’abitazione, un poliziotto aveva colpito «immediatamente e senza alcun apparente motivo» Hasib con due schiaffi. Poi gli aveva anche puntato contro un coltello da cucina. "Dopo aver strappato un filo della corrente di un ventilatore, l’aveva utilizzato per legare i polsi di Omerovic brandendo ancora una volta all’indirizzo dell’uomo il coltello da cucina in precedenza utilizzato, minacciandolo, urlando al suo indirizzo la seguente frase: "Se lo rifai, te lo ficco nel culo".

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