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Cronache
Strage Bologna, FdI vuole una commissione. "Pista internazionale", è polemica
Commemorazione della strage di Bologna. Foto Lapresse

Strage di Bologna, polemica sulla "pista palestinese"

Il 2 agosto ricorre il 43esimo anniversario della strage di Bologna, evento che è diventato fulcro di una nuova polemica. In particolare, dentro Fratelli d'Italia c'è chi vuole istituire una commissione parlamentare per indagare sulla possibile pista internazionale. Azione e ipotesi che hanno fatto reagire con sdegno sia l'opposizione cbe i familiari delle vittime di quello che secondo la giustizia italiana è stato un attentato di matrice nera.

Attivo sul tema c'è soprattutto Federico Mollicone, FdI, presidente della Commissione cultura della Camera. "Dicono che sono un negazionista perché da anni invoco una commissione d’inchiesta sulle stragi, Bologna compresa. Conosco Francesca Mambro e Giusva Fioravanti certo, ma non sono mai stato neofascista e neppure un nostalgico...". dice Mollicone come riporta il Corriere della Sera, che aggiunge: "Già quando era all’opposizione — come fondatore dell’ intergruppo parlamentare «La verità oltre il segreto» — in barba a tutte le sentenze definitive di condanna dei camerati dei Nar come esecutori materiali della strage e alle inchieste che hanno fatto luce su mandanti e finanziatori (Gelli, Ortolani, D’Amato), Mollicone chiedeva invece di scandagliare la pista internazionale («Il 2 agosto a Bologna erano presenti terroristi stranieri e italiani legati al gruppo di Carlos lo Sciacallo, esperti in trasferimenti di esplosivi, spesso per il Fronte per la Liberazione della Palestina...»)".

Ma la versione della pista palestinese non è mai stata sostenuta dai magistrati italiani. Sul tema è intervenuto anche Carlo Nordio. “La memoria della strage del 2 Agosto – il peggior attentato mai avvenuto in Italia in tempo di pace – è una ferita tuttora dolente per l’Italia intera. 43 anni dopo quel vile attacco, rinnoviamo la vicinanza ai familiari delle 85 vittime e dei 200 feriti e all’intera comunità di Bologna, che negli anni ha saputo trasformare il dolore in impegno civico e in sostegno all’attività dei magistrati. In sede giudiziaria, è stata accertata la matrice neofascista della strage e ulteriori passi sono stati compiuti per “ottemperare – come ebbe a ricordare il capo dello Stato - alla inderogabile ricerca di quella verità completa che la Repubblica riconosce come proprio dovere” ha detto il ministro della Giutizia.

"In nome di quest’essenziale obiettivo - ricorda Nordio - il Ministero della Giustizia si sforza di assicurare ogni supporto possibile agli uffici giudiziari impegnati nelle indagini sul terrorismo, come contro la mafia: così già nel primo pacchetto di riforme approvate dal Consiglio dei Ministri a giugno è stata inserita una norma, per evitare che potessero essere annullate sentenze per gravissimi reati. E’ stato chiarito che il requisito dei 65 anni, come età massima dei giudici popolari delle Corti d’Assise, deve sussistere soltanto al momento della nomina. Le preoccupazioni di Bologna devono essere fugate in via definitiva. E un ulteriore contributo per una diffusa conoscenza di quella stagione di odio e trame occulte potrà arrivare anche dalla digitalizzazione degli atti processuali di interesse storico, al centro di uno specifico tavolo al Ministero a cui ho voluto dare nuovo impulso. Tra i progetti in corso, uno riguarda i processi ai Nuclei armati rivoluzionari, sostenuto anche dall’Associazione tra i familiari delle vittime del 2 agosto. La strage alla stazione di Bologna è una ferita aperta per tutto il Paese e solo una verità senza zone d’ombra può portare ad un’autentica giustizia”. 

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