Coronavirus: aumentano i casi di depressione e ansia. La proposta dell’esperto: “Voucher per prestazioni di psicologia”
Ad un anno dall’inizio della pandemia in Italia si stanno moltiplicando i casi di ansia e depressione nella popolazione stanca di lockdown, zone di ogni colore e azzeramento dei rapporti sociali. La situazione è delicata e le patologie legate alla psiche si moltiplicano ogni giorno che passa. Affaritaliani ne ha discusso con il dottor David Lazzari, presidente dell’Ordine degli Psicologi, che descrive un quadro chiaro di quello che succede e potrà accadere: “L’onda lunga potrà causare suicidi”.
Buongiorno dottore, quali sono stati gli effetti delle chiusure che nel corso dell’ultimo anno hanno colpito un po’ tutta la popolazione?
Purtroppo, diciamo che la situazione si è inserita in quello che era un quadro di disagio piuttosto importante. Noi misuriamo periodicamente il livello di stress degli italiani tramite delle indagini che conduce il nostro centro studi insieme all’Istituto Piepoli. Con questo strumento che noi chiamiamo stressometro, capiamo il livello di stress e di disagio e le motivazioni che lo inducono. Quindi, siamo in possesso di tutta la curva dell’andamento del disagio psicologico da prima della pandemia alla settimana scorsa. Abbiamo notato che all’inizio c’è stata un’impennata di stress, poi c’è stato un calo estivo, e di nuovo la curva è aumentata. Adesso, invece, siamo allo stesso livello del periodo di lockdown dello scorso anno, che è stato il top che abbiamo raggiunto. E’ chiarissimo per noi che il quadro generale ha avuto un’evoluzione come mai prima. All’inizio c’era stress e disagio ma c’era anche una forte mobilitazione da parte della gente che stemperava la situazione, ricordiamo tutti i momenti in cui le persone suonavano dai balconi, cantavano e esponevano striscioni con la scritta ‘andrà tutto bene’. Ma è una cosa normale: quando le persone si trovano davanti ad una situazione di emergenza, una delle risposte è quella della cooperazione, fare squadra, fronte comune. Insomma, cerchiamo di fare del nostro meglio. Successivamente è subentrata una sorta di stanchezza.
Quindi stanchezza e incertezza come fattori principali della causa dei disagi?
Sì, i fattori sono stanchezza, incertezza e aggiungo trascuratezza. All’inizio, nonostante si siano espressi tutti gli esperti del settore, sembrava che non ci fosse una previsione chiara rispetto a questa pandemia. Le autorità pubbliche sembravano un po’ impreparate sia rispetto allo scoppio iniziale della pandemia, sia durante le varie ondate che si sono susseguite. Questo ha determinato un clima di incertezza che tutt’ora c’è e che probabilmente è amplificato dai media e dai dibattiti degli esperti. Si parla dei vaccini, se funzionano se non funzionano, come verranno somministrati, e così via. Questo come detto, crea incertezza. Secondo fattore è la stanchezza. Un anno in questa situazione, sommando stress e disagio, la stanchezza arriva di conseguenza. E, quindi, la depressione può fare capolino. La gente è esaurita. Terzo fattore è la trascuratezza. Le perone che si trovano in questa situazione sono trascurate. Un Paese che funziona dovrebbe avere una rete psicologica pubblica presente nella sanità, nella scuola, nel mondo del lavoro. Una rete in grado di sostenere chi ne ha bisogno e insieme a questo fare campagne per promuovere la resilienza.
Avete notato un aumento degli accessi agli studi degli psicologi privati?
Certo, l’abbiamo notato, proprio per la mancanza della rete di cui parlavo prima. Però, esiste una grande fascia della popolazione, ed è molto cresciuta, che non ha i mezzi per ricorrere al privato. E non parlo solo delle persone che sono in povertà, ma anche di quelli che hanno visto il loro reddito diminuire, hanno perso il lavoro eccetera. Quindi, prima di spendere i soldi dallo psicologo ci pensa cinquanta volte. E allora cosa succede? Accade che questa tipologia di persone non accede al privato per le ragioni di cui sopra, ma non ha una rete di sostegno pubblico efficiente che le supporta. Di conseguenza sono trascurati perché non aiutati da nessuno.
Quali sono le patologie psicologiche più frequenti di questo periodo?
Sicuramente ansia, depressione, irritabilità e tutto il corredo che si portano dietro come i disturbi alimentari e del sonno compresi. Insomma, il complesso che noi definiamo disagio psicologico strutturato: un mix dei disturbi che abbiamo citato prima. Rispetto a disturbi specifici, attualmente il quadro prevalente è questo e impatta molto sulla quotidianità e sulla salute. Una situazione di questo tipo, spalmata su un periodo di un anno, diventa importante e provoca una serie di ricadute che colpiscono anche il fisico.
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Quindi l’impatto sul quotidiano diventa determinante?
Certo, queste persone poi hanno difficoltà sul lavoro, nelle relazioni, magari escono meno, comprano meno. C’è una forte ricaduta sulla qualità della vita ma anche sull’economia, sulla società in generale.
C’è una fascia di età più colpita?
No. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno mai visto. La gente sta male in modo trasversale. I bambini, ad esempio, stanno male perché assorbono il disagio presente in famiglia. Gli adolescenti perché sono venute a mancare una serie di dinamiche sociali tipiche di quell’età. I giovani fra i 25/30 anni sono preoccupatissimi per il loro inserimento nel mondo del lavoro. Gli adulti per l’andamento della società e gli anziani perché sono stati i più colpiti. Ogni fascia di età per motivi diversi è stata colpita.
Quindi?
Quindi le dico una cosa: accadrà che ci saranno i suicidi. Fra qualche mese, magari fra un anno, sarà molto peggio. Il discorso psichico ha una specie di onda lunga. Immagini quando ci saranno i licenziamenti, assisteremo a fatti tragici. Saranno questi che costringeranno il Governo ad assumere un po’ di psicologi? Quando ci saranno centinaia di suicidi? Io spero di no, ma in Italia funziona così: finché non crolla il ponte non si fa niente.
Quali sono le possibili soluzioni?
Una possibile soluzione, fattibile ed immediata, sarebbe quella di dare dei voucher, come si danno per le baby sitter o per comprare la bicicletta. In questo modo chi non ha reddito potrebbe accedere alle prestazioni di psicologia. Poi, si potrebbero assumere psicologi nel mondo della sanità che ad oggi sono pochi.
Dottor Lazzari qualche consiglio?
Non si può dare un consiglio buono per tutti. Dipende sempre da chi si ha davanti. Diciamo che agli adolescenti consiglio di mantenere sempre la prudenza. Loro sono quelli che ricercano maggiormente la socialità ma in questo caso devono restare prudenti, però, tentando di mantenere la loro rete sociale. No si devono lasciare andare ma devono avere fiducia nel futuro. Ecco dico ai giovani di avere fiducia nel futuro. Ma è un consiglio che mi sento di dare a tutti. A chi sta male, siano essi adulti o anziani, invece, dico di farsi aiutare, parlarne, non tenersi le cose dentro e soprattutto non vergognarsi.

