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Cronache
Vaticano, la 'dama di Becciu' voleva diventare il capo degli 007 della Chiesa

Vaticano, la 'dama di Becciu' voleva diventare il capo degli 007 della Chiesa

Lo scandalo Vaticano si arricchisce ogni giorno di particolari sempre più avvincenti e anche inquietanti. Torna protagonista la "dama di Becciu", la 39enne sarda Cecilia Marogna, arrestata lo scorso 13 ottobre con l'accusa di appropriazione indebita e pulato. La donna - si legge sulla Verità - avrebbe avuto un contatto diretto con l'allora capo della Gendarmeria della Santa Sede, Domenico Giani. Forte della raccomandazione del cardinal Becciu, che in una lettera di referenze parlava della Marogna così: "Persona che conosco e sulla quale ripongo fiducia e stima, per la serietà della sua vita e professione".

Un passe-partout che le ha aperto tutte le porte, fino all'incontro con Giani. Il suo piano era quello di creare una società di intelligence nella Chiesa, in cui lei avrebbe dovuto avere un ruolo di primo piano. Giani però non le diede ascolto: "Una ragazza che aveva questa idea dei servizi da noi non aveva spazio. Non ero d'accordo con la sua idea - spiega alla Verità - perchè non la trovavo realizzabile. Il Vaticano non ha i servizi segreti, ma i servizi di sicurezza".

 

Vaticano: Cecilia Marogna chiede la scarcerazione

Ha chiesto di essere scarcerata Cecilia Marogna, la consulente del cardinale Angelo Becciu, arrestata la scorsa settimana a Milano su richiesta delle autorita' giudiziarie vaticane nell'ambito dell'inchiesta sull'uso dei fondi dell'obolo di San Pietro e di altre risorse pontificie. Secondo quanto si e' appreso, la manager, fermata a casa sua dalla Guardia di finanza milanese e ora detenuta nel carcere di San Vittore, ha chiesto la revoca della misura cautelare o in subordine la sostituzione con i domiciliari. A decidere sara' la Corte d'Appello di Milano.

E' prevista per fine mese la fissazione dell'udienza davanti ai giudici, in cui la 39enne cagliaritana potra' rendere dichiarazioni. Saranno poi possibili interventi della difesa e della Procura generale, che dovra' anche presentare il suo parere per iscritto. Dopo la fissazione dell'udienza c'e' tempo dieci giorni per celebrarla. In questa fase, in base a quanto previsto dai codici, non si sta ancora discutendo effettivamente dell'estradizione in Vaticano dell'indagata, per la quale le autorita' giudiziarie italiane stanno anche aspettando i fascicoli dai colleghi dello Stato pontificio. Per ora, il compito dei giudici milanesi e' quello di valutare l'appropriatezza della misura cautelare.

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