A- A+
Cronache
Prove Invalsi, che disastro: la scuola non insegna più niente e promuove tutti

I risultati dei test Invalsi rivelano ciò che, più che prevedibile, era sicuro: due anni di “fermo” della scuola hanno prodotto risultati disastrosi. I “maturi” di quest’anno pare abbiano il bagaglio culturale della Terza Media. E spero di una Terza Media europea, perché la nostra ha un bagaglio culturale inferiore a quello che una volta si aveva alla licenza elementare.

Constatazione desolata. Ma, dirà qualcuno, si potevano bocciare tutti gli studenti, soltanto perché lo Stato gli ha impedito di andare a scuola? L’obiezione è di peso, e tuttavia ha un grosso neo.

Se la bocciatura corrisponde ad un biasimo morale, i ragazzi non si possono bocciare. Ma se la promozione corrisponde all’acquisto del bagaglio culturale di un anno, e loro non l’hanno acquisito, si possono promuovere? La bilancia misura il peso o il valore morale?

È meglio che i ragazzi arrivino alla maturità con due anni di ritardo, ma essendo stati altri due anni in classe, o è meglio dargli un diploma fasullo, con carenze formative che non ricupereranno mai più? Meglio un ritardo nel diploma o meglio un diploma che certifica conoscenze che non ci sono? Questo non è un ulteriore passo nella direzione dell’abolizione del valore legale dei titoli di studio?

L’Italia, da decenni, si affanna per rendere comoda e facile la frequenza della scuola, con la bocciatura normalmente come ipotesi remota e, nel caso dell’ex esame di maturità, come ipotesi irreale. Poi abbiamo anche la laurea in tre anni, e con questo abbiamo molti laureati? Assolutamente no, abbiamo una delle percentuali più basse d’Europa. E questo perché? A mio parere perché una laurea svalutata non dà lavoro. E allora perché perdere tempo all’università?

La scuola italiana, nel nobile intento di non dare fastidio ai ragazzi, non gli insegna nemmeno a tenere la penna in mano (e alcuni, perfino professionisti affermati, la tengono poi in maniera addirittura comica). Non insegna più calligrafia, e passi, ma ai ragazzi non si richiede nemmeno di scrivere in modo comprensibile o di far caso al fatto che il numero “9” ha l’occhiello a sinistra, e non a destra. Non insegna quasi niente e comunque promuove quasi tutti. Tempo sprecato, spese ingenti, risultati insufficienti.

Forse tutto dipende da due errori fondamentali: il velleitarismo e il buonismo.

La prima volta, leggendo i programmi per la scuola media, poco c’è mandato morissi dalle risate. Per essa, non so più se al secondo o al terzo anno, il professore di lingua straniera è invitato ad “aprire il dialogo in lingua a nuovi argomenti”. Come se già questo dialogo ci fosse stato. Come se i ragazzi capissero il tedesco o l’inglese, e come se il docente di lingue fosse in grado di parlare la lingua che insegna. Non soltanto questo è impossibile qui, è anche impossibile al Liceo Scientifico. Se i professori di questo corso fossero in grado di svolgere i programmi, bisognerebbe pagarli il quintuplo. Se i ragazzi fossero capaci di imparare ciò che è previsto, all’uscita dal liceo avrebbero diritto ad entrare all’Accademia dei Lincei.

Ancora per le lingue straniere, i programmi ministeriali si esprimono – sempre e costantemente – come se tutti i professori conoscessero la lingua straniera che dovrebbero insegnare. E ciò invece è vero soltanto eccezionalmente. I professori che conoscono la lingua che insegnano la conoscono il più delle volte per motivi diversi dall’aver frequentato l’università. Avevo un collega nato a Omaha, Nebraska, che conosceva effettivamente l’americano. Un altro era stato prigioniero in India, ed aveva avuto una buona occasione per imparare l’inglese. Un’altra l’inglese o parlava benissimo, perché era irlandese, sposata con un italiano. E poi c’era lo sparuto gruppetto dei maniaci delle lingue.

Comunque nessuno di questi campioni, che io sappia, ha mai insegnato in inglese. Io stesso, entrato per una supplenza in una quinta, e avendo parlato in inglese, sono stato guardato come un marziano e cortesemente pregato di smettere. E quella era la classe dell’ex prigioniero in India.

Insomma la realtà a un eccesso di pretese risponde con un eccesso d’ignoranza. Tutte le riforme sono state in senso “buonistico” e il risultato è la superficialità nelle nozioni e nell’uso della lingua italiana. La cultura è come appannata, orecchiata, impiallacciata. Basti vedere l’uso di “piuttosto”, di” paventare”, della confusione fra verbi riflessivi e no, e mille altri orrori.

D’accordo, la scuola dei miei tempi era dura e forse perfino un po’ crudele, ma oggi, secondo i test internazionali, credo siamo al penultimo posto in Europa. Come metterci rimedio?

In primo luogo dovremmo ammettere che un giovane che ama lo studio è anormale e andrebbe curato. Un giovane sano deve amare lo sport e le ragazze, e studiare per paura della punizione, del disprezzo degli altri, della bocciatura. La scuola non è una cosa bellissima, e non diteglielo, perché non vi crederanno. Bisognerebbe dirgli: “Da qui non uscirai con un diploma se, scrivendo, farai errori di italiano”. E già se questo principio fosse applicato, sai che moria, fino al cambio di mentalità.

I competenti (post-sessantottini) dicono che la bocciatura non risolve niente. Ed hanno ragione, se si incomincia in terza superiore. Se un ragazzo non ha mai studiato seriamente ed è arrivato al terzo anno del liceo scientifico, volete che cominci a prendere sul serio le minacce, dopo undici anni di baggianate, conclusesi regolarmente con la promozione? Bisognerebbe invece smetterla con la stupidaggine che alle elementari è vietato bocciare. Prima si crea nei bambini l’imprinting che nessuno mai ripete la classe, e poi glielo si vuole insegnare quando sono adolescenti?

Ai miei tempi per passare da un corso all’altro si affrontavano esami in terza elementare, in quinta elementare, in terza media, in quinta ginnasiale e in terza liceo. E il risultato era che ragazzi che venivano dalla provincia, figli di analfabeti, avevano una preparazione di tutto rispetto. Oggi in televisione l’italiano sembra una lingua straniera, appena orecchiata.

La scuola depreda i ragazzi sia della libertà di passare la giornata divertendosi, sia della cultura che un tempo dava ai loro bisnonni.

 

Iscriviti alla newsletter
Commenti
    Tags:
    prove invalsiprove invalsi scuolaprove invalsi disastro scuolainvalsi scuolascuola libertà cultura
    in evidenza
    Ciclone al Sud, sole al Nord Il meteo divide l'Italia in due

    Come sarà il weekend

    Ciclone al Sud, sole al Nord
    Il meteo divide l'Italia in due

    i più visti
    in vetrina
    Ferrovie dello Stato, al via un nuovo modello per cantieri più sostenibili

    Ferrovie dello Stato, al via un nuovo modello per cantieri più sostenibili





    casa, immobiliare
    motori
    Auto Europa 2022, Qashqai è la vettura più votata dalla Giuria Popolare.

    Auto Europa 2022, Qashqai è la vettura più votata dalla Giuria Popolare.


    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.