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Cronache
Milioni di italiani senza rappresentanza, tanti scrivono a Affari, ringraziano

Nelle ultime settimane, come da quando siamo entrato nel periodo della pandemia, riceviamo sempre più lettere di ringraziamento dai lettori. Sono comunicazioni appassionate, richieste di confronto, stimoli ma anche solleciti a continuare sulla nostra strada perché la libertà di informazione viene prima di ogni cosa. Molte sono addirittura personali, di chi si è preso la briga di cercare in rete la mia mail privata per scrivermi.

Volevo solo ringraziarla per questo articolo: Aifa, 2 morti al giorno post vaccini. Ma i vertici non rispondono: è crisi
Purtroppo si fa molta fatica a trovarne di simili nei media italiani. Continui così, in questo momento c'è particolarmente bisogno di contributi come il suo.
F.N.

Oppure

Egregio sig. Amorosi
Ho letto con molto interesse il suo editoriale circa l’intervento di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.
Preciso di non essere un novax (mi sono appena vaccinato contro il tetano a seguito di un morso di un cane) ma sono un noquestovax.
Mi è tanto piaciuto il tono ed il merito del suo articolo che ho deciso di stamparlo e di portarlo con me per ogni evenienza.
E’ confortante trovare ogni tanto qualcuno che rischia la sua incolumità professionale per denunciare questo aberrante fenomeno di dittatura mediatica.
Spero che vi siano altri (come ultimamente Freccero) che seguano il suo esempio.
Che Dio la benedica

Mauro Poli     

poli
 

Non riporto questi testi, sono centinaia i messaggi, per autocompiacermi o per una malcelata affermazione dell'ego ma al contrario perché mi sembrano il sintomo di un malessere profondo che circola nella nostra società.
Sono lettori delusi, molte volte spaesati che si interrogano sulla confusione che ci sta circondando, che fanno domande, si pongono dubbi sulla gestione governativa della pandemia, che chiedono documenti, ci raccontano dell'isolamento in cui si trovano o ad esempio delle difficoltà ad essere curati dopo le reazioni al vaccino e della cappa di silenzio calata dai media sul fenomeno. Domande non legittime. Nella società italiana oramai chi fa domande e si oppone al pensiero unico del virus viene emarginato, deriso, bollato come no Vax.
L'attenzione del signor Poli si è concentrata su quelle contenute nell'articolo Cortei NoVax Cazzullo sul Corriere: spera nel pestaggio della polizia a cavallo che si porterà dice dietro con sé “per ogni evenienza”.

Perché migliaia di ammalati di Covid, e non solo durante la prima fase della pandemia, siano stati abbandonati senza assistenza nelle loro case?
Che fine ha fatto la tanto auspicata sanità territoriale, di cui non c'è una riga neanche nei miliardi del PNRR? 
Perché la gente, quando sta male, non viene immediatamente visitata a casa dai medici per evitare di concentrare i malati negli ospedali? 
Perché sui principali luoghi di assembramento al chiuso, i mezzi di trasporto (metro, treni, bus, ecc.) non sono stati fatti interventi per evitare l’affollamento e non valgono le regole di controllo degli altri luoghi? 
Perché il governo non chiede alle case farmaceutiche, come sui vaccini, lo stesso impegno per le cure? 
Perché il plasma dei guariti è usato come terapia per i malati di Covid in tanti Paesi del mondo ma non in Italia che l'ha lanciata per prima? 
Perché non c'è trasparenza a monte su come vengono raccolti i dati sui contagi e sui morti da Covid? 
Perché Aifa non risponde alle domande quando le vengono poste, vista la pubblicazione di dati contraddittori? 
Perché non si parla con dovizia di particolari delle reazioni avverse ai vaccini, anche solo per migliorarne l'efficacia? 
Perché non si mostrano le testimonianze di coloro che dopo reazioni avverse finiscono in ospedale ma non sanno come curarli? 
Perché molte di queste reazioni avverse non vengono neanche segnalate? 

Qualcuno dovrebbe rispondere ma sappiamo già che non accadrà.
“L’unico padrone del giornalista è il lettore”, spiegava il grande Indro Montanelli. I fatti si trattano inevitabilmente influenzati dalle opinioni che si sono maturate in ore e ore di lavoro e di studio,  anteponendole però alla volontà di capire e alla libertà di farlo che dovrebbe venire sempre prima di ogni affermazione di tesi. 
Affaritaliani.it, grazie al suo direttore Angelo Maria Perrino, ai suoi vertici e a tutta la redazione si è impegnata, nel suo piccolo, per garantire questi spazi di libertà, tentando con il dialogo e la dialettica di valorizzare tutti i punti di vista ma anche di fare emergere quelli controcorrente, se documentati, fondati e stimolanti una discussione. Con la passione e l'apertura si può dare spazio a idee contrastanti. 
Non è semplice garantire una chiave di lettura sempre plurale e allargata, per dare una fotografia della realtà adeguata alla complessità del mondo in cui viviamo ma appare fondamentale tanto più in questa fase. Ne vale la pena e bisogna continuare a farlo.

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