Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Culture » Biennale Venezia, il padiglione di Israele non apre. “Liberate gli ostaggi”

Biennale Venezia, il padiglione di Israele non apre. “Liberate gli ostaggi”

Scatta la protesta dell’artista Ruth Patir e delle curatrici: “Vogliamo il cessate il fuoco”. Il direttore della mostra: “Scelta coraggiosa”

Biennale Venezia, il padiglione di Israele non apre. “Liberate gli ostaggi”
ostaggi hamas
Biennale Venezia, il padiglione di Israele non apre. “Liberate gli ostaggi”
Biennale Venezia, il padiglione di Israele non apre. “Liberate gli ostaggi”
Biennale Venezia, il padiglione di Israele non apre. “Liberate gli ostaggi”

Biennale Venezia, il messaggio e le luci spenti nel padiglione di Israele

Alla Biennale di Venezia è tutto pronto per la 66esima edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte, ma all’ultimo minuto c’è da registrare una grande assenza, il padiglione dedicato ad Israele non aprirà. A spiegare i motivi di questa scelta sono proprio i curatori di quella sezione della mostra. “L’artista e i curatori del Padiglione d’Israele apriranno la mostra solo al cessate il fuoco e quando verrà raggiunto un accordo di rilascio degli ostaggi” fatti prigionieri lo scorso 7 ottobre da Hamas. Difficile per i curatori Mira Lapidot e Tamar Margalit e per l’artista e regista Ruth Patir, aprire le porte sorridendo per illustrare – riporta La Stampa – un progetto, (M)Otherland, di vita, “in un momento in cui non c’è rispetto per essa. Come artista e come educatrice – ha detto Patir – rifiuto fortemente il boicottaggio culturale ma sono in grande difficoltà a presentare un progetto che parla di vulnerabilità per la vita in un momento in cui non c’è rispetto per essa. Aspetto il momento in cui i cuori potranno ancora una volta essere aperti all’arte”.

Leggi anche: Iran, Israele giura vendetta. Teheran: “Pronti a usare qualsiasi arma”

Leggi anche: Israele: “Attacco Iran avrà una risposta”. Usa: “Raid fallimento spettacolare”

La speranza però resiste visto che la Biennale arte – prosegue La Stampa – chiuderà i battenti il 24 novembre. Anche se, insiste l’artista, “non c’è una fine in vista ma solo la promessa di un altro dolore, perdita e devastazione. L’arte può aspettare ma le persone che vivono l’inferno, no“. A commentare questa difficile presa d’atto degli artisti israeliani, è intervenuto anche Adriano Pedrosa, curatore dall’Esposizione e internazionale d’arte della Biennale: “Rispetto la decisione degli artisti e del curatore del padiglione Israele. È una decisione molto coraggiosa“.