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Cronache
Scafisti, un fermo ogni 300 arrivi. Nel 2023 boom migranti in Italia

Italia meta dei trafficanti, arrivano più del doppio degli immigrati che sbarcano in Spagna e Grecia

Nel Mediterraneo ci sono maglie troppo larghe. Non funziona il contrasto al vero traffico di esseri umani. Anche perché data la complessità delle inchieste spesso le organizzazioni la passano liscia e paga solo chi è “carne” da business, gli immigrati stessi. Un dramma nel dramma.

Lo suggella l’ennesimo caso eclatante che fa da specchio al dato generale: ogni 300 arrivi in Italia avviene un unico arresto che non sempre va neanche a segno. Giorni fa, dopo un periodo di navigazione a rischio, è approdata nel porto di Napoli, con un centinaio di trasportati, la nave Sea Eye 4. Molti degli immigrati a bordo, salvati da un’altra imbarcazione, erano in pessime condizioni di salute. Sulla nave anche 2 morti, un uomo e una donna.

I pm napoletani che si occupano della vicenda chiedono il fermo di 3 persone. Ma alla fine il Gip fa scattare la custodia cautelare solo per uno dei tre indagati: per gli altri due le testimonianze che attestano quanto accaduto non collimano, il quadro indiziario è apparso incerto e contraddittorio. Fermati, sono stati prontamente rilasciati. Il terzo uomo invece, del Gambia, è stato fermato e riconosciuto da due testimoni come scafista della barca andata in panne e poi soccorsa dalla Sea Eye 4.

In un rapporto d’inizio anno delle ONG Arci Porco Rosso e Borderline Europe si racconta che nel Mediterraneo avviene “un arresto ogni 300 arrivi". Un quadro drammatico condito da pene pesanti ma non per le vere organizzazioni. "In Italia”, spiegano le due ONG, “chi comanda le barche viene criminalizzato con il termine 'scafista' usato dai media e viene processato da tribunali che emettono condanne lunghe anni". Ma è sbagliato identificare le persone che conducono gli scafi come trafficanti di esseri umani a tutti gli effetti, spiegano le ONG. Sono essi stessi in una tale condizione di sopraffazione da diventare prede degli scafisti veri che non vengono toccati dai procedimenti penali, per mancanza di mezzi di indagine adeguati.

In questo momento la Procura di Napoli sta cercando di capire se ci siano stati, durante la traversata, atti di violenza che hanno portato alla morte dei due malcapitati trovati senza vita a bordo. In questo caso i soggetti che dovessero risultare responsabili del trasporto potrebbero incorrere in reati e conseguenze più gravi di quelle inizialmente indicate.

Ma il meccanismo di traffico degli esseri umani sembra viaggiare a gonfie vele. E secondo l’istituto di ricerca Ismu, dal 2014 sono quasi 25.000 gli immigrati che hanno perso la vita nel Mediterraneo. L’alto commissario per le nazioni unite UNHCR attesta anche che nel 2023 gli arrivi in Italia siano più del doppio di quelli di Spagna e Grecia e i principali Paesi di origine restino la Tunisia e l’Egitto.

Non sarebbe impossibile incidere sui traffici se si iniziasse a intervenire sulle coste africane, in modo da regolare gli eventuali flussi senza dare spazio ai trafficanti. Ma l’opzione resta lettera morta. Il dato da registrare è che per il 73% degli arrivi troviamo maschi. Le donne sono solo l’8% dei soggetti sbarcati. I bambini accompagnati si attestano invece intorno al 6%, non accompagnati al 13%.

Il confronto con i primi mesi del 2022 (3.053 immigrati sbarcati in Italia), è preoccupante. L’aumento del numero di immigrati arrivati nel 2023 in Italia (dato reale 5.210 arrivi) mostra un aumento del flusso del 71%.

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