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Cronache
Emanuela Orlandi, le tappe della storia: dalla scomparsa alla riapertura caso

Cosa è successo a Emanuela Orlandi, tutte le tappe dell’inchiesta: dalla scomparsa alla riapertura del caso

Un altro piccolo passo, non si sa ancora in che direzione, nell’intricato cold case sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la 15enne figlia di un commesso della Prefettura della Casa pontificia, di cui non si hanno notizie dal 22 giugno 1983, giorno in cui è sparita dopo essere stata a lezione di musica nel complesso di Sant’Apollinare.

Dopo quasi 40 anni di misteri, di piste false, di inchieste giudiziarie aperte e concluse con un nulla di fatto, dopo la morte di Papa Ratzinger la magistratura vaticana ha deciso di riaprire le indagini, provando a rileggere la mole di atti, documenti, testimonianze raccolte in tutto questo arco di tempo. Come si è giunti, però, a questo punto? Quali sono state le tappe principali della vicenda?

Emanuela Orlandi, la scomparsa e le prime indagini

Le prime indagini si concentrano attorno al circuito Avon, azienda cosmetica, perché nell’ultima chiamata a casa attorno alle ore 19, la giovane riferisce alla sorella Federica di aver ricevuto una chiamata, da persona non meglio identificata, per svolgere attività di volantinaggio per conto dell’azienda. La pista sul giro di adescamento di ragazze minorenni, però, cade nel vuoto.

Un mese dopo, in mondovisione, Papa Giovanni Paolo II durante il suo consueto Angelus domenicale il 3 luglio 1983, si appella ai responsabili “del caso”: è la prima occasione in cui si parla di rapimento. Proprio qui entra in scena il c.d. Amerikano, uno sconosciuto che tramite varie telefonate in Vaticano e alla famiglia della scomparsa mette sul tavolo l’oggetto della trattativa, e che Emanuela sarà liberata in cambio della scarcerazione di Agca Alì, noto come “Lupo grigio”, il terrorista che il 13 maggio 1981 aveva attentato alla vita del Pontefice.

Emanuela Orlandi, tutte le tappe della storia: nel 1997 arriva l'archiviazione

Successivamente sembra aprirsi una nuova pista, quando una donna riferisce di aver visto arrivare Emanuela su una A112 targata Roma nell’estate del 1985 davanti ad un maso abitato da un agente segreto, sua moglie e una coppia di amici. Anche questa traccia, però, non porterà ad alcunché, perché i quattro indagati saranno prosciolti. Stessa sorte toccherà anche alla pista rossa dell’attentato. Nel 1997 viene formalizzata l’archiviazione del caso Orlandi: da quel momento, per circa una decina di anni, cala il sipario.

Caso Emanuela Orlandi, la prima svolta dopo anni di silenzio

Una prima (apparente) svolta investigativa si registra in occasione di una puntata del programma "Chi l'ha visto?" quando giunge una telefonata di un anonimo che invita a vedere chi è sepolto nella basilica di Sant'Apollinare: il defunto è Enrico De Pedis, detto Renatino, uno dei boss della Banda della Magliana, ucciso nel febbraio del 1990. Sabrina Minardi, per qualche anno amante proprio di De Pedis, rivela agli inquirenti che Emanuela Orlandi è stata uccisa e che il suo corpo, rinchiuso in un sacco, è stato gettato in una betoniera a Torvaianica. Pur con tutte le perplessità del caso, i magistrati si attivano per cercare i dovuti riscontri, ma i risultati non arrivano. Viene addirittura aperta la tomba di De Pedis, il corpo del boss viene identificato, ma null'altro di utile dal punto di vista investigativo emerge.

Caso Emanuela Orlandi, nel 2014 arriva la pista legata ad Alì Agca

L'ultima speranza dei familiari di Emanuela Orlandi è legata sempre ad Alì Agca: l'ex Lupo Grigio, che aveva sparato a Papa Wojtyla nel 1981, si presenta a sorpresa a piazza San Pietro per portare dei fiori sulla tomba di Giovanni Paolo II. La famiglia si attiva immediatamente per presentare un'istanza alla magistratura affinchè l'ex terrorista turco venga interrogato, richiesta che però viene respinta in quanto Agca è ritenuto "soggetto inattendibile". Da qui la - nuova - richiesta di archiviazione, recepita prima dal gip e confermata poi dalla Cassazione nel 2015.

Emanuela Orlandi, verso la riapertura delle indagini nel 2019

Nel 2019, però, un'istanza viene presentata dal legale della famiglia Orlandi al Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, per avere informazioni su una tomba del cimitero teutonico all'interno della Santa Sede. Nell'istanza si reputa "opportuna una ricerca negli archivi di ogni documento relativo a tale loculo per individuare chi vi risulti essere stato sepolto". La Segreteria di Stato vaticana autorizza l'apertura di un'inchiesta per avviare accertamenti sulla tomba del cimitero Teutonico, ma il procedimento viene archiviato dal Giudice Unico del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Le verifiche sui reperti trovati concludono che i frammenti rinvenuti sono databili a epoca anteriore alla scomparsa della ragazza, e i più recenti risalgono ad almeno cento anni fa. 

Caso Emanuela Orlandi, dove siamo arrivati: la riapertura delle indagini nel 2023

L'ultima, per il momento, tappa dell'intricato caso Orlandi arriva nel gennaio del 2023, quando il Promotore di Giustizia vaticano dichiara di aver "aperto un fascicolo" sul caso di Emanuela Orlandi "anche sulla base delle richieste fatte dalla famiglia in varie sedi”. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha detto: "Da tantissimi anni chiediamo una collaborazione per arrivare a una soluzione finale. Che vengano aperte le indagini è una cosa molto positiva”. 

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